Kirghizistan, scontri interetnici nel Sud: 23 morti e oltre 300 feriti

E’ di 23 morti e 338 feriti il bilancio degli scontri tra Kirkizi e Uzbeki a Osh, capoluogo regionale nel del Kirghizistan. Un bilancio ancora non definitivo in quanto le violenze continuano. Violenze che sono scoppiate ieri sera generate da una gigantesca rissa fra appartenenti alle due etnie, e che è andata alimentandosi nel corso della notte con tafferugli allargatisi con la polizia e poi, esplosi in incendi di case, negozi e automobili.

Molte delle persone coinvolte sono armate con pistole, fucili, spranghe e bastoni. Dopo che l’ intervenuto della polizia per cercare di fermare gli scontri si è rivelato nullo, è entrato in azione l’esercito. Nel sud della repubblica ex sovietica del Kirghizistan sono stati prontamente inviati rinforzi ed è stato proclamato, da oggi fino al 20 giugno prossimo, il coprifuoco notturno a Osh e lo stato d’emergenza in tutta la regione. La città di Osh, epicentro degli scontri, è la roccaforte del deposto presidente kirghizo, Kurmanbek Bakyev, ora rifugiato in Bielorussia. Questa nuova, quanto improvvisa ondata di violenza, segue un lungo periodo di instabilità, nato lo scorso mese di aprile quando vi fu la rivolta dei sostenitori di Bakyev in seguito alla sua destituzione. Da allora sono almeno 80 i morti causati dagli scontri tra i sostenitori del vecchio regime e l’esercito. Il Paese centro asiatico, post-sovietico, che ora è retto da un governo provvisorio guidato dal premier ad interim, Roza Otunbaieva, nel 2005 si era proclamato democratico con la ‘rivolta dei tulipani’. Sono in molti a credere che quanto sta avvenendo nel Paese sia un tentativo di destabilizzazione in vista del referendum per la nuova costituzione previsto per il prossimo 27 giugno. Il premier Otunbayeva ha lanciato un appello televisivo alla calma. Un appello raccolto e rilanciato anche dal presidente cinese, Hu Jintao che si trova nel vicino Uzbekistan dove nella capitale Tashkent è in corso un vertice dell’Organizzazione di Cooperazione di Shanghai, SCO, a cui partecipa anche il presidente russo Dmitri Medvedev.

Ferdinando Pelliccia