Una causa legale insidiosa. E dispendiosa. Perché chiama la Giustizia a mettere sulla bilancia il diritto d’ informazione con quello alla difesa personale. Lunedì 12 luglio, nel quarto anniversario dello scoppio della Seconda Guerra del Libano, un gruppo di 91 cittadini israeliani e sotto le bombe di Hezbollah in quei giorni, ha presentato una causa da 1,2 miliardi di dollari in una corte federale statunitense contro l’emittente all news araba “Al-Jazeera”.

L’ accusa: aver aiutato il gruppo terroristico libanese Hezbollah nel lancio di missili sul territorio israeliano. Come? Trasmettendo in diretta video e grazie a un inviato le zone di confine tra i due Paesi. In questo modo – c’è scritto nella causa – i militanti potevano lanciare i razzi con sicurezza, essendo aggiornati costantemente dalla tv qatariota.

«Al-Jazeera ha intenzionalmente coperto con lunghe dirette i luoghi colpiti dai missili libanesi», hanno detto gli avvocati, «in violazione delle regole militari che impongono la censura, con lo scopo di consentire a Hezbollah di puntare i missili con più precisione».

L’avvocato Nitsana Darshan-Leitner ha detto allo Yedioth Ahronoth che «senza gli inviati di Al-Jazeera sul suolo israeliano, i militanti di Hezbollah non sarebbero stati in grado di colpire con precisione gli interessi dello Stato ebraico».

«Abbiamo soltanto fatto il nostro lavoro», hanno replicato dalla sede di Al-Jazeera, che ha uffici di corrispondenza anche a New York.

Ora tocca ai giudici federali Usa stabilire se prevale di più il diritto di cronaca o quello di difesa. Una sentenza che potrebbe cambiare molte cose. Non solo in Medio Oriente.

Leonard Berberi