Ivan Basso, storia del re del Giro d’ Italia che ora sogna il Tour de France

    Ora che gli entusiasmi iniziano a sopirsi e le emozioni iniziano a diventare ricordi, possiamo chiederci se una carriera sportiva può ripartire dopo quattro anni? Sembrerebbe proprio così per Ivan Basso, grande vincitore del Giro d’Italia. Il capitano del GS Liquigas si è imposto in maniera netta sugli avversari, aiutato da una squadra praticamente perfetta, con Vincenzo Nibali come uomo decisivo per aiutare il varesino a fare la differenza nei momenti più difficili. Questa vittoria vale doppio per Basso. Sapeva che dopo i due anni di squalifica per l’ormai ultranota Operation Puerto forse non sarebbe bastato vincere. Basso sapeva che doveva anche convincere. Se dovessimo basarci sulle immagini viste in tivù, sembra che Basso sia veramente tornato indietro al 2006. Era appena finito il Giro e Ivan si era imposto per la prima volta nella corsa rosa. Diventato il ciclista italiano numero uno, e tra i migliori al mondo per i Grandi Giri, il varesino partiva per la Francia per vincere il Tour.

    L’ostacolo maggiore per lui, a quel tempo, era il tedesco Ian Ullrich. E alla vigilia del Tour, tutto saltò. Poi i mesi grigi senza sapere come sarebbe stato il futuro di Basso, finché lo stesso atleta non andò a confessare che con il noto medico spagnolo Fuentes, aveva effettivamente preparato le sacche di sangue per eventuali necessità in corsa. Dell’ Operation Puerto si parlò per mesi, non solo per atleti che praticavano ciclismo.

    Due anni in silenzio. Questo era Ivan Basso. I primi allenamenti in bicicletta fatti all’ imbrunire per non incrociare altri ciclisti. Il timore di essere visto come un traditore dalla gente e dagli appassionati; questa era la salita più grande per Basso. Non aver perso due anni di carriera, ma la paura di non poter più avere la gente vicina. Quando la squalifica è verso il termine, ecco la proposta della Liquigas per tornare. Il rientro in Giappone nell’autunno del 2008, il primo grande appuntamento come uomo di punta della Liquigas nel Giro del centenario. Il 5° posto finale, poi 4° per la squalifica di Danilo Di Luca, un altro 4° posto alla Vuelta di Spagna, il ritorno in Nazionale. Basso era tornato nel gruppo dei migliori, ma mancava ancora qualcosa.

    Il 30 maggio 2010, l’Arena di Verona veste il vestito della festa. Il pubblico che la riempie per tre quarti sulle gradinate si alza in piedi, applaude, torna a scrivere su grandi cartelli il nome di Ivan Basso. Sono passati quattro anni, il ciclismo italiano ha passato altre pagine che hanno lasciato l’ amaro in bocca; Sella, Di Luca, Riccò, lo stesso Basso prima di questi. La gente sembra aver deciso. Dare al ragazzo la famosa ultima occasione, tornare a dargli ancora un applauso di fiducia e non solo di incitamento. Sia Ivan esempio per i giovani, il vero tesoro da difendere, ora che è tornato il ciclista di riferimento per l’Italia. La gente non dimentica due volte, e quegli applausi, ora tornati, sparirebbero per sempre.

    Manuel Moz