Anonimato in rete: basta ai commenti anonimi dei lettori

    Molti anni fa, prima che nascesse internet, qualcuno disse che il valore dei commenti ad un articolo giornalistico dipende dal fatto che, presi nel loro insieme, i lettori ne sanno sempre più di chi scrive. Spesso il contributo dei lettori, espresso in forma di commento a un articolo e, oggi, a un post su un blog, completa il valore informativo del testo pubblicato. Ma molte volte non è così.

    Non c’è dubbio che sia opportuno guardare con favore ai cosiddetti media partecipativi e agli ambiti informativi costruiti con i contributi volontari degli utenti. L’intervento di esperti, magari testimoni di eventi, può correggere o arricchire il lavoro giornalistico, ma è anche utile ricordare che il numero di commenti che sul web è possibile raccogliere, moltiplica le pagine viste e accresce il valore pubblicitario sul sito.

    Per esprimere il proprio punto di vista è spesso richiesta una procedura di registrazione. Il valore dell’anonimato, uno dei principi fondanti della rete, ne esce, però, incrinato solo parzialmente: chiunque desideri commentare un articolo sul sito del Corriere della Sera, ad esempio, per non parlare dei “blogghetti” di cui è piena la rete, può registrarsi sotto falso nome senza troppe difficoltà, a patto di disporre di un indirizzo e-mail valido.

    Le Monde consente i commenti solo ai propri abbonati, il sito della Bbc accetta, invece, commenti da chiunque, pur riservandosi il sacrosanto diritto di editarli o cancellarli. Così se ne assume la responsabilità, parola che pare non esistere in internet.

    Non sempre i commenti sono un affare: spesso il rumore di fondo di decine di commenti inutili o fuori tema annulla l’eventuale contributo di valore dei lettori.

    Questo accade in special modo sui siti Web. Il blog di Beppe Grillo, sito ad alto traffico e bassa moderazione, offre commenti di difficilissima lettura, dove una comunicazione spesso urlata, da toni accesi e talvolta offensivi, oscura ogni eventuale contributo di valore. Ma perfino su You Tube, sito sociale per eccellenza, la scarsa moderazione dei commenti crea numerosi e noti problemi.

    Per contrastare questa tendenza nelle ultime settimane in Usa si discute di eventuali passi ulteriori. I siti web dei principali quotidiani stanno cercando di capire quale sia la maniera migliore per selezionare ulteriormente i contributi dei lettori.

    Alcuni adotteranno sistemi di rating dei commenti votati dai commentatori stessi (uno schema selettivo inaugurato molti anni fa che affibbia ai commentatori che non desiderano rilasciare le generalità, il “nikname” ironico di Anonimo Codardo), altri si apprestano a chiedere ai commentatori l’uso del nome e cognome, magari premiando con una maggiore visibilità chi decida di dichiararsi esplicitamente.

    Archiviata la prima fase euforica dell’apertura della rete ai contributi di tutti sembra arrivato il tempo, per lo meno negli ambiti informativi professionali (gli altri è meglio dimenticarli), della selezione dei contenuti raccolti. In ossequio ai molti aspetti positivi che riguardano la partecipazione collettiva all’elaborazione delle notizie e delle conoscenze, saranno benvenuti tutti coloro i quali sapranno aggiungere senso e valore alle informazioni date in rete.

    Collettivamente, i lettori ne sanno spesso più di chi scrive, ma presi uno per uno probabilmente no e il mondo degli internauti è pieno di anonimi codardi e di chi li utilizza per propri fini. Serietà impone di dire stop all’ anonimato in rete.

    Daniele Damele