Gli ultimi dati sulla disoccupazione in Colombia sono stati resi pubblici dal DANE (Departamento Administrativo Nacional de Estadísticas) il 30 di giugno scorso. Questo ente, che non è indipendente e che è solito “correggere” le stime che elabora in chiave filogovernativa, ammette, pur attraverso bizantinismi statistici (come il fatto di separare le cifre dei non lavoranti da quelle di coloro che si arrangiano alla giornata, con i lavoretti improvvisati, proprio a causa della loro condizione di disoccupati, in modo da far figurare cifre di minor impatto mediatico) che la disoccupazione in Colombia supera i 10 milioni di individui, in un paese di 45 milioni di abitanti di cui circa 25 compongono la popolazione economicamente attiva.

Questo impressionante dato, è il risultato di 8 anni di una politica selvaggia, neoliberista, imposta dall’oligarchia colombiana sotto la presidenza del narcoparamilitare Uribe, che ha portato ad una vera carneficina dei lavoratori, nel senso figurato (smantellamento dei diritti sociali e sindacali, peggioramento della qualità dell’impiego, distruzione degli ammortizzatori sociali, crisi economica) che in quello letterale (in questo periodo la Colombia è sempre stato il paese in cui sono stati assassinati più della metà dei sindacalisti uccisi in tutto il mondo, attraverso l’impiego del terrore statale-paramilitare).

Con la prossima gestione Santos (J.M.Santos si insedierà ufficialmente sullo scranno presidenziale il prossimo 7 agosto) non si può immaginare alcun miglioramento della situazione, bensì un suo progressivo e ulteriore peggioramento. Anche in conseguenza del fatto che egli, non solo è un autentico rappresentante di quell’oligarchia santanderista che ha fatto del disprezzo dei lavoratori la propria bandiera ed il proprio “sigillo di garanzia”, ma anche perché è già in atto il tentativo di occultare tale politica di guerra al lavoro attraverso l’impiego di un linguaggio truffaldino, ispirato alla “terza via” di Tony Blair, e l’insediamento di un burocrate traditore degli interessi dei lavoratori ed ex-sindacalista filopadronale, quale Angelino Garzón, come vice-presidente. Si tratta di proseguire la stessa politica, cercando di confondere, meglio di come ha fatto Uribe, in merito all’autentica condizione in cui versa il paese reale.

Se a questo si aggiunge il fatto che, durante l’ era Uribe, Santos si è distinto per le proprie inclinazioni belliciste e guerrafondaie, non si può non concludere che soltanto la mobilitazione organizzata di strati crescenti di popolazione colombiana potrà materializzare quell’alternativa popolare al potere oligarchico, di cui la stragrande maggioranza dei colombiani ha urgentemente bisogno.

Associaz. Nuova Colombia