Berlusconi e i diari del Duce

Molti avranno trovato inopportuna la citazione dai diari del Duce nelle dichiarazioni parigine del premier. Al di là del valore rivelatore – non propriamente sorprendente – di queste parole circa le fonti preferite dell’oratoria berlusconiana, io non sono tra quelli più scandalizzati. Trovo anzi assai azzeccata la citazione.

Intanto perché se è vero – e non lo è — che nel ventennio tutto il potere era nelle mani dei gerarchi e non in quelle del Duce, se ne deduce che tutto il potere era pur sempre all’interno del regime dittatoriale che Mussolini aveva creato. Ed è interessante che Berlusconi vi trovi un’analogia con la sua situazione personale, perché forse i limiti del suo potere non li vede neanche più nel sistema di pesi e contrappesi della Costituzione, quanto nelle occasionali divergenze che ha con Tremonti, Bossi e Fini, per non dire degli imbarazzi che gli provoca la cricca che lui stesso ha portato al potere e che sempre più spesso inciampa nelle asperità del codice penale.

Ma soprattutto è ampiamente noto agli storici del ventennio che tra i doveri dei gerarchi, come delle alte sfere dell’esercito, vi era quello di fungere da capro espiatorio per i fallimenti dell’azione personale del Duce, che non poteva permettersi di veder offuscare la propria immagine di Uomo della Provvidenza. E’ prevedibile che per le difficoltà che si annunciano all’orizzonte di questo governo il copione si ripeterà, con sganassoni che oltre a colpire la tradizionale sinistra, i giudici, e la Costituzione, prenderanno di mira anche qualche gerarca del suo regime.

Gianluca Bifolchi