Sfruttamento degli immigrati: Rosarno è solo la punta dell’ iceberg

Castel Volturno fa la parte del leone è vero, ma anche nel resto della Provincia, perfino nell’Alto Casertano, come dimostrano le recenti operazioni di servizio della Compagnia dei Carabinieri di Piedimonte Matese, vi sono moltissimi clandestini irregolari o anche regolari, che vengono però impiegati irregolarmente…

Rosarno e’ solo la punta dell’ iceberg: lo sfruttamento lavorativo di manodopera immigrata riguarda indistintamente migranti in posizione regolare e irregolare ed e’ ampiamente diffuso anche in altre zone, come dimostra un rapporto sulle condizioni dei migranti nell’area di Castel Volturno (Caserta), realizzato dall’Oim (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) nell’ambito di Praesidium, progetto finanziato dal Ministero dell’Interno. Sfruttamento della manodopera, tratta e prostituzione, condizioni di vita insalubri e insicure, violenza fisica e psicologica, pochi controlli: il quadro e’ sempre quello, e a gestire questo mercato illegale del lavoro sono quasi sempre italiani.

Nell’area di Castel Volturno risiedono circa 8-9 mila stranieri, ma in tutto il casertano si calcola che siano 15 mila, di cui molti anche nell’Alto casertano, come dimostrato dai numerosi fermi posti eseguiti dai Carabinieri di Piedimonte Matese. Difficile stimare gli irregolari, ma anche chi ha un regolare permesso di soggiorno viene solitamente impiegato in maniera irregolare: probabilmente, secondo l’Oim, e’ una delle province con il maggior numero di lavoratori irregolari. Gli stranieri che lavorano irregolarmente a Castel Volturno, secondo il rapporto, possono essere suddivisi in 3 gruppi: i cittadini sub-sahariani, impiegati nel settore agricolo ed edilizio; i maghrebini e gli egiziani, che lavorano per lo più nella raccolta delle fragole; i cittadini indiani e pakistani, i più “invisibili” (restano isolati e non conoscono la lingua, dunque non possono chiedere aiuto o tutela), che vengono impiegati nelle aziende bufaline in virtù della particolare attenzione e dedizione che prestano, per motivi religiosi, alla cura del bestiame.

Il salario varia dai 15 ai 35 euro a giornata (fino a 11 ore di lavoro), ma talvolta non vengono pagati e subiscono violenze se reclamano il dovuto. Nell’area di Castel Volturno e nelle zone limitrofe, poi, ci sono anche circa 500 donne nigeriane vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale, la maggior parte delle quali è arrivata nel 2008 sbarcando a Lampedusa e deve pagare un debito che ammonta in genere a 40 mila euro. Diversa è la situazione delle cittadine straniere nigeriane arrivate nel 2009: chiusa la rotta di Lampedusa, sembra che la maggioranza delle donne arrivi ora in aereo, con visto di ingresso regolare anche se spesso con il passaporto di un’altra persona. In questo caso il debito e’ piu’ alto e puo’ arrivare a 60 mila euro. Nella zona inoltre sono tantissimi i migranti che sono stati truffati da italiani senza scrupoli durante la regolarizzazione del settembre 2009. In alcuni casi, dopo aver ceduto a datori di lavoro italiani somme che variano dai 500 ai 4.500 euro per accedere al procedimento di regolarizzazione, i migranti sono stati abbandonati senza che nessuno presentasse alcuna domanda di emersione.

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