Mondiale di calcio 2014 in Brasile, un antico legame unisce Africa e America Latina

Tre mani con i colori tradizionali del Brasile, il giallo e il verde, si uniscono per significare, in una forma stilizzata della Coppa Rimet, unione e fratellanza: è questo il ‘logo’, l’immagine-simbolo del prossimo Campionato del mondo di calcio in programma in Brasile da 13 Giugno al 13 Luglio 2014. Tra le 25 proposte presentate, è prevalsa, guarda caso, quella dell’agenzia brasiliana “Africa”, tracciando un’ulteriore legame con l’edizione dei Mondiali appena conclusa. Il collegamento più forte è però in quello spirito di unione e di fratellanza che si è già manifestato in Sudafrica e in tutta l’ Africa e che ora, con le tre mani gialle e verdi, sembra andare ben oltre il Brasile e abbracciare tutto il Sud del mondo. Presentata ufficialmente a Johannesburg dallo stesso presidente brasiliano Luiz Inacio Lula Da Silva – al termine di un viaggio in sei paesi africani tutto all’insegna della ‘Cooperazione Sud-Sud’ – la nuova versione del celebre ‘cono gelato’, appare anche più accattivante dell’ originale; non a caso della Commissione che l’ ha scelta facevano parte numerosi esponenti del mondo della cultura tra cui il celebre architetto Oscar Niemeyer e lo scrittore Paulo Coelho.

All’esordio del suo ultimo viaggio africano da presidente, Lula, rivolgendosi ai rappresentanti dell’Africa Occidentale riuniti nel vertici della Cedeao/Ecowas a Capoverde, aveva sottolineato la forza dei legami esistenti tra Africa e Brasile sin dal tempo della tratta di milioni di schiavi grazie ai quali il suo paese ha un inestinguibile debito verso l’ Africa, che solo una forte cooperazione già in atto ma soprattutto futura potrà forse in parte ripagare. A partire da una nuova università brasiliana per soli cittadini africani che aprirà i battenti entro quest’anno.

Mentre i primi preparativi per il 2014 sono già in corso, sono state scelte le città che ospiteranno le partite: Rio de Janeiro, San Paolo, Belo Horizonte, Porto Alegre, Brasilia, Curitiba, Salvador-Bahia, Recife, Natal, Fortaleza, Manaus e Cuiabà. Il passaggio del ‘pallone mondiale’ dall’ Africa all’ America Latina, pur in contesti socio-sportivo-ambientali molto diversi, sembra da una parte voler sottolineare la forza e il ruolo dei cosiddetti paesi emergenti e dall’altra sollecitare maggior sviluppo economico e più giustizia sociale in grandi paesi dell’emisfero meridionale finalmente affrancati da decenni di perfide dittature, razzismo e forme diverse di ‘apartheid’. Perché, da soli – senza altre infrastrutture e senza un preciso impegno di giustizia dei grandi verso i piccoli – i nuovi splendidi stadi di calcio realizzati in Africa e da costruire in Brasile, rischiano di diventare soltanto sterili monumenti, irragionevoli monoliti deposti nel deserto dal bieco affarismo che troppo spesso avvelena ovunque il mondo del calcio e la vita della gente, tifosi inclusi.

Misna