Afghanistan, apertura ai talebani aggrava le tensioni etniche

KABUL – L’ iniziativa del presidente afghano Hamid Karzai per trovare un accordo con i leader talebani e i loro sostenitori pakistani sta provocando un profondo disagio presso le comunità minoritarie dell’Afghanistan, che sono quelle che hanno più lungamente combattuto i Talebani ed hanno sofferto più duramente sotto il loro governo.

I leader delle comunità tagika, uzbeka e hazara del paese, che costituiscono quasi la metà della popolazione afghana, hanno promesso di opporsi (e, se necessario, di combattere) a qualsiasi accordo che significhi coinvolgere i membri della guerriglia talebana in un accordo di condivisione del potere insieme al governo.

Irritati dai colloqui tra il presidente Karzai e i funzionari dell’intelligence e delle forze armate pakistane, esponenti delle minoranze stanno compiendo i primi passi per organizzarsi contro quello che temono essere il “desiderio di vecchia data di Karzai” di ristabilire il dominio dell’etnia pashtun, che ha governato il paese per generazioni.

La controversia sta esplodendo secondo linee quasi identiche a quelle che emersero durante gli ultimi anni della guerra civile afghana, che ebbe inizio dopo il ritiro dell’Unione Sovietica nel 1989 e si concluse solo con l’invasione americana dopo gli attentati dell’11 settembre. Più di 100.000 afghani morirono, soprattutto civili; i Talebani , durante il loro regno di cinque anni nella capitale Kabul, commisero una serie di massacri su vasta scala ai danni dei civili hazara.

“Karzai sta restituendo l’Afghanistan ai Talebani, e sta riaprendo le vecchie divisioni”, ha affermato Rehman Oghly , un membro uzbeko del parlamento, ed ex membro di una milizia anti- talebana. “Se lui vuole coinvolgere i Talebani, e loro cominceranno a usare la forza, torneremo alla guerra civile e l’Afghanistan sarà smembrato”.

La sempre più grave disaffezione delle comunità non-pashtun dell’Afghanistan rappresenta un paradosso per gli americani e i loro partner della NATO. I comandanti americani sono giunti alla conclusione che solo una soluzione politica può porre fine alla guerra. Ma nell’aiutare Karzai a raggiungere un accordo, essi rischiano di riaccendere i conflitti etnici dell’Afghanistan.

I colloqui tra Karzai e i leader pakistani si sono svolti qui a Kabul e a Islamabad per diverse settimane; alcune discussioni hanno riguardato la possibilità di conferire legittimità agli insorti talebani.

I leader di queste comunità minoritarie sostengono che il presidente Karzai appare determinato a concedere ai leader talebani una quota del potere – e al Pakistan un elevato grado di influenza all’interno del paese. Gli americani, che appaiono pronti a tutto pur di porre fine al loro coinvolgimento in questa guerra, stanno aiutando Karzai mentre evitano l’opposizione afghana – affermano questi leader.

Oghly ha detto di essere rimasto deluso dagli americani e dai loro alleati della NATO, che – dice –sembrano non fare altro che sollecitare Karzai. “Stiamo perdendo la fiducia nei nostri amici stranieri”, ha detto.

L’ammiraglio Mike Mullen, capo degli Stati Maggiori Congiunti, si è detto preoccupato per “la spaccatura fra tagiki e pashtun , che è molto forte”. Alcuni leader americani e della NATO, ha detto, stanno cercando di scongiurare qualsiasi ritorno alla violenza etnica.

“Essa potrebbe davvero distruggere questo paese”, ha detto Mullen in un’intervista. ” Non intendiamo permetterlo”.

Le minoranze afghane – in particolare i tagiki – sono sempre state gli alleati più affidabili degli americani, e hanno costituito il grosso dell’esercito schierato contro i Talebani, che è stato aiutato dagli americani dopo gli attentati dell’11 settembre 2001.

La situazione è complicata dalle politiche adottate dall’esercito afghano, che rappresenta il fulcro degli sforzi americani volti a consentire ai militari afghani di avere un giorno il sopravvento. La composizione etnica dell’esercito afghano è grosso modo proporzionale alla popolazione, e le unità sul campo sono esse stesse miste. Ma è opinione estremamente diffusa che siano i non-pashtun a portare avanti il grosso dei combattimenti.

Vi sono segnali crescenti di spaccature etniche all’interno dell’esercito. Il presidente Karzai ha recentemente deciso di rimuovere Bismullah Khan, il capo di stato maggiore dell’esercito afghano, e di nominarlo ministro degli interni. Khan è di etnia tagika, ed è un ex leader di alto livello dell’Alleanza del Nord, la forza che ha combattuto i Talebani negli anni precedenti all’11 settembre. Colui che sarà nominato da Karzai al posto di Khan sarà guardato molto da vicino.

Una recente fonte di tensione sono state le dimissioni di Amrullah Saleh, il capo dei servizi di intelligence afghani, di etnia tagika. Saleh, ampiamente riconosciuto come uno dei collaboratori più competenti, si è dimesso dopo che Karzai ha detto di non nutrire più fiducia nella sua capacità di compiere il proprio lavoro.

Insieme a Khan, il capo di stato maggiore dell’esercito, Saleh era un vecchio collaboratore di Ahmed Shah Massoud, il leggendario comandante che aveva combattuto sia l’Unione Sovietica che i Talebani. Da quando ha lasciato il governo, Saleh ha iniziato quella che sembra essere una campagna politica.

Altri importanti esponenti afghani hanno cominciato ad organizzarsi essenzialmente secondo linee etniche. Abdullah Abdullah, l’ex ministro degli esteri e candidato presidenziale, ha ospitato incontri nella sua fattoria fuori Kabul. In un’intervista , ha detto che si stava preparando ad annunciare la formazione di quello che dovrebbe essere un partito di opposizione. Abdullah , che è di discendenza pashtun e tagika, ha detto che il suo raggruppamento includerà afghani di tutte le principali comunità. Ma la sua fonte di potere è stata storicamente la comunità tagika dell’Afghanistan.

Abdullah si è detto in disaccordo con l’orientamento della politica di Karzai, che tende a coinvolgere i Talebani e il Pakistan. Sarebbe impossibile condividere il potere con i leader talebani, ha detto Abdullah, a causa del loro appoggio al terrorismo e della forma intransigente di Islam che cercherebbero di imporre a tutti gli altri.

“Portiamo i Talebani nel governo, diamo loro una o due province”, ha detto Abdullah. “Se questo è ciò che pensano , non si avvererà in questi termini. Chiunque pensi in questo modo è perduto. Assolutamente perduto”.

Il problema, ha detto Abdullah, è che i Talebani, una volta ricevuta una fetta del potere, non saranno soddisfatti. “Cercheranno di approfittare di questo”, ha detto riferendosi ad una possibile soluzione politica, “e poi continueranno come hanno sempre fatto”.

La precondizione per un qualsiasi accordo con i Talebani – hanno detto più volte i funzionari afghani e americani – è che i ribelli rinuncino a dare il loro appoggio ai terroristi ( inclusa al-Qaeda) e promettano di sostenere la Costituzione afghana.

Al di là di questo, però, gli obiettivi di Karzai nei confronti dei Talebani sono difficili da decifrare. Recentemente egli ha detto ad alcuni alti funzionari afghani di non credere più che gli americani e la NATO possano prevalere in Afghanistan, e che probabilmente lasceranno il paese al più presto. Tale circostanza potrebbe rendere Karzai più incline a stipulare un accordo sia con il Pakistan che con i Talebani.

Quanto ai pakistani, le loro motivazioni sono ancora meno limpide. Per anni, i leader pakistani hanno negato di sostenere i Talebani, ma diversi segnali suggeriscono che essi continuano a farlo. Nel corso di recenti colloqui, i pakistani hanno offerto a Karzai una sorta di partnership strategica – una partnership che fra l’altro significherebbe concedere ad almeno uno dei più brutali gruppi talebani, la rete Haqqani, una sorta di legittimazione in Afghanistan.

Due potenti funzionari pakistani – il generale Ashfaq Parvez Kayani, capo di stato maggiore dell’esercito, e il tenente generale Ahmed Shuja Pasha, capo dell’Inter-Services Intelligence, o ISI – sono giunti ieri per avere dei colloqui con Karzai.

I leader non-pashtun dell’Afghanistan stanno a guardare il moltiplicarsi di questi colloqui con crescente allarme, anche se finora hanno compiuto pochi passi concreti per opporvisi.

Ma qui a Kabul nessuno dubita che ognuno di questi gruppi, con la propria sanguinosa storia di combattimenti contro i Talebani, possa armarsi rapidamente qualora lo desideri.

“Karzai ha dato inizio alla guerra etnica”, ha detto Mohammed Mohaqeq, un leader hazara, ed ex alleato del presidente. “Il futuro è molto cupo”.

Dexter Filkins è un giornalista americano; è corrispondente da Kabul per il New York Times; ha fatto parte della squadra di giornalisti che ha vinto il Premio Pulitzer nel 2009 per i loro reportage dal Pakistan e dall’Afghanistan

Traduzione a cura di Medarabnews.com

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