«Nel 2005, dopo l’ uragano Katrina, Bush dimostrò un’indifferenza vergognosa. Con la marea nera, Obama, che considero una brava persona, sta dandosi da fare ma ci ha messo sicuramente troppo a capire le vere dimensioni della catastrofe. Eppure alle persone spesso basta poco. Mi ricordo ancora che nel 1965, dopo l’uragano Betsy, il presidente Johnson era venuto in piena notte ad incontrare degli sfollati e gli aveva detto: “Mi chiamo Lyndon Baines Johnson, sono il vostro fottuto presidente e sono venuto a dirvi che tutta l’ America vi sostiene”. Gli abitanti della Louisiana non lo hanno mai dimenticato».

James Lee Burke è senza dubbio lo scrittore più noto della terra dei bajou (paludi), definito dalla critica americana come il “William Faulkner del romanzo poliziesco”, creatore del personaggio di Dave Robicheaux, l’ investigatore cajun veterano del Vietnam e con un complicato rapporto con la bottiglia, proprio come il suo autore, protagonista di decine di romanzi. Nato a Houston nel 1936 Burke è cresciuto sulla costa del Golfo tra Texas e Louisiana, ha insegnato alla University of Louisiana at Lafayette ed alla University of Missouri e oggi vive tra Lolo, Montana, e New Iberia, Louisiana. Prima di dedicarsi alla scrittura ha fatto l’ operaio nell’ industria petrolifera, la guardia forestale, l’ assistente sociale a Los Angeles, il giornalista e mille altri mestieri. La terra e il mare oggi colpiti dalla marea di petrolio che si è sprigionata da una piattaforma della British Petroleum li conosce palmo a palmo, li ha raccontati nei suo libri tutti, o quasi, ambientati tra le paludi della Louisiana, i vicoli del vecchio quartiere francese di New Orleans e la sterminata campagna industriale del Texas. I suoi romanzi – quasi una ventina quelli usciti nel nostro paese – in parte già editi da Mondadori e Baldini & Castoldi, sono oggi pubblicati da Meridiano Zero e Fanucci: ultimi usciti L’occhio del ciclone e Il prezzo della vergogna, entrambi Fanucci. Mentre il personaggio di Dave Robicheaux è stato portato sugli schermi da Alec Baldwin, Omicidio a New Orleans, diretto nel 1996 da Phil Joanou, e da Tommy Lee Jones, L’occhio del ciclone, diretto da Bertrand Tavernier nel 2007.

«La mia famiglia si è installata nella cittadina di New Iberia nella prima metà dell’Ottocento. – racconta James Lee Burke – Posso dire che ho sempre vissuto da queste parti, anche se sono nato in Texas». «Anch’ io ho avuto a che fare con le compagnie petrolifere – aggiunge -, ho lavorato per un po’ su una piattaforma a metà degli anni Cinquanta. Era un lavoro terribile e mal pagato, come è ancora adesso, e già allora si cominciavano a vedere gli effetti dell’ inquinamento. Questo è un paese magnifico, ma sta in mezzo a un ambiente terribile che ha iniziato a degradarsi già decine di anni fa. Prima l’ industrializzazione ha cominciato a mangiarsi la costa, poi l’ industria del petrolio ha sparso migliaia di chilometri di tubi attraverso le paludi, ammazzando la vegetazione, abbattendo alberi e inquinando tutto ciò che incontrava. Non solo. Il petrolio che distrugge le nostre coste non viene lavorato qui, ma in California e Florida, Stati che ci tengono a tenere pulito il loro mare e non vogliono piattaforme all’ orizzonte. Così la Louisiana, che è molto povera e si accontenta di un po’ di lavoro a buon mercato, si è progressivamente trasformata nella pattumiera d’ America. E’ una specie di tragedia quella a cui stiamo assistendo oggi con la marea nera, ma non è la prima e temo neppure l’ ultima. Quello che fa davvero male è però pensare che nessuno risponderà, ancora una volta, per quanto accaduto».

La Louisiana è abituata alle tragedie, ma non rassegnata ad assistere a drammi che sono tutto tranne che “naturali”. Nel 2008 Burke aveva dedicato il suo L’urlo del vento al passaggio dell’uragano Katrina su New Orleans, che nel 2005 aveva lasciato dietro di sé quasi duemila morti, soprattutto nella comunità afroamericana. «Durante la notte, i venti dell’ uragano e il forte moto ondoso avevano spostato grandi quantità di acqua dell’oceano fino allo sbocco del Golfo del Mississippi. – scriveva Burke – Dopo il sorgere del sole, gli abitanti del nono distretto inferiore dissero che avevano sentito delle esplosioni sotto l’argine che tratteneva le acque del lago Pontchartrain. Le voci immediatamente si diffusero di casa in casa – terroristi o razzisti facevano saltare con la dinamite l’unica barriera che impediva alle acque del lago di far annegare la popolazione quasi completamente nera del nono inferiore. Le voci ovviamente erano false. Gli argini erano scoppiati perché erano strutturalmente deboli (…) Ogni funzionario della protezione civile lo sapeva (…) Ma a quanto pare il Congresso degli Stati Uniti e l’attuale amministrazione di Washington non lo sapevano, visto che solo alcuni mesi prima avevano clamorosamente tagliato i finanziamenti per la riparazione del sistema degli argini».

«Questo è ancora oggi uno degi Stati più poveri d’ America che detiene il triste primato dell’ analfabetismo e della mortalità infantile – spiega lo scrittore -, e prima Reagan e poi Bush hanno tagliato in modo considerevole gli aiuti federali alla popolazione. Così, ora, le condizioni di vita di una parte degli abitanti della Louisiana sono degne del Terzo mondo».

Guido Caldiron – America2012