Maxi operazione contro la ndrangheta, Lombardia colonia delle cosche calabresi

    Maxi blitz di carabinieri e polizia contro la ‘ndrangheta: oltre 300 le persone arrestate in diverse parti d’Italia per vari reati. Si tratta, si apprende in ambienti investigativi, della piu’ imponente operazione di questo tipo degli ultimi anni.

    Nell’operazione, in corso dalle prime ore di questa mattina, sono impegnati 3.000 uomini dei carabinieri e della polizia di Stato. Le ordinanze di custodia cautelare sono in corso di esecuzione in Calabria e in diverse localita’ dell’Italia settentrionale. Le accuse vanno dall’associazione di tipo mafioso al traffico di armi e stupefacenti, dall’omicidio all’ estorsione, dall’usura ad altri gravi reati.

    Nel corso della maxi-operazione contro la ‘ndrangheta di carabinieri e polizia sono stati sottoposti a sequestro preventivo, riferiscono gli stessi investigatori, ”beni mobili e immobili per decine di milioni di euro”.

    La maxi-operazione di carabinieri e polizia – scattata stanotte e denominata ‘Il crimine’ – ha colpito le piu’ importanti e potenti famiglie della ‘ndrangheta delle province di Reggio Calabria, Vibo Valentia e Crotone, oltre alle loro proiezioni extraregionali ed estere. Di fatto sono state ”destrutturate”, dicono gli inquirenti, le cosche egemoni nel capoluogo reggino, nella fascia ionica ed in quella tirrenica, tra cui i Pelle di San Luca, i Commisso di Siderno, gli Acquino-Coluccio ed i Mazzaferro di Gioiosa Ionica, i Pesce-Bellocco e gli Oppedisano di Rosarno, gli Alvaro di Sinopoli, i Longo di Polistena, gli Iamonte di Melito Porto Salvo.

    PRESO DOMENICO OPPEDISANO,CONSIDERATO N.1 – Tra gli arrestati nel blitz contro la ‘ndrangheta, si apprende da fonti informate, c’e’ anche Domenico Oppedisano, 80 anni, considerato dagli investigatori l’attuale numero uno delle cosche calabresi. La sua nomina a ‘capocrimine’ – cioe’ colui che e’ al vertice dell’organismo che comanda su tutte le ‘ndrine ed e’ denominato ‘Provincia’ – sarebbe stata decisa il 19 agosto del 2009 nel corso del matrimonio tra Elisa Pelle e Giuseppe Barbaro, entrambi figli di boss. – Tra gli arrestati nel blitz contro la ‘ndrangheta, si apprende da fonti informate, c’e’ anche Domenico Oppedisano, 80 anni, considerato dagli investigatori l’attuale numero uno delle cosche calabresi. La sua nomina a ‘capocrimine’ – cioe’ colui che e’ al vertice dell’organismo che comanda su tutte le ‘ndrine ed e’ denominato ‘Provincia’ – sarebbe stata decisa il 19 agosto del 2009 nel corso del matrimonio tra Elisa Pelle e Giuseppe Barbaro, entrambi figli di boss.

    INFILTRAZIONI IN ECONOMIA DEL NORD – Gli oltre 300 arresti compiuti da carabinieri e polizia contro la ‘ndrangheta, riferiscono gli investigatori, scaturiscono da ”complesse indagini coordinate dalle procure distrettuali antimafia di Milano e Reggio Calabria”: indagini che ”hanno consentito di documentare la gestione delle attivita’ illecite in Calabria e le infiltrazioni della ‘ndrangheta nel nord Italia, dove stava estendendo i propri interessi illeciti in diversi settori economici”.

    ARRESTATO DIRETTORE ASL PAVIA – Nella maxi operazione di carabinieri e polizia, coordinata dalle Dda di Milano e di Reggio Calabria, e’ stato arrestato per associazione mafiosa e corruzione il direttore dell’Asl di Pavia, Carlo Antonio Chiriaco. Nell’inchiesta, che ha accertato infiltrazioni della ‘ndrangheta nel nord Italia, sono indagati anche l’assessore comunale di Pavia Pietro Trivi (per corruzione elettorale) e l’ex assessore provinciale milanese Antonio Oliviero (per corruzione e bancarotta). Tra gli indagati anche quattro carabinieri di Rho (Milano), uno dei quali per concorso esterno in associazione mafiosa.

    In manette anche Pino Neri, considerato il capo dell’ndrangheta in Lombardia. A quanto si e’ appreso da fonti investigative, Neri era, fino a prima dell’arresto, il vertice assoluto della mafia calabrese in Lombardia. Pino Neri, arrestato oggi per associazione mafiosa nel maxi-blitz di carabinieri e polizia, e’ accusato anche di avere convogliato voti elettorali su indicazione di Antonio Chiriaco, direttore della Asl di Pavia, anche lui finito in carcere per associazione mafiosa e corruzione. Da quanto si apprende, Neri, ritenuto il capo assoluto della mafia calabrese in Lombardia, avrebbe indirizzato, su indicazione di Chiriaco, voti a favore del deputato del Pdl Giancarlo Abelli, che risulta estraneo ai fatti e non e’ indagato.

    SOLDI IN BUSTA PER COMPRARE VOTI – Banconote infilate in una busta per comprare preferenze elettorali nel maggio del 2009, un mese prima delle elezioni comunali a Pavia. E’ quanto emerge in un passaggio dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip di Milano Andrea Ghinetti e che riguarda una parte degli oltre 300 arresti eseguiti dai carabinieri e dalla polizia nell’ambito della maxi operazione contro l”ndrangheta coordinata dalla dda di Milano e Reggio Calabria. Nel punto dell’ordinanza in cui si contesta la corruzione elettorale a Carlo Antonio Chiriaco, direttore sanitario della Asl di Pavia, in concorso con Cosimo Galetti, infermiere ospedaliero e Pietro Trivi, assessore comunale e avvocato (ex difensore del chirurgo Pier Paolo Brega Massone, il principale imputato al processo con al centro la Clinica Santa Rita), si fa riferimento a una conversazione telefonica in cui si parla di banconote inserite in una busta. Una somma, poche migliaia di euro, che secondo gli inquirenti sarebbe stata data a Galetti per comprare preferenze elettorali, circa 150 voti.

    MARONI, ‘NDRANGHETA COLPITA AL CUORE – ”Si tratta in assoluto della più importante operazione contro la ‘ndrangheta degli ultimi anni, che oggi viene colpita al cuore del suo sistema criminale sia sotto l’aspetto organizzativo che quello patrimoniale”. E’ quanto afferma il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, congratulandosi con il capo della Polizia, Antonio Manganelli, e con il comandante generale dell’Arma, Leonardo Gallitelli, “per l’eccezionale operazione antimafia condotta oggi in varie regioni d’Italia”. “Gli eccellenti risultati conseguiti in questi ultimi mesi contro la mafia – prosegue Maroni – sono il frutto di una costante ed efficace opera di coordinamento tra le Forze di polizia e la magistratura, tutte impegnate in modo straordinario nell’azione di contrasto alla criminalità organizzata”.

    INDAGINI, TENTATIVO METTERE MANI SU EXPO – Il tentativo di mettere le mani sugli appalti per l’Expo da parte della ‘ndrangheta e’ emerso dall’inchiesta coordinata dalla Dda di Milano e Reggio Calabria che oggi ha portato alla maxi operazione con oltre 300 arresti. Nelle indagini è stato ricostruito il tentativo, come si legge in una nota distribuita in conferenza stampa a Milano, di infiltrarsi nell’Expo in programma a Milano nel 2015.

    Ansa