Secondo quanto denunciato il 4 maggio a Ginevra da Ariranga Govindasamy Pillay, uno dei 18 esperti del Comitato dei Diritti Economici, Sociali e Culturali dell’ONU, “lo sfollamento forzato raggiunge la cifra di 150.000 persone all’anno, e nei primi due mesi del 2010 sono stati assassinati 8 sfollati”. Queste dichiarazioni sono state rilasciate durante l’analisi della situazione colombiana.

Il Comitato, infatti, vigila sul compimento del cosiddetto Patto dei Diritti Economici, Sociali e Culturali, uno dei due patti fondativi dell’ONU, prendendo in esame ogni quattro anni gli stati che lo hanno ratificato, come la Colombia.

“Il 94% degli sfollati vive in condizioni di povertà e solo il 20% delle terre sequestrate illegalmente è oggetto d’indagine” da parte delle “forze dell’ordine”. Il restante 80% dei furti perpetrati ai danni dei contadini colombiani resta nella più totale impunità, secondo quanto afferma l’esperto.

“Abbiamo un grosso debito con gli sfollati interni, che sono 3.300.00, circa il 7% della popolazione”, ha dovuto riconoscere il ministro colombiano della Pianificazione, Esteban Piedrahita, che non ha potuto smentire le dichiarazioni di Pillay.

Secondo Zdislaw Kedzia, un altro esperto di questo Comitato, le popolazioni indigene, che occupano il 30% del territorio colombiano, e quelle afro-colombiane (5%), sono le più povere del paese.

Per Jomary Orteón Osorio, rappresentante del Collettivo degli Avvocati della Colombia, la cifra reale degli sfollati interni supera però i 4,5 milioni, cui sono stati sottratti col terrorismo di Stato ben 6 milioni di ettari di terre coltivate o coltivabili.

“La metà degli sfollati colombiani è composta da donne, e non c’è una politica del governo per la protezione dei diritti delle donne, soprattutto riguardo la salute, la casa, il lavoro, l’educazione e l’alimentazione”, sostiene María Eugenia Ramírez della ONG colombiana CLADE, con sede a Ginevra.

Le cifre riportate, che fanno della Colombia, con il Sudan, il paese al mondo con il maggior numero di profughi interni, sommate a quelle che quantificano in oltre 200.000 gli sfollati negli ultimi mesi, dimostrano inequivocabilmente la brutalità della guerra ininterrotta che il narco-governo ed il para-stato colombiani continuano a muovere contro le popolazioni contadine, “ree” di coltivare piccoli appezzamenti di terra che fanno gola alle 200 famiglie dell’oligarchia latifondista ed alle multinazionali straniere, ansiose di accaparrarsi nuovi lotti da inglobare nella produzione agroindustriale destinata principalmente alle esportazioni.

Gli sfollamenti forzati avvengono tramite minacce, sparizioni, omicidi e ogni sorta di crimini, perpetrati al fine di terrorizzare i residenti e costringerli alla fuga, e sono imposti dai paramilitari colombiani, in stretta connessione con l’esercito regolare ed in ossequio alle direttive dei più alti vertici politici, a partire da Uribe, uno dei grandi responsabili dell’aggravarsi di questo disastro sociale ed umanitario.

Associaz. Nuova Colombia