La Corea del Nord rientra in patria, la squadra rischia la punizione del regime

Risale a martedì il rientro in patria dei calciatori della Corea del Nord: la squadra, dopo pessima prestazione fornita al Mondiale 2010, condita dalle sconfitte per 2-1 con il Brasile, per  7-0 con il Portogallo e per 3-0 con la Costa d’Avorio, è stata accolta all’aeroporto di Pyongyang da alcuni funzionari coreani, non senza un evidente imbarazzo.

A quanto si apprende dai media locali, potrebbe riproporsi il medesimo copione del mondiale 1966, quando la squadra, pur avendo fornito un’eccellente prestazione eliminando l’Italia ed uscendo ai quarti dopo la sfida con il Portogallo di Eusebio, fu punita dal regime a causa dei festeggiamenti troppo “occidentali” dei calciatori.

Il quotidiano Chosun Sinbo, stampato a Tokyo dalla comunità nordcoreana residente in Giappone, sostiene che ad attendere i calciatori all’aereoporto erano presenti anche amici e familiari, per un clima tutt’altro che ostile. I funzionari presenti – secondo il Chosun – hanno tranquillizzato i giocatori, facendo presente il loro apprezzamento per l’impegno profuso, sostenendo che ci saranno momenti migliori per la nazionale nordcoreana se i giocatori riusciranno a far tesoro dell’esperienza Sudafricana. La Corea del Nord, d’altronde, era alla sua seconda presenza in una fase finale dei campionati del mondo dopo Inghilterra 1966, dopo un digiuno di 44 anni.

I calciatori, prima di rientrare in patria, hanno fatto tappa a Pechino, dove sono stati ospiti di un albergo a cinque stelle, con tutti gli onori del caso. Per le sorti future dei calciatori, si dovrà attendere il responso definitivo della federazione calcistica Nord Coreana.

Emiliano Tarquini