Roma, la rivolta degli aquilani e la rissa alla Camera: un giorno di ordinaria follia

    Scontri di piazza durante la manifestazione dei cittadini aquilani. I manifestanti chiedevano di poter rivendicare i propri diritti e invece di essere ricevuti sono stati presi a manganellate dalle forze dell’ ordine

    Stamani gli aquilani hanno marciato su Roma. Una marcia pacifica per evidenziare le problematiche che, ad oltre un anno dal terremoto, si trovano ancora costretti ad affrontare. Come il fatto che dal primo luglio hanno ricominciato a pagare le tasse che erano state loro sospese per un anno. Erano in 5mila per lo più persone giunte dall’Abruzzo, oltre a quelli della città dell’Aquila anche rappresentanze dei Paesi limitrofi come San Demetrio, Fossa, Torre dei Passeri, in provincia di Pescara, e Sulmona. Tutti centri colpiti dal sisma del 6 aprile 2009. E’ stato impressionante vedere questa gente, tranquilla e pacifica, caricata e presa a manganellate dalle Forze dell’ordine. In un Paese democratico non è ammesso che il dissenso sia repressione con la forza. Eppure, stamani è questo quello che è accaduto a Roma. Tutti lo hanno visto, anche le migliaia di turisti che affollavano la capitale con macchine fotografiche e telecamere. I manifestanti fin dal mattino hanno sfilato lungo via del Corso diretti a Montecitorio per chiedere la sospensione delle tasse, occupazione e sostegno all’economia nell’area del terremoto. Tutti in corteo sfoggiando i gonfaloni dei comuni presenti. Spiccavano anche i colori del capoluogo abruzzese: il nero e il verde. A sbarrare però, loro la strada in direzione di Palazzo Chigi hanno trovato agenti della Polizia di Stato, dei Carabinieri e della Guardia di finanza in tenuta anti-sommossa. Un inconsueto dispiegamento di forze che ricordava qualcosa di simile visto di recente nel Myanmar durante la rivolta dei monaci contro il regime dei generali repressa nel sangue. In pochi minuti, dopo l’arrivo del grosso del corteo, è accaduto l’impensabile. Un gruppo di manifestanti al grido “l’Aquila, l’Aquila” ha cercato lo stesso di passare ed ha tentato di superare il cordone delle forze dell’ordine, ma gli agenti hanno caricato e cominciato a dare ‘mazzate’ alla cieca. Due giovani aquilani, Marco e Vincenzo, sono rimasti feriti a sangue per le botte prese. Persino il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente è rimasto coinvolto nello ‘scontro’. Sembrava tutto così innaturale. Come nelle scene dei film, visti in Tv o sul grande schermo, in cui i regimi reprimevano le proteste del popolo facendo uso della ‘polizia politica’. Da quel momento gli animi si sono accesi e i toni inaspriti. E’ iniziato un pericoloso confronto tra manifestanti e forze dell’ordine. Il clima si è raffreddato solo quando il blocco è stato rimosso e i manifestanti hanno potuto raggiungere l’imbocco di piazza Colonna senza però, entrarvi. Da qui poi, hanno gridato slogan di protesta scampanellando e fischiando. Per fortuna qualcuno si è preoccupato di dare una spiegazione a quanto accaduto. Sembra che il motivo per il quale i manifestanti aquilani siano stati bloccati in Via del Corso sia stato perché in Piazza del Parlamento vi era già in corso una manifestazione di disabili. Nonostante il caldo e l’inaspettata ‘accoglienza’ la manifestazione è continuata snodandosi per le vie del centro. Dopo la ‘sosta’ a piazza Colonna il corteo si è diretto verso via del Plebiscito passando per piazza Venezia con l’intenzione di raggiungere Palazzo Madama come, da quanto è stato detto, preventivamente comunicato alla Questura. La tensione però, è salita nuovamente quando il corteo ha trovato a sbarrare loro il passo un altro cordone delle forze dell’ordine proprio all’altezza di palazzo Grazioli, il quartier generale del Premier Silvio Berlusconi. Subito si sono risentiti le grida di qualche ora prima “L’Aquila, L’Aquila” e “vergogna, vergogna”. I manifestanti si sono assembrati nei pressi di Palazzo Grazioli gridando anche “Berlusconi hai sfruttato il nostro dolore, vieni qui se hai il coraggio” e “buffoni”. Immediatamente sono giunti rinforzi di Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza in assetto anti sommossa e il cordone è stato rinforzato, mentre i manifestanti, con le braccia alzate di fronte alle forze dell’ordine, premevano per passare. I partecipanti al corteo volevano solo raggiungere la sede del Senato per protestare contro l’abbandono dell’Aquila dopo il terremoto. L’episodio si è verificato mentre era in corso il vertice tra Berlusconi e lo stato maggiore del Pdl. Il portone di Palazzo Grazioli è stato chiuso per ragioni di sicurezza. Dopo un pò, la situazione in via del Plebiscito è tornata ad essere tranquilla.

    Quello che lascia sconcertati è il fatto che Berlusconi abbia scelto di rimanere chiuso nel suo ‘fortino’ e di non affrontare la folla, magari affacciandosi al balcone. Quella stessa folla che per mesi, come un tormentone, ha posto in prima fila nei suoi ‘spot’, quando i riflettori dei media erano tutti accesi sulla tragedia che aveva colpito l’abruzzo e che ora ha abbandonato a loro stessi. Quello che è accaduto oggi a Roma è la dimostrazione di quanto fossero vuoti e strumentali i suoi ‘spot’. I manifestanti hanno cambiato percorso e hanno abbandonato il luogo della ‘contesa’. Il corteo si è diretto al Senato, ma per farlo è tornato a piazza Venezia. Attraversato la piazza è poi, passato per via delle Botteghe Oscure, Largo Argentina e Corso Vittorio Emanuele diretto verso piazza Navona, al Senato. Anche qui ad attenderli un cordone delle forze dell’ordine e transenne a bloccare loro l’accesso al vicino palazzo Madama. Per fortuna qui non si sono registrati incidenti e la manifestazione si è svolta in maniera pacifica come del resto voleva essere. Solo poco prima della sua fine, un episodio creato dal senatore di Idv, Stefano Pedica, ha diversificato un po’ la situazione. Il senatore ha esposto una bandiera verde e nera, simbolo della città dell’Aquila, ad un balcone di Palazzo Madama. Bandiera che è stata prontamente rimossa dai commessi. Quello accaduto oggi è il triste epilogo di una storia che ha visto ‘imporsi’ come protagonista il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che poi, ha disatteso ogni aspettativa.

    Cosa ancor più grave è stato il fatto che mentre in strada i manifestanti venivano presi a manganellate in Parlamento i deputati venivano alle mani. Il deputato di Italia dei Valori, Franco Barbato veniva infatti, colpito con un pugno o uno schiaffo da un deputato del Pdl, la cui identificazione non è stata possibile. Sono volate anche parole grosse come quelle proferite da Maurizio Bianconi, Pdl, che ha gridato a squarciagola a Barbato ”pezzo di merda!”. Sono dovuti intervenire i commessi per riportare la calma in aula, mentre la vicepresidente Rosy Biondi sospendeva la seduta. Una vera e propria rissa da osteria dove i ‘carrettieri’ vengono alle mani è stata l’immagine trasmessa all’esterno. La colpa di Barbato è stata quella di aver rivolto pesanti critiche al ministro Giorgia Meloni durante la discussione del ddl in materia di riconoscimento e sostegno alle comunità giovanili. Il deputato di IdV però, è stato ‘messo a posto’ dagli altri rappresentanti del popolo italiano in parlamento. In Aula si è sfiorato il contatto fisico anche tra il capogruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto, e il collega Marcello De Angelis. A seduta ripresa Cicchitto si è scusato in aula per la reazione di alcuni deputati del Pdl contro Barbato. Cicchitto ha però, aggiunto: “Respingo dalla A alla Z tutto quello che Barbato dice e ritengo indegno il suo modo di far politica”. Comunque sia questo episodio manifesta quanto sia alto il senso di responsabilità dei parlamentari italiani o almeno di una parte di essi.

    Ferdinando Pelliccia