Scoperto un buco sul pianeta Marte, l’ entrata di una caverna sul Pianeta Rosso?

Cercavano canali lavici su Marte, ma sono incappati in qualcosa di ancora più sensazionale: un buco, l’ entrata di una caverna che si affaccia sulla superficie del Pianeta Rosso.

Sono stati 16 studenti della scuola Evergreen Middle School di Cottonwood, California, ad effettuare una scoperta notevole, di grande interesse per la scienza planetaria.

Tutto iniziò quando la classe venne coinvolta nel progetto Mars Student Imaging Program, parte del programma educativo Mars Education Program condotto dalla Mars Space Flight Facility.

Il progetto prevede che gli studenti, dalle elementari alle università, vengano coinvolti attivamente nella ricerca su Marte, consultando fotografie, scansioni, e cercando di dare risposte ad alcuni enigmi del Pianeta Rosso, soprattutto risposte di natura geologica.

Dall’  inizio del progetto, nel 2004, più di 50.000 studenti hanno partecipato alle ricerche, tra i quali anche la classe che ha compiuto la scoperta. “Gli studenti hanno sviluppato un progetto di ricerca volto a trovare le località più comuni in cui è possibile trovare canali lavici marziani” spiega Dennis Mitchell, insegnante della Evergreen. “Si trovano più spesso nei pressi del cratere di un vulcano, alla sua base, o nelle pianure che lo circondano?”.

Nel tentativo di rispondere a questa domanda, gli studenti hanno esaminato più di 200 fotografie scattate dal Thermal Emission Imagin System (THEMIS) del Mars Odyssey, concentrandosi soprattutto sul Pavonis Mons, un vulcano fotografato dal THEMIS ad alta risoluzione, 18 metri per pixel.

Su due delle immagini gli studenti hanno rilevato condotti lavici, proprio dove avevano supposto dovessero esistere. E nell’ immagine di backup hanno inoltre hanno scoperto un piccolo punto nero. I canali lavici marziani sono generalmente identificabili per via del collasso del tetto, che provoca una depressione sul terreno; ma il buco rilevato dagli studenti prosegue in profondità verticalmente, contrariamente ai fianchi collassati di un tunnel tradizionale.

Non è una caratteristica nuova sul suolo marziano: già nel 2007 Glen Cushing, geologo americano, aveva pubblicato una ricerca su diversi esempi di buchi marziani, utilizzando come base proprio le fotografie di THEMIS.

L’ ipotesi di Cushing fu che questi crateri a pozzo fossero dei punti in cui una piccola parte del tetto di tunnel lavici o di caverne fosse collassata, lasciando quel pattern circolare e pareti in caduta verticale. Fece inoltre notare come questi pozzi risultassero più freddi della superficie marziana durante il giorno, e più caldi durante la notte.

“Questo pozzo ci risulta nuovo” sostenne Cushing con gli studenti quando gli fu sottoposta l’immagine. “Ed è solo il secondo buco noto associato al Pavonis Mons”. Cushing ha inoltre stimato le dimensioni del buco, circa 190 per 160 metri, e probabilmente profondo almeno 115 metri.

Partendo da questa sensazionale scoperta, gli studenti hanno quindi proposto la località da loro studiata come candidata per l’esperimento HiRISE (High Resolution Imaging Science Experiment) del Mars Reconnaissance Orbiter, che da qualche mese prende “prenotazioni” da parte di astronomi ed appassionati per ottenere soggetti da fotografare con una risoluzione di 30 centimetri per pixel. Risoluzione che probabilmente consentirà di osservare qualche dettaglio del buco e di comprendere meglio come si sia originato.

“Il Mars Student Imaging Program è di certo uno dei programmi educativi più grandiosi mai sviluppati” affema Mitchell. “Consente agli studenti di capire come sia condotta una ricerca, e come la ricerca sia importante per la comunità scientifica. E’ stata un’esperienza meravigliosa”.

Daniele Bagnoli

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