Usa, Obama: “Riforma energia è una missione nazionale”

    La “missione della nazione” è stata fissata, una missione importante, come lo sono stati i preparativi per la Seconda Guerra Mondiale o per lo sbarco sulla Luna: ridurre la dipendenza degli Stati Uniti dal petrolio e sviluppare fonti di energia alternative. Il disastro ambientale nel Golfo del Messico è un monito, un “promemoria più doloroso e potente” del fatto che agire in fretta sulla riforma dell’energia è un imperativo per un Congresso frenato dalla “mancanza di candore e coraggio politico”.

    Così Barack Obama si è rivolto alla nazione martedì sera, con il primo discorso dallo Studio Ovale da quando è salito alla Casa Bianca nel gennaio 2009: i suoi predecessori avevano usato interventi di questo genere per parlare di guerre e catastrofi e il presidente ha voluto in questo modo dare un segnale forte sulla gravità della situazione. “Sarà una transizione costosa e qualcuno pensa che non potremo permettercelo. Io credo che non possiamo permetterci di non cambiare il modo in cui produciamo energia, perché il peso di lungo termine sull’economia, sulla sicurezza nazionale e sull’ambiente sono molto maggiori”, ha detto durante il discorso di 18 minuti che, al di là dell’importanza dell’appello, non si è di molto discostato da quanto Obama ha ripetuto costantemente nelle scorse settimane.

    Obama ha confermato l’impegno del Governo a sanare la situazione nel minor tempo possibile, puntando al tempo stesso il dito contro la compagnia petrolifera britannica Bp, responsabile dell’accaduto e di conseguenza anche della copertura dei costi. L’amministrazione farà tutto quello che è in proprio potere per fare fronte e risolvere “il peggior disastro ambientale che l’America abbia mai affrontato”, con l’obiettivo di “tornare alla normalità il prima possibile”, ha promesso il presidente, di ritorno da due giorni sul Golfo del Messico per la quarta visita dallo scorso 20 aprile, quando la piattaforma Deepwater Horizon è collassata in mare dopo un’esplosione e da allora riversa in mare migliaia di barili di petrolio al giorno (le ultime stime parlano di 60.000 barili, il 50% in più rispetto alla precedenti, mentre Bp spera di arrivare a raccoglierne 53.000 al giorno entro la fine di giugno). Il conto del disastro è tutto nella mani, e nelle casse, di Bp che dovrà risarcire fino all’ultimo centesimo coloro che “sono stati danneggiati dalla sconsideratezza della società”.

    Proprio di questo Obama parlerà oggi con il presidente del colosso petrolifero britannico Carl-Henric Svanberg, che sarà alla Casa Bianca per un incontro a porte chiuse: in discussione, ha detto il presidente americano, la risposta di Bp alla crisi e la creazione di un fondo blindato per risarcire le vittime del disastro. Il presidente ha anche assicurato che Bp accelererà i tempi per le operazioni di pulizia del Golfo del Messico, arrivando a catturare fino al 90% del petrolio che da ormai quasi due mesi continua a fuoriuscire dalla falla. “Combatteremo la fuoriuscita con tutto quello che abbiamo a disposizione e per tutto il tempo necessario. Faremo in modo che Bp paghi per il disastro che ha causato e faremo tutto il possibile perché la costa del Golfo e la sua gente si riprendano da questa tragedia”, ha detto Obama.

    I punti chiave della strategia di breve periodo sono ripulire le acque e consentire la ripresa delle aree colpite dalla fuoriuscita, mentre nel lungo periodo si dovrà fare in modo che emergenze del genere non si verifichino di nuovo e siano cambiate le abitudini sui consumi energetici del Paese. Sarà questo il compito dei neo nominati Michael Bromwich, ex dirigente del dipartimento di Giustizia, e il segretario alla Marina Ray Mabus, ex governatore del Mississippi, che sono chiamati rispettivamente a guidare il Minerals Management Service e a delinare una strategia di lungo periodo al più presto possibile.

    America24

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