Colombia, minacce di morte al gesuita Javier Giraldo: “Non voglio protezione da chi causa violenza”

Javier Giraldo

A Bogotà sono di nuovo comparsi striscioni e scritte che annunciano l’omicidio del padre gesuita Javier Giraldo, una delle figure importanti tra chi lotta per la pace in Colombia e tra le più vicine alla comunità di pace di San José de Apartadó. I più probabili autori delle minacce sono gli squadroni della morte vincolati alla rampante agroindustria della palma africana che da anni espelle contadini dalle terre. Lui però rifiuta ogni scorta da parte dello Stato che considera il principale responsabile dell’endemica violenza.

Ha lottato tutta la vita contro tutti i gruppi armati Javier Giraldo, e tutti lo considerano un nemico, dai guerriglieri marxisti delle FARC (anche se attribuire a loro le minacce odierne è una mistificazione fomentata dal governo), all’esercito, ai paramilitari, i narcotrafficanti, gli squadroni della morte al servizio delle multinazionali. Per 15 anni Giraldo è stato consigliere delle 600 famiglie contadine di Urabá, ad Antioquia, che più soggetti volevano espellere e la difesa delle quali costò la vita al vescovo Isaías Duarte Cancino, assassinato nel 2002 e che aveva consigliato quelle famiglie a costituirsi come “comunità di pace” e provocando la reazione di tutti, guerriglia, esercito, paramilitari.

“Cattocomunisti” quelli della comunità di pace di San José de Apartadó, vicini alla Teologia della liberazione e a partiti di sinistra come il Partito comunista e l’Unione Patriottica, uno stigma costato molte vite umane, tra le quali quelle del massacro del 2005, commesso dall’esercito che trucidò otto persone tra le quali due bambini. Almeno 197 sono state in questi anni le persone che hanno pagato con la morte, la tortura, la sparizione, la volontà utopica di vivere nella Colombia di oggi in una comunità dove nessuno porti armi.

Tra queste Javier Giraldo, che ha sempre rifiutato scorte armate e ha lavorato contro l’impunità: “è l’impunità che consente il ripetersi dei crimini e delle violenze”. Anche adesso non vuole scorte: “All’ inizio avevo paura ma pensando a quanti colombiani soffrono molto di più la paura passa”. E proprio ieri, nel suo blog, http://www.javiergiraldo.org/ Javier Giraldo ha spiegato: “L’ unica ragione per la quale la mia vita è a rischio è per denunciare le gravi violazioni ai diritti umani fondamentali da parte di agenti diretti e indiretti [i paramilitari ndr] dello Stato contro persone e comunità inermi alle quali mi dedico da decenni. Sarebbe illogico per me farmi proteggere da quelle stesse istituzioni colpevoli della violenza”.

Gennaro Carotenuto