Dubrovnik, la perla della Croazia risorta dalle macerie

    La repubblica marinara di Dubrovnik fu il primo stato europeo ad abolire la schiavitù nel 1416

    Terremoti e guerre non sono riusciti a intaccare la sua bellezza. Come molti altri luoghi dei Balcani, Dubrovnik ha rischiato più volte di soccombere sotto il peso della violenza. Per sua (e nostra) fortuna è riuscita sempre a risorgere dalle macerie, e ancora oggi tiene fede al suo soprannome: la “perla dell’Adriatico”, a lungo repubblica marinara indipendente, attira migliaia di turisti da ogni parte del mondo.

    E dire che non basta andare in vacanza in Croazia per visitare la splendida città balcanica. Chi va al mare in Istria, o passa qualche giorno a Zagabria, deve fare un bel po’ di strada per raggiungere Dubrovnik. Per arrivarci bisogna addirittura passare dalla Bosnia: Ragusa (nome italiano della città) è in fondo alla Dalmazia, a 200 km da Spalato. In mezzo c’è Neum, centro abitato di 4 mila anime che separa la… Croazia del nord da quella del sud, in quel lembo di “terra di nessuno” (almeno per i viaggiatori) che è l’unico sbocco sul mare della Bosnia. Per vedere Dubrovnik, insomma, bisogna volerci andare appositamente. E lo sforzo viene ampiamente ripagato.

    Il primo gioiello che scintilla all’arrivo sono le mura della città: oltre 2 chilometri di pietra bianca, affascinante come quella che riveste tutto lo splendido centro storico (patrimonio dell’umanità Unesco). Per visitarlo si cammina obbligatoriamente nello Stradun, il viale che va dalla porta Pile a piazza Luza: attraversarlo è una delle principali attività serali per i turisti, che passeggiano in mezzo ai negozi e a un’architettura rinascimentale che allo stesso tempo abbaglia e riposa la vista. Non ci si accorge dei segni, che pure – a volerli cercare – ci sono, del bombardamento che il 6 dicembre 1991 colpì la città e l’opinione pubblica internazionale, sdegnata per quell’affronto a una simile meraviglia (e soprattutto ai suoi abitanti, uccisi dalle forze armate jugoslave e in particolare montenegrine).

    Lo "Stradun", il viale che attraversa Dubrovnik. La città fu fondata nella prima metà del VII sec.

    Dubrovnik ferita suscitò la commozione e la solidarietà di tutto il mondo: i fondi per la ricostruzione giunsero immediatamente dopo il conflitto. Non era la prima volta che bisognava impegnarsi per salvare la sua bellezza: il 6 aprile 1667 un terribile terremoto distrusse Ragusa quasi interamente. Allora furono il Papa e i sovrani di Inghilterra e Francia a finanziare la sua ristrutturazione. Proprio i transalpini, un secolo e mezzo dopo, avrebbero decretato la fine dell’indipendenza della repubblica marinara, attiva nel Mediterraneo orientale dall’Alto Medioevo. Oggi Dubrovnik è più “periferica” di un tempo, almeno per i turisti. Ma chi si sforza di andarla a vedere difficilmente resta deluso.

    Andrea Monti