Dieting: quando mettersi a dieta diventa una droga

In occasione dell’ultimo Congresso Nazionale tenutosi a Milano dal 20 al 22 Maggio, l’Associazione Nazionale Dietisti (Andid) ha lanciato un nuovo allarme per quanto riguarda i disturbi alimentari. In America lo definiscono dieting, ovvero la dipendenza ad un regime alimentare restrittivo costante, una sorta di ossessione che tra perdite di chili e risalite diviene una dipendenza.

Come spiega Giovanna Cecchetto, presidente Andid, il dieting è “La tendenza a sentirsi costantemente in obbligo di stare a dieta, spesso frutto del fai-da-te senza buon senso, che porta a diete iniziate e mai finite, incostanti e mal strutturate, che creano la sindrome da yo-yo, causa numero uno della dipendenza”.

Questo fenomeno si presenta soprattutto nelle donne e tra gli adolescenti: dopo l’iniziale perdita di diversi chili grazie a mesi di sacrifici e diete fai-da-te, ci si ritrova ad accumulare nuovamente peso e a ridurre ulteriormente le calorie assunte. La sindrome da yo-yo è la causa di tutta una serie di problematiche. Le diete non prescritte da nutrizionisti sono dannose soprattutto perché spesso prevedono l’esclusione assoluta di alcune tipologie di cibi. La perdita di peso inoltre non è un processo direttamente proporzionale alla riduzione di calorie, il corpo si adatta a tale condizione e richiede un fabbisogno energetico inferiore. La frustrazione e la mancanza di autostima sono le conseguenze dirette di questo fenomeno.

L’effetto yo-yo va ad innescare un circolo vizioso che porta ad una dipendenza dalla dieta, dovuta anche alla necessità di riemergere dalla condizione depressiva. Questo fenomeno è stato verificato da due ricercatori italiani emigrati in America, ora professori della Boston University, Valentina Sabina e Pietro Cottone. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica «Pnas». «L’affamarsi è contro natura – dice Giovanna Cecchetto – rigide restrizioni, adottate per dimagrire in poco tempo, alterano il metabolismo che rallenta e smette di bruciare grassi. La conclusione, paradossale, è l’incapacità di perdere peso».

 Il corpo si vendica secondo meccanismi del tutto biologici, mirando giustamente al mantenimento del peso anche in condizioni di grave deprivazione. Per questo motivo a volte si ingrassa con la sola assunzione di verdure, ciò è stato testato anche nei topolini di laboratorio: l’alternanza di digiuni e scorpacciate, induce l’organismo a reagire con crisi d’astinenza ed altri meccanismi tipici dell’intossicazione da droghe.

 A volte non abbiamo consapevolezza del fatto che la fame è un istinto primario, non siamo differenti dagli animali e bisognerebbe adeguarsi all’idea di non poter piegare la natura alle nostre esigenze.

Jessica Fabi