Mondiali 2010, Maradona e Dunga due generali in ritirata

“I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo, risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza”.

Con queste parole il maresciallo Diaz annuncia agli italiani la vittoria nella prima guerra mondiale. Molti credettero che il maresciallo si chiamasse di nome Firmato perché il proclama venne trasmesso per telegramma e finiva con le parole: Firmato Diaz. Tanto è vero che molti bambini, nati negli anni successivi a quel fatidico 1918 furono chiamati Firmato in onore del maresciallo Diaz. Il quale invece si chiamava Armando, proprio come Maradona, che però non è l’Armando vincitore ma è quello che “risale in disordine e senza speranza” le valli che aveva disceso con orgogliosa sicurezza. Accanto a lui, in ritirata, c’è anche il generale Dunga, prima il generale Capello e prima ancora il generale Lippi, che da tempo si sta godendo il suo immeritato riposo.

Dice, ma tu vai a scomodare la storia e Armando Diaz per dire che l’Argentina e il Brasile hanno perso una partita di calcio e sono stati rimandati a casa, prima dell’11 di luglio, quando secondo le previsioni si sarebbero dovute affrontare nella finalissima? Certo, lo confesso, la concomitanza del nome Armando è stata la prima suggeritrice, però l’incipit del proclama della vittoria in cui si annuncia la sconfitta del potente esercito austriaco mi sembrava che calzasse a pennello alla storia di queste due nazionali che sembrava avessero, fin dai primi calci, messo una ipoteca sulla vittoria relegando le altre il ruolo delle comparse.

Maradona e Dunga avevano messo insieme i più grandi campioni, quelli che fanno brillare le squadre di club, Messi fra tutti, ma evidentemente non sono stati in grado di mettere insieme una vera squadra. Specialmente Maradona che esce con una sconfitta bruciante e umiliante che apre ferite che mai saranno rimarginate e che arriva dalla rivale di sempre, la Germania, che invece è partita in sordina, con tanta umiltà e senza stelle da far brillare.

Gianni Mura ha detto che è stato il trionfo della squadra sulle star. E’ proprio così ma io mi permetterei di aggiungere che, nel caso della Germania, è stato il trionfo di coloro che hanno capito che il mondo è cambiato, le etnie si sono mischiate e molti campioni sono nati in Germania da genitori polacchi o turchi. I tedeschi hanno capito questa semplice verità che noi italiani ancora non abbiamo digerito. Non è quella tedesca la nazionale degli oriundi a cui facemmo ricorso soprattutto noi negli anni Trenta, vincendo due mondiali, quando andammo a prendere in Argentina soprattutto, i figli degli immigrati che portavano cognomi italiani. Questi di oggi invece sono proprio italiani, anche se hanno la pelle scura come Balotelli, o per nascita o anche perché il diritto a essere italiani lo hanno conquistato i loro genitori quasi sempre con i sacrifici, con il duro lavoro e spesso con le tante umiliazioni che hanno dovuto subire. Non so se alla fine vincerà la Germania la finalissima del mondiale sudafricano, so però che la Germania il suo mondiale lo ha già vinto.

Giancarlo Governi