Legambiente, allarme inquinamento nel Veneto

Foce dell' Adige

Le cattive notizie per il mare veneto viaggiano lungo i corsi dei fiumi e arrivano dalle foci dei corsi d’ acqua, che rappresentano tre dei cinque punti critici rilevati dall’ imbarcazione ambientalista. Fortemente inquinate le foce dell’ Adige, del Livenza e del Lemene, dove arriva il canale in cui scarica il depuratore. Gravemente contaminati anche i punti campionati nei comuni di San Michele al Tagliamento e Venezia, nelle località Palangon e Campalto, a valle dei rispettivi depuratori. È questo l’SOS lanciato da Goletta Verde – la campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio e all’informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane, realizzata anche grazie al contributo di Consorzio Ecogas e Novamont – a conclusione della tappa veneta.

Le criticità del mare e delle coste del Veneto sono state presentate a Venezia questa mattina in conferenza stampa da Stefano Ciafani, Responsabile scientifico Legambiente, e Luigi Lazzaro, Presidente Legambiente Venezia.

Focalizzate sui punti critici, le analisi dei biologici di Goletta Verde hanno evidenziato con campionamenti puntuali una situazione di allarmante sofferenza per le acque marine del Veneto, causata soprattutto dalle foci dei fiumi, ma anche dalle acque prelevate nei pressi degli scarichi dei depuratori risultate con una concentrazione di inquinamento microbiologico ben oltre i limiti di legge.

“Il principale colpevole della forte contaminazione microbiologica rilevata nella acque marine venete – ha commentato Stefano Ciafani, Responsabile scientifico Legambiente – è l’ insufficiente o l’ inesistente sistema di depurazione. Questa situazione è emersa nonostante nell’estate 2010 sia entrata in vigore la nuova normativa sulle acque di balneazione, con criteri molto più permissivi rispetto al precedente Dpr 470/1982. Nel Veneto purtroppo c’è ancora un milione di cittadini, pari al 21% del totale, che non usufruisce ancora di un servizio di depurazione, mentre il 22% non è allacciato alla rete fognaria. Si tratta di numeri davvero imbarazzanti per una delle regioni più industrializzate del ricco Nord Est. È ora di sanare questa ferita per un bacino sensibile come l’Alto Adriatico”.

Se la media regionale per il servizio di depurazione è del 79%, a livello dei singoli capoluoghi di provincia si registrano casi di città virtuose, come Belluno e Rovigo, la cui efficienza depurativa copre rispettivamente il 98 e il 93% della popolazione, e casi di città rimaste molto indietro, come Treviso e Padova, il cui servizio di depurazione arriva solo alle soglie del 28% e del 68%, lasciando scoperte per Treviso circa 59 mila persone e per Padova oltre 67 mila residenti. Ancora, Venezia contribuisce alla mancata depurazione con 40 mila abitanti non serviti, Verona con oltre 21 mila cittadini e Vicenza con oltre 13 mila.

E purtroppo le brutte notizie per questa Regione non si limitano alle acque e alla insufficiente depurazione, ma arrivano anche dalle coste. In questo caso, però, il pericolo non arriva dai batteri, bensì dal cemento, dalle speculazioni edilizie e dal continuo consumo di suolo. Proprio un pesante investimento immobiliare sul litorale del Lido di Venezia ha fatto conquistare a Gianfranco Mossetto, presidente della Est Capital SGR (Società Gestione Risparmio), la Bandiera Nera di pirata del mare: il poco ambito trofeo assegnato da Goletta Verde a quanti fanno scempio del nostro sistema marino e costiero. Con Mossetto si sono guadagnati una menzione d’onore anche l’ex Sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, che non ha posto alcun limite urbanistico, né ambientale all’intervento in questione, e la Soprintendente Renata Codello, che ha approvato il progetto preliminare e definitivo senza nulla obiettare, anziché svolgere quel ruolo di garanzia che le è affidato per legge.

“Nell’ Isola del Lido di Venezia, l’ ex Ospedale al Mare e il Parco della Favorita – ha spiegato Luigi Lazzaro, Presidente Legambiente Venezia – si stanno trasformando in una ghiotta occasione per il ‘partito del cemento’. L’area, già venduta dal Comune di Venezia per 81 milioni di euro, somma destinata a finanziare il nuovo Palazzo del Cinema, è stata acquistata da Est Capital Sgr, finanziaria padovana presieduta da Gianfranco Mossetto, per realizzare un grande centro residenziale con case di lusso, albergo, centri commerciali, negozi, piscina e parcheggi sotterranei. Peccato che la delibera del consiglio comunale prevedeva “un’edificazione massima di due edifici di altezza di 9,50 e 12,50 metri, su una porzione corrispondente a un quarto dell’area interessata, riservando la restante superficie a verde sportivo”, mentre il progetto di Est Capital prevede un piano di edificazione residenziale costituito da una trentina di ville da circa 200 mq ciascuna, accanto alle quali dovrebbero svettare anche tre torri alte 20 metri. Cubature che finirebbero per coprire per intero l’area della Favorita. In sostanza, si tratterebbe della distruzione del Parco della Favorita e dell’occupazione di una parte molto ben conservata del litorale del Lido di Venezia, il tutto spacciando la lottizzazione come intervento di riqualificazione”.

Per avere dei segnali positivi bisogna volgere lo sguardo alle 9 località venete premiate con le Vele della Guida Blu di Legambiente e Touring Club Italiano. Guida che segnala le 364 località costiere di mare che hanno scommesso sulla qualità a trecento sessanta gradi, coniugando l’offerta turistica al rispetto dell’ambiente. Buono e incoraggiante, quindi, il risultato per le nove amministrazioni che vedono premiati gli sforzi per la sostenibilità degli ultimi anni: tre vele per i comuni di Barricata ed Eraclea, due vele per Caorle, Cavallino – Tre Porti, Chioggia, San Michele al Tagliamento, Jesolo e Rosolina, una vela per il Lido di Venezia.

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