Chiesa metodista inglese boicotta prodotti israeliani

LONDON – La Chiesa metodista inglese ha votato mercoledì in favore del boicottahhio dei beni e dei servizi di produzione israeliana provenienti dalla Cisgiordania, a causa della “occupazione illegale delle terre palestinesi” da parte di Israele.

“La maggior parte dei governi considera illegittima, in base al diritto internazionale, l’occupazione israeliana dei territori palestinesi”, ha detto il collegio ecclesiale nel suo congresso annuale di Portsmouth.

Il collegio ecclesiale incoraggerà ora i metodisti inglesi a seguire la decisione.

La mozione dichiara che il boicottaggio dei beni provenienti “dagli insediamenti israeliani illegali” giunge in risposta ad un appello del Consiglio Mondiale delle Chiese[2] – che auspica una politica di disinvestimento da Israele – della società civile palestinese e di un “numero crescente di associazioni ebraiche in Israele e nel mondo”.

“Il Congresso metodista prende atto dell’appello del 2009 del Consiglio Mondiale delle Chiese al boicottaggio internazionale dei prodotti e dei servizi provenienti dagli insediamenti, e del sostegno dato a tale boicottaggio dai leader cristiani della Palestina nel documento Kairos[3], dalla società civile palestinese e da un crescente numero di associazioni ebraiche sia all’interno di Israele che nel mondo, e fa appello al popolo metodista affinché sostenga e si unisca al boicottaggio dei beni israeliani provenienti dagli insediamenti illegali”, ha detto la chiesa.

L’anno scorso, la Chiesa metodista ha costituito un gruppo di lavoro per “lavorare per la fine dell’occupazione, per la fine del blocco di Gaza, per il rispetto del diritto internazionale di tutte le parti in causa, e per una giusta pace per tutti nella regione”.

Il conseguente rapporto di 54 pagine promosso dal collegio ecclesiale, intitolato “Justice for Palestine and Israel”, ha provocato l’aspra condanna del Board of Deputies of British Jews [Consiglio dei Rappresentanti degli Ebrei Inglesi][4], del Council of Christians and Jews[5], e del rabbino capo inglese Jonathan Sacks.

In una dichiarazione diffusa dopo il voto di Mercoledì, il collegio ecclesiale ha detto che la decisione, votata all’unanimità, ha lo scopo di far cessare “l’attuale ingiustizia”.

“Questa decisione non è stata presa alla leggera, ma dopo mesi di approfondimenti, attente considerazioni e, infine, dopo il dibattito odierno in assemblea”, ha detto Christine Elliott, responsabile delle relazioni esterne. “Lo scopo del boicottaggio è di porre fine all’attuale ingiustizia. Risponde alla sfida posta dagli insediamenti ad una pace durevole nella regione”.

La leadership delle comunità ebraiche ha reagito con costernazione. In una dichiarazione congiunta, il Board of Deputies of British Jews e il Jewish Leadership Council hanno detto che “questo è un giorno molto triste, sia per le relazioni ebraico-metodiste che per chiunque auspichi un approccio positivo alla complessa questione delle relazioni israelo-palestinesi. Il Congresso metodista ha preso per buono un rapporto pieno di basilari inesattezze storiche – e di deliberati travisamenti e distorsioni – sulla teologia ebraica e la politica israeliana”.

“Questo rapporto decisamente difettoso è sintomatico di un procedimento fazioso: il gruppo di lavoro che ha scritto il rapporto aveva già raggiunto le proprie conclusioni all’inizio. I lettori esterni sono stati convolti per dare al procedimento una vernice di imparzialità, ma le loro critiche sono state respinte. Gli autori del rapporto hanno abusato della fiducia dei membri ordinari della Chiesa metodista – che pensavano di leggere e di votare un documento imparziale ed esaustivo – e hanno abusato della disponibilità della comunità ebraica, che ha cercato di impegnarsi in questa questione solo per scoprire che i nostri sforzi sono stati trattati come una sgradita distrazione”, recita la dichiarazione.

David Gifford, amministratore del Council of Christians and Jews, si è detto deluso che il punto di vista degli israeliani non sia stato sentito durante il dibattito.

“Sono molto deluso per la natura emotiva del dibattito, che ancora una volta non ha ascoltato il dolore e il grido degli israeliani”, ha detto Gifford. “Era giusto prestare ascolto al dolore dei palestinesi ma alla fine il voto del Congresso metodista ha deciso per il boicottaggio dei beni e dei servizi provenienti dalla Cisgiordania. Vedremo come tutto ciò influenzerà i rapporti della Chiesa metodista con altre chiese, con i CCJ [il Council of Christians and Jews] e con la comunità ebraica inglese”.

Il Board of Deputies ha detto che il congresso dovrebbe “stare a capo chino dalla vergogna”.

“Questo risultato è estremamente serio e grave, come sia noi che altri abbiamo ripetutamente spiegato nel corso delle ultime settimane. Israele sta alla base dell’identità degli ebrei e del giudaismo, ed è l’espressione delle aspirazioni spirituali, nazionali ed emotive ebraiche. Il sionismo non può essere semplicemente considerato illegittimo, nel modo in cui il congresso ha inteso fare. Tutto ciò puzza di insensibilità da mozzare il fiato, tanto grossolana quanto disinformata. Che tale posizione funga ora da fondamento per la politica della Chiesa metodista dovrebbe indurre il congresso a stare a capo chino dalla vergogna, esattamente come indurrà i nemici della pace e della riconciliazione ad esultare dalle retrovie”.

Gli attivisti antisionisti e anti-israeliani, che chiedono un boicottaggio globale di Israele, sono stati le fonti principali del documento. Tra costoro figurano gli accademici di origine israeliana Ilan Pappe e Avi Shlaim; Jeff Halper, dell’Israeli Committee against House Demolitions [Comitato Israeliano contro la Demolizione delle Case]; il vicario anglicano Stephen Seizer; e il giornalista residente a Beirut Robert Fisk.

Andrea Carancini