Boom di commercianti extracomunitari in Italia

È boom di aziende straniere in Italia.

Secondo uno studio diffuso dalla Cgia di Mestre (Associazione Artigiani Piccole Imprese Mestre), i titolari d’azienda stranieri che operano in Italia negli ultimi cinque anni sono cresciuti del 40,5%, sfiorando alla fine dell’anno scorso quota 600 mila imprese. Al 31 dicembre 2010, gli imprenditori extracomunitari presenti in Italia che esercitano l’attività di commercio al dettaglio sono infatti pari a 108.330.

Un comparto niente affatto trascurabile, se si considera che trovano occupazione in questo tipo di aziende almeno 2 milioni di persone.

In particolare, la comunità di imprenditori più numerosa è quella marocchina, seguita da quella cinese, romena, svizzera, tedesca e albanese. Un aumento che va di pari passo con la crescita immigratoria in termini assoluti.

Una situazione questa che spinge da più parti a considerare valida la possibilità di introdurre l’obbligo di un corso di lingua italiana per coloro che vogliono aprire un’attività commerciale.

La proposta, lanciata dalla Lega Nord, è stata commentata dal segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi, secondo cui “stando ai risultati emersi da una recente indagine presentata dall’Istat nel dicembre scorso il 90,9% dei lavoratori stranieri intervistati ha dichiarato di far uso della lingua italiana nei luoghi di lavoro. Inoltre, ritengono che questa sia una condizione necessaria per affermarsi professionalmente oltre a rappresentare uno strumento necessario per favorire il loro inserimento sociale. L’unica eccezione – specifica – è rappresentata dai cinesi, che praticamente non conoscono la nostra lingua”.

“Già oggi – aggiunge – uno straniero che vuole aprire un negozio alimentare deve aver frequentato, secondo il Dlgs n°114 del 1998, un corso regionale che prevede anche il superamento della prova di lingua italiana. Mentre per coloro che vogliono aprire un’attività di piccolo commercio non alimentare, questo obbligo ancora non c’è”.

(s.d.f.)

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