John A. Paulson

In un passato anche recente non abbiamo certo mancato di fornire delle informazioni dettagliate, su questo stesso sito, in merito alle possibili malefatte finanziarie delle grandi banche di investimento, in particolare statunitensi, malefatte collegabili anche, in qualche modo, alla crisi ancora in atto nel mondo.

In particolare nell’articolo del 1 marzo 2010 – in cui si parla già dei casi della Goldman Sachs insieme a quelli di altre banche, in particolare con riferimento alle vicende greche – in quello dell’8 marzo, del 22 marzo – questa volta è in ballo la Lehman Brothers, banca peraltro già fallita – e del 31 marzo, con i casi infine della JP Morgan. E dovremmo ancora trattare, in un altro eventuale articolo, delle questioni relative almeno ad un altro istituto Usa.

Ma le notizie di questi giorni e che riguardano in particolare, per il momento, di nuovo soltanto la statunitense Goldman, ma che potrebbero interessare nel prosieguo dell’inchiesta in atto anche altri istituti, appaiono particolarmente importanti, perché sembrano toccare il cuore stesso della finanza e contemporaneamente della politica statunitense e rivelare in dettaglio alcuni almeno dei meccanismi tecnici della truffa su cui si è retta la finanza occidentale per tanto tempo. Nel caso in esame giocano una parte di rilievo almeno quattro attori, la banca citata, un finanziere d’assalto, sempre statunitense, i soliti meccanismi dei derivati complessi – l’analisi dei quali è una passione di lunga data di questo sito – ed infine lo stesso governo statunitense. Trattiamo brevemente di tutte e quattro gli aspetti, che mostrano vari e differenziati motivi di interesse.

Le banche di investimento

Intanto si diceva, almeno prima della crisi, che le grandi banche di investimento dominassero il mondo con la loro abilità tecnica e con i loro legami politici e in questo ambito la Goldman Sachs è certamente la più importante, la più redditiva e la più prestigiosa di tutte. Ricordiamo soltanto che negli Stati Uniti Robert Rubin – ministro del Tesoro con Clinton – e Henry Paulson, sempre ministro del tesoro ma questa volta con Bush, venivano ambedue dalla stessa organizzazione e che nel nostro paese hanno avuto dei rapporti di lavoro o almeno di consulenza con l’istituto, tra gli altri, Romano Prodi e Mario Draghi, per capire il tipo di connessioni che esso è in grado di attivare nei vari paesi. (va sottolineato, visto il periodo che sta passando il nostro paese, che nessuno dei due personaggi italiani citati ha avuto in qualche modo a che fare con i fatti di cui ragioniamo in questo articolo.)

Ricordiamo, a latere, che stanno uscendo proprio in questi giorni i risultati di bilancio relativi al primo trimestre 2010 delle banche ed essi mostrano, nel caso dei grandi istituti statunitensi, che si sta tornando chiaramente alle pratiche pre-crisi. Le banche Usa presentano in generale dei risultati in crescita, sia come livelli di attività che di profitti, ma mentre le loro operazioni tradizionali soffrono economicamente, i profitti vengono quasi tutti dalle attività di trading in proprio, cioè di speculazione più o meno sofisticata sui mercati finanziari. Se le cose andassero poi male, in mancanza di nuove regole del gioco, sarebbero poi di nuovo i contribuenti a pagare il conto.

La Goldman

E veniamo ai fatti e alle possibili colpe della Goldman Sachs: secondo quanto riferisce la stampa, la banca di investimento è stata accusata dalla Security and Exchange Commission, l’organo statunitense di sorveglianza della borsa, di aver frodato gli investitori, ingannandoli sulla qualità di alcuni prodotti finanziari legati al mercato dei prestiti sub-prime, proprio poco prima dello scoppio della crisi di tale mercato. In particolare, secondo la SEC, l’istituto non aveva rivelato al mercato delle informazioni cruciali su di un cdo sintetico – si veda più avanti per maggiori chiarimenti sulle caratteristiche di tale prodotto – che era stato costruito per riflettere l’andamento del mercato dei prestiti immobiliari sub-prime.

La SEC accusa la banca di avere permesso che fosse un hedge fund statunitense, la Paulson & Co., guidato da J. A. Paulson, a scegliere i titoli che dovevano essere inseriti nel portafoglio di questo prodotto, che ha preso il nome di Abacus 2007-AC1. Naturalmente la Paulson ha scelto i titoli che avevano la maggiore probabilità di default, anche perché contemporaneamente lo stesso fondo scommetteva contro il prodotto di cui stiamo parlando, attraverso la creazione, d’accordo sempre con la Goldman, di un cds – si veda anche in questo caso più avanti. Quindi eravamo in presenza, secondo la Sec, di un gigantesco conflitto di interesse. La banca non avrebbe in effetti informato il mercato né del fatto che era stato l’hedge fund a costruire il portafoglio, né che lo stesso hedge fund stava scommettendo sul fallimento dello stesso titolo. Invece la Goldman informava i possibili clienti interessati all’acquisto dello stesso prodotto che i titoli che lo costituivano erano stati selezionati da una terza parte indipendente. Nei fatti, la stessa banca avrebbe convinto una società di consulenza creditizia indipendente e molto nota, la ACA Management, a coprire con il suo nome l’operazione, ingannando la stessa, affermando tra l’altro che la Paulson avrebbe scommesso non contro il titolo, ma a favore. Senza la firma della ACA probabilmente il titolo non sarebbe stato acquistato dagli investitori. La Goldman Sachs, comunque, ha subito dichiarato che le accuse della SEC erano completamente prive di fondamento in diritto ed in fatto. Vedremo.

Gli investitori che hanno acquistato il titolo, intanto, hanno avuto una perdita complessiva di più di 1 miliardo di dollari. La principale controparte dell’operazione citata è stata la Royal Bank of Scotland, che sembra avere perso da parte sua ben 841 milioni di dollari nella transazione. La banca britannica ha dovuto essere nazionalizzata per avere, più in generale, subito delle perdite astronomiche con le sue attività speculative e si può pensare che in questo momento il governo britannico sia molto arrabbiato con la banca statunitense.

I cdo sintetici

Sul fronte tecnico, si parla di cdo – collateralized debt obligations – sintetici. Alcune banche, tra le quali proprio la Goldman Sachs e la Deutsche Bank – anche quest’ultima è stata citata dalla stampa come in qualche modo coinvolta nell’affare – sono state quelle che hanno a suo tempo “inventato” questo tipo di strumenti. Come riferisce un articolo del New York Times del 16 aprile scorso i cdo sintetici hanno reso la crisi del sub-prime molto più grave di quello che poteva essere.

Al contrario che un cdo normale, che è collegato a delle normali obbligazioni che garantiscono lo stesso titolo, la versione sintetica è collegata invece a dei cds (credit default swaps, sostanzialmente delle scommesse sul possibile fallimento di un’impresa, di una banca, di un paese), derivati che fanno poi riferimento, di solito, a un gruppo particolare di obbligazioni sui mutui immobiliari. Non era necessario, in altre parole, per creare dei cdo sintetici, che venissero emessi dei nuovi mutui sub-prime, come nel caso dei cdo normali, ma si poteva invece crearne un numero infinito sulla base di obbligazioni che esistevano già.

Il mercato dei mutui immobiliari sub-prime che erano stati cartolarizzati valeva in realtà, come punta massima, all’incirca soltanto un miliardo di dollari e anche se la gran parte di tali mutui non fossero stati rimborsati il danno al sistema finanziario sarebbe stato solo relativamente importante. Invece, con la creazione dei cdo sintetici, i valori in gioco sono stati moltiplicati di moltissime volte; essi hanno trasformato una situazione potenzialmente cattiva in una invece catastrofica, creando il crack che sappiamo. Inoltre e per di più i cdo sintetici hanno dato in mano agli speculatori un potente strumento per scommettere contro il mercato del sub-prime e potenzialmente di altre attività.

L’ hedge fund di Paulson

E a questo punto veniamo alle vicende di John A. Paulson, che non ha peraltro nulla a che fare con il già citato ministro del Tesoro di Bush. Si tratta di un personaggio molto noto e celebrato in America proprio per essere riuscito, come abbiamo già ricordato, a guadagnare un miliardo di dollari scommettendo contro il mercato del sub-prime con questo particolare strumento lanciato dalla Goldman. Ora sappiamo che lo ha forse fatto truccando almeno i dadi, se le accuse della SEC verranno provate. E’ da ricordare che lo stesso Paulson ha fatto guadagnare al suo fondo complessivamente 3,7 miliardi di dollari nel 2007 e ancora 2 miliardi nel 2008. Egli non è stato, almeno per il momento, coinvolto nell’inchiesta in atto per il semplice fatto che non era stato lui a mentire agli investitori che compravano i titoli, ma semmai la Goldman, anche se peraltro Paulson avrebbe attivamente partecipato alla creazione e alla messa a punto degli stessi titoli; egli, secondo le cronache, avrebbe pagato 15 milioni di dollari di commissioni alla Goldman perché essa mettesse a punto il titolo seguendo le sue indicazioni.

Sembra, tra l’altro, che un manager italiano del fondo di Paulson stia ora attivamente collaborando con la SEC nell’inchiesta in corso, contribuendo in particolare a chiarire i meccanismi dell’operazione sotto analisi.

La politica di Obama

Sul piano politico bisogna considerare che il partito democratico e Obama sono usciti qualche mese fa sconfitti nelle elezioni senatoriali nello stato del Massachussets, uno stato che aveva nel passato recente votato sempre democratico. Le analisi hanno poi sottolineato come la sconfitta fosse dovuta principalmente al fatto che gli elettori sono molto arrabbiati con le banche, mentre contemporaneamente il governo in carica è stato percepito come inerte rispetto alla necessità di combattere le derive del sistema finanziario. E’ noto peraltro che lo stesso governo è infiltrato agli alti livelli da amici di Wall Street, dal capo dei consiglieri economici L. Summers allo stesso ministro del Tesoro T. Gheitner. Comunque, dal giorno delle elezioni nel Massachussets Obama sembra avere progressivamente cambiato registro sul fronte finanziario e dovrebbe essere ormai in dirittura d’arrivo al Senato una nuova legge per il settore che, senza essere particolarmente dura su tutti i fronti, contiene comunque delle norme che incidono abbastanza sul sistema bancario, in particolare per quanto riguarda la creazione di un’agenzia di tutela dei consumatori e quello dei derivati. Su questo ultimo tema va sempre ricordato che attraverso tale meccanismo Wall Street ha guadagnato all’incirca 20 miliardi di dollari nel solo 2009, secondo almeno una stima di fonte giornalistica (si veda un blog firmato Swampland sul sito della rivista settimanale Time in data 14 aprile 2010); si comprende quindi il valore della posta in gioco.

Naturalmente, le banche si stanno opponendo in molti modi alla nuova legge, attraverso la solita attività di lobbying a suon di decine di milioni di dollari e, in particolare, attraverso il collegamento con il partito repubblicano. Ora la mossa di Obama, che spinge un’agenzia pubblica come la SEC ad intervenire duramente contro la principale e la più potente banca d’investimento del paese, da un’idea del livello dello scontro in atto. La messa in stato d’accusa della banca mette comunque finalmente sulla difensiva il sistema finanziario Usa e rende più ardua la sua opposizione e quella del partito repubblicano all’approvazione delle nuove norme.

I possibili sviluppi della vicenda

Vediamo brevemente i possibili sviluppi futuri dell’iniziativa. Cosa succederà ora specificamente al caso di cui abbiamo parlato non è possibile sapere con certezza. Quello che comunque appare molto probabile è che l’apertura della procedura contro la Goldman sarà seguita da una serie di ulteriori azioni legali contro la stessa Goldman e anche contro diverse altre banche, per operazioni similari e anche di altro tipo – come riferisce in questi giorni la stampa-, da parte dello stesso governo statunitense e di altri soggetti statunitensi ed europei.

Un rappresentante della stessa Sec ha annunciato che l’organismo sta investigando con cura su altri affari conclusi prima della crisi. Diversi governi stranieri hanno intanto chiesto informazioni sulla vicenda, perché la crisi finanziaria ha costretto alcuni paesi ad intervenire per sostenere banche che avevano perso del denaro in investimenti predisposti proprio dalla Goldman. Si ha già notizia che l’autorità di controllo della borsa tedesca sta considerando l’ipotesi di avviare un’azione legale contro la banca in merito alla vicenda di un istituto tedesco che è stato salvato solo grazie all’intervento pubblico, dopo che esso aveva sviluppato delle operazioni in perdita con la banca d’investimento statunitense.

Vincenzo Comito – Finansol