Onu boccia ddl intercettazioni, pronto a consigliare il governo italiano

Fa ancora molto discutere il Ddl intercettazioni che limita la libertà di stampa e che sarà discusso alla Camera il prossimo 29 luglio. Mentre la Stampa nazionale è pronta a fare ricorso alla Corte Europea, in caso d’approvazione del decreto legge, sono già numerose le associazioni che scenderanno di nuovo in piazza, come il popolo viola che, tramite i social network, stà organizzando un presidio, nella notte tra il 28 e 29 luglio, in piazza Montecitorio. Questa volta però, entra in campo l’Organizzazione delle Nazoni Unite (Onu) che rispetto a questo decreto ammonisce con una nota il governo italiano. 
Pronta la replica del Ministro per gli Affari Esteri, Franco Frattini che si dichiara “sconcertato e sopreso” nell’apprendere le dichiarazioni di Frank La Rue, il relatore speciale delle Nazioni Unite che vigila sulla libertà di espressione, che chiede che sia rivista o addirittura accantonata la cosiddetta “legge bavaglio” (ddl intercettazioni). In una nota, il rappresentante dell’Onu – ricordando anche la manifestazione del 9 luglio per la libertà di stampa – scrive che il ddl intercettazioni metterebbe a rischio la libertà di espressione e le indagini sulla corruzione. A quanto si appprende dall’agenzia Reuters, il ministro italiano, a margine del convegno Med Forum 2010 a Milano, avrebbe commentato che “in uno stato democratico e liberale quale è l’Italia, il parlamento sovrano decide, e sulle proposte in itinere nessuno deve e può interferire”. Infatti, secondo Frattini, “in tutti i Paesi liberali e democratici del mondo non è consentito alla pubblica accusa divulgare prima della sentenza definitiva elementi di indagine che devono restare segreti: questo per la semplice ragione che in democrazia si tutelano anche i diritti degli indagati”. Per il ministro Frattini “il processo mediatico è una barbarie, non un principio di diritto. Ecco perché – sostiene Frattini- credo si dovrebbero leggere le proposte legislative prima di fare interventi del genere”. 
Eppure il monito di La Rue è chiaro. Nella nota sottolinea non solo quanto queste disposizioni “potrebbero impedire ai giornalisti di fare giornalismo investigativo in campi di interesse pubblico”  ma anche quanto siano “sproporzionate le pene per i giornalisti e gli editori che pubblicano fatti di cronaca giudiziaria ed indagini investigative prima dell’inizio dei processi”.  Il ddl violerebbe, inoltre, un trattato internazionale che tutela i diritti civili e politici, che l’Italia ha ratificato, rispetto alla possibilità di condannare ad un massimo di quattro anni di carcere qualsiasi persona non giornalista professionista, che registri e pubblichi conversazioni senza il consenso delle persone coinvolte.
Il rappresentante dell’Onu che si è detto pertanto disponibile a consigliare il governo italiano su come rendere il disegno di legge conforme agli standard internazionali sulla libertà d’espressione, d’ora in avanti, avrà l’incarico di monitorare lo stato della libertà di stampa in Italia. 

C.D.