Ad oggi sono 199 i casi di malattie legate all’esposizione alla marea nera,166 dei quali tra il personale impiegato nelle operazioni di pulizia delle coste

Cinque lavoratori indugiano con pale e sacchetti lungo le spiagge contaminate di Grand Isle, una piccola località nel sud-ovest del delta del Mississippi. Un sesto sorveglia i lavori. Indossano guanti di plastica e stivali di gomma, sopra una t-shirt e un paio di jeans. Solo un responsabile della pulizia a fine turno indossa una tuta impermeabile bianca. «Fanno turni da 20 minuti l’uno e poi riposano per altri 40 durante le ore più calde della giornata», spiega Bruce, un contractor per la sorveglianza, da anni in pensione, richiamato per monitorare i lavori di pulizia. «Lo vuole la Ocha, l’Occupational safety and health administration», precisa mentre gli spalatori si tergono la fronte con le braccia.

Giornalisti e curiosi per regola devono tenersi ad almeno 18 metri di distanza dai siti delle operazioni. «È per ragioni collegate alla sicurezza», sostiene Bruce, mentre pattuglia la spiaggia a bordo di un quad. Una sicurezza che però sembra essere non sufficiente per i lavoratori contrattualizzati da Bp per pulire le coste del Golfo del Messico.

Al momento secondo il Louisiana department of health and hospital, l’organismo responsabile della sanità a livello statale, si sono registrati 199 casi di malattie legati all’esposizione alla marea nera, 166 dei quali tra i lavoratori impiegati nelle operazioni di pulizia. Pochi i casi gravi ma secondo gli esperti gli effetti negativi del contatto con il petrolio ed agenti chimici, come il Corexit usato per disperdere il greggio, potrebbero manifestarsi solo dopo vari mesi. «Non si può escludere che possa accadere come con coloro che lavorarono nei siti di bonifica della Exxon–Valdez», spiega Chad Lauga, direttore in Louisiana del Sindacato Ibew, «dove l’80 per cento delle persone ebbe problemi di salute e in certi casi ci furono persino dei decessi, con effetti che però si manifestarono solo mesi dopo. Nelle operazioni del golfo inoltre molta gente non si cura delle precauzioni e Bp non si vuole assumere nessuna responsabilità per le persone assunte». Secondo l’amministrazione Obama i corsi per la sicurezza sul lavoro offerti da Bp non rispettano gli standard federali delle 40 ore fondamentali per imparare a utilizzare in maniera corretta sostanze chimiche. David Michaels, della Ocha, si è detto «preoccupato che questi corsi siamo stati notevolmente accorciati».

Per qualche lavoratore, però, specie i più giovani, in alcuni casi le misure precauzionali sono anche troppe. «Sono protezioni fastidiose e noi vogliamo lavorare per turni più lunghi», si lamenta Josh, un ragazzo nemmeno ventenne venuto a Grand Isle dal Texas in cerca di lavoro. «Sono delle “signorine”, si preoccupano troppo», commenta rude le misure di sicurezza imposte da Bp. «In un sistema totalmente deregolato come quello americano, la compagnia petrolifera non si cura minimamente di spiegare i potenziali effetti dell’esposizione al petrolio agli operai», spiega ancora Lauga. «Il governo però sta sul collo alla società. Tanto che si vocifera che Bp potrebbe usare i detenuti per alcuni lavori di bonifica. Loro difficilmente si metteranno a chiedere rimborsi». Dopo vent’anni i medici del lavoro sono concordi che le operazioni per ripulire i 250mila barili della Exxon-Valdez comportarono numerosi casi di tumore tra i lavoratori impiegati. Qua nel Golfo del Messico i barili sono svariati milioni. E il numero di persone operative, esposte al rischio di contrarre un cancro, è 46,200, dieci volte più alto.

Emanuele Bompan – Terranews