Debito pubblico record e il lavoro in nero occupa 3 milioni di irregolari

Il debito pubblico italiano sale a maggio e tocca i 1.827,1 miliardi di euro, aumentando di 15 miliardi rispetto al mese precedente e raggiungendo un nuovo record in valori assoluti. Dalla fine del 2009 il valore del debito italiano è salito di 65,8 miliardi, segnando un incremento del 3,7%. Nel 2009 le unità di lavoro non regolari in Italia ammontavano a 2,966 milioni, pari al 12,2% dell’ input di lavoro complessivo. La cifra è simile a quella dell’anno precedente ma allora incideva per un percentuale minore: l’11,2% del totale. In lieve crescita nel 2008 il valore aggiunto prodotto nell’area del sommerso economico tra i 255 e i 275 miliardi di euro con un peso, secondo i dati Istat tra il 16,3% e il 17,5% del Pil.

Rallenta il calo delle entrate fiscale. Tra gennaio e maggio il gettito tributario, calcolato secondo i criteri della Banca d’Italia, ha segnato una contrazione dell’1,3%, riducendo la flessione che nei primi 4 mesi era stata dell’1,8%. È quanto emerge dai dati pubblicati dal supplemento Finanza Pubblica del Bollettino Statistico della Banca d’Italia. A maggio – al netto dei fondi speciali per la riscossione, cioè del gettito incassato ma non contabilizzato, il gettito mostra un incremento dello 0,7%: gli incassi contabilizzati ammontano a 28.239 milioni contro i 28.035 dello stesso mese del 2009.

Le unità di lavoro non regolari in Italia sono 2,966 milioni, pari al 12,2% dell’input di lavoro complessivo. Lo afferma l’Istat nel rapporto sull’economia sommersa, che per il dato sul lavoro nero è aggiornato al 2009. Dal 2001 al 2009 si assiste ad una riduzione delle unità di lavoro non regolari e ad una crescita corrispondente di quelle regolari. «Oltre a fattori strettamente legati all’andamento del sistema economico – spiega l’Istat – le diverse dinamiche del lavoro regolare e non regolare sembrano essere riconducibili anche ad interventi normativi, rivolti sia al mercato del lavoro che a regolamentare il lavoro degli stranieri non residenti sul territorio». L’ Istat individua tre diverse tipologie di occupati in nero: gli irregolari residenti, gli stranieri non regolari e le attività plurime non regolari (in pratica chi svolge un secondo lavoro in nero).

IlMessaggero