L’affaire dei veleni, orge e messe sataniche alla corte del Re Sole

Avvenuta in un’ epoca, il XVII secolo, tra le meno violente della storia e in un posto, la corte francese, che viveva all’ombra di un grande re,di un re che ne fece la nazione più influente d’Europa, Luigi XIV, le roi soleil, l’uomo che aveva detto, in un impeto d’orgoglio, ”l’etat c’est moi”, lo stato sono io, per rimarcare la sua profonda influenza nella vita politica e sociale della Francia.

E’ la storia, ed anche la fredda cronaca,di uno scandalo dalle proporzioni enormi,che travolse parte della nobiltà francese, che coinvolse donne, uomini, e, nella parte delle vittime, anche dei poveri bambini.

E’ una storia fatta di messe nere e stregoneria, di sacrifici umani, di ignoranza e di superstizione;è una storia che fosse avvenuta un secolo prima, avrebbe legittimato l’ esistenza e l’ uso dell’ inquisizione, per la presenza di vere streghe e di veri patti con il diavolo.

E’ una storia che inizia nel 1670, con la morte di un ufficiale di cavalleria,  Godin de Saint-Croix. Subito dopo i suoi funerali, gli eredi, rovistando tra gli incartamenti dell’ uomo, rinvennero un carteggio che rivelava una verità agghiacciante; Saint Croix aveva avuto una relazione con la Marchesa di Brinvilliers, che era rimasta misteriosamente orfana, perdendo in breve tempo il padre, le due sorelle e il fratello.

Le morti non erano accidentali o avvenute per cause naturali; tutti i membri della famiglia erano stati sterminati con il veleno. Il movente era un classico: un’ eredità sostanziosa, e la marchesa, dopo un breve processo, venne condannata alla forca, e giustiziata nel 1676.

Sembrava tutto finito, ed invece era l’ inizio di quello che storicamente viene definito come L’ affaire dei veleni.

Un anno dopo questi eventi, l’ inchiesta, che era continuata in segreto, arrivò ad un’ altra persona ambigua,Marie Bosse. Costei, in combutta con un’ altra donna dal passato oscuro, Catherine Voisin, aveva fornito veleni a membri della corte, della nobiltà e a insospettabili persone vicine allo stesso re di Francia

La commissione incaricata delle indagini scoprì una realtà incredibile; La Voisin e la Bosse,assieme ad una specie di mago, un ciarlatano ex prete, Guibourg, aveva costituito una vera e propria confraternita segreta, dedita a sabba infernali e a messe nere, rituali durante i quali venivano sacrificati anche bambini.

Re Luigi XIV, sconvolto dalla notizia, diede ordine al ministro Colbert di istituire una commissione d’ inchiesta reale,c he prese il nome di Camera ardente, definizione forse mutuata dal luogo dove si svolgevano gli interrogatori, una stanza paludata di nero e rischiarata solo da torce, o forse semplicemente dalla pena prevista per quel genere di reati, il rogo.

La commissione, al cui capo c’ era il luogotenente del re, Nicholas de La Reynie, non perse tempo e iniziò gli interrogatori dei sospetti.

La Voisin, sottoposta a tortura, confessò tutto, dal tentativo di assassinare lo stesso Luigi XIV alle orge cui non erano estranei personaggi della corte, dai tentativi di avvelenamento su commissione di numerosi coniugi a sabba satanici che si concludevano con sacrifici di bambini fatti rapire nei villaggi. Un campionario di orrori che fece rabbrividire gli stessi inquisitori, increduli del livello di abiezione raggiunto dalla donna.

Durante i sabba, condotti dallo spretato Guibourg, venivano sconsacrate ostie, venivano celebrate messe sataniche in chiese sconsacrate, messe durante le quali avvenivano vere e proprie orge a base di sesso, nelle quali non erano infrequenti sacrifici di bambini, sgozzati per recuperare sangue che poi veniva messo in pissidi e fatto circolare tra i presenti, messe in cui veniva evocato li Principe degli Inferi, Lucifero.

L’ inchiesta, tuttavia, era appena agli inizi; la donna iniziò a fare nomi e lo scandalo si allargò a macchia d’olio; i più bei nomi della nobiltà iniziarono ad apparire fra gli accusati.

Madame de Vivonne, Olimpia Mancini, contessa di Soissons,la contessa di Polignac, il duca di Luxembourg, la contessa di Roure; erano solo alcuni dei nomi nobili coinvolti nello scandalo, in pratica l’aristocrazia della corte francese.

Ma il nome che doveva fare più scalpore e scandalo venne fuori per ultimo, quasi che la Voisin avesse tentato di sottrarlo agli inquisitori; era un nome conosciuto a corte, un nome molto importante e soprattutto influente: Françoise Athénais, marchesa di Montespan (vedi ritratto a destra),amante ufficiale del re e sua favorita.

Nel frattempo la camera ardente arrivò ad un’ altra drammatica conclusione: molti degli indagati erano amici e parenti di Colbert, primo ministro francese. Lo scandalo quindi si mescolava allo scandalo, facendo tremare dalle fondamenta tutto lo stato francese.

La camera ardente a questo punto decise di usare il pugno di ferro e vennero arrestate 440 persone, tutte più o meno implicate nell’ affaire.

Oltre ai nobili c’erano molte persone della borghesia, amanti e mariti o mogli insoddisfatte, che avevano commissionato alla Voisin e alla Bosse veleni a base di arsenico, o altri veleni vegetali atti a provocare la morte dei malcapitati.

Gli inquisitori furono anche agevolati dal rinvenimento dell’ agenda personale della Voisin,nella quale figuravano i compensi ricevuti per la sua opera, i nomi dei vari committenti, cosa che si trasformò in uno spietato atto d’ accusa per gli imputati.

Il processo contro gli imputati si tenne senza pubblico e si risolse con la condanna di 37 persone alla pena capitale, fra le quali c’era la tristemente nota Voisin,che venne bruciata sul rogo per satania,omicidio e altri reati collegati al satanismo.

La scure del tribunale decapitò l’aristocrazia, anche se va detto che alcuni nobili più importanti sfuggirono al processo; i carteggi che li riguardavano scomparvero e con essi le accuse principali.

Anche la Montespan si salvò dal disonore della morte sul rogo; venne semplicemente bandita dalla corte, e perse tutta la sua influenza sul re, oltre che essere marchiata per sempre in maniera infamante come infanticida e seguace del diavolo.

Gli atti del processo,a onor del vero, ridimensionarono in parte il suo ruolo. Stando agli inquisitori, la donna più che complottare contro il re, aveva cercato, tramite i sabba infernali, di resuscitare l’ interesse del re nei suoi confronti, che era andato, man mano, affievolendosi, in favore di altre damigelle della corte.

Lo scandalo terribile, in capo a qualche anno venne dimenticato; alcuni condannati si suicidarono, altri vennero condannati all’esilio, altri ancora scontarono lunghe pene detentive.

La nobiltà, grazie ad un colpo di spugna del re, preoccupato delle ricadute politiche sulla corte, riuscì a venirne fuori alla meno peggio.

A pagare furono soprattutto i borghesi e i piccoli nobili citati dalla Voisin nei suoi diari.

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