Nave libica circondata da marina israeliana, Amalthea approda in porto egiziano

È riuscita a superare le difficoltà tecniche della nottata e ha ripreso la sua navigazione il cargo Amalthea che trasporta aiuti umanitari donati dalla Libia alla popolazione palestinese di Gaza. Secondo la radio militare israeliana la nave «sembra diretta» adesso verso il porto egiziano di el-Arish. La Amalthea, hanno aggiunto le fonti, viene comunque seguita da vicino da imbarcazioni della marina militare israeliana per accertarsi che non tenti a sorpresa di forzare il blocco marino imposto a Gaza. Il premier israeliano Benyamin Netanyahu, aggiunge il sito web di Yediot Ahronot, segue da vicino gli sviluppi della situazione.

Il cargo noleggiato dai libici che cerca di raggiungere Gaza era rimasto bloccato nella notte in alto mare per un guasto al motore ed è tenuto sotto stretta sorveglianza dalla marina israeliana. Non è chiaro dove sia diretto il cargo: se verso Gaza (come afferma la Fondazione Gheddafi, che l’ha noleggiato e caricato con 2.000 tonnellate di aiuti) o verso il porto egiziano di Al Arich (come rivela la sicurezza egiziana). «A causa di un guasto al motore, la nave avanza lentamente. Ma al momento, si è fermata – ha spiegato nella notte da Tripoli il direttore esecutivo della Fondazione Gheddafi, Youssef Sawan -. La marina israeliana ci impedisce di muoverci. Otto navi da guerra israeliane circondano il cargo e gli impediscono di procedere verso Gaza».

La radio pubblica israeliana aveva riferito che l’Amalthea ha gettato l’ancora a causa di un guasto al motore. La radio ha trasmesso una conversazione fra la marina e il cargo, nella quale un membro dell’equipaggio (probabilmente il comandante cubano) dice «il mio motore principale è fuori servizio, stiamo lavorando per ripararlo». Un portavoce militare israeliano ha riferito che «la marina israeliana ha cominciato i preparativi per fermare la nave se tenta di violare il blocco marittimo».

Partita sabato sera dalla Grecia, la Amalthea contava di arrivare stamani a Gaza. Un responsabile dei servizi di sicurezza egiziani ha detto che «la nave di aiuti libica arriverà domani mattina nel porto di Al Arich, dove ha avuto l’autorizzazione dalle autorità egiziane a scaricare il suo carico». Ma il direttore della Fondazione Gheddafi ha risposto che «il cargo non si dirige verso il porto di Al Arich. Mantiene la prua verso Gaza.- Non cambierà direzione» Secondo la radio israeliana la Amalthea si trova a 30 miglia da Port Said (Egitto).

Ieri il capitano, piegandosi in apparenza alle pressioni israeliane, ha chiesto alle autorità egiziane del porto di el-Arish (Sinai settentrionale) il permesso di attraccare. Ma in seguito gli organizzatori libici della missione hanno ribadito che la Amalthea non ha rinunciato al proprio obiettivo originale di raggiungere il porto di Gaza: una decisione a cui la marina militare israeliana si oppone. Secondo la radio militare, la Amalthea (che batte bandiera moldava) è seguita da vicino da corvette israeliane, mentre i membri dell’unità di elite “Flottilla 13” sono pronti ad assumere il suo controllo – se necessario – per condurla al porto israeliano di Ashdod.

Nei giorni scorsi i dirigenti israeliani hanno ribadito che gli aiuti umanitari libici possono essere inoltrati a Gaza via terra: da el-Arish o da Ashdod. Intanto a Gaza il deputato Jamal al-Khudari (presidente del Comitato popolare di lotta al blocco israeliano) ha riferito di aver perso i contatti radio con la Amalthea. A suo parere la missione ha già conseguito un successo importante: l’aver sensibilizzato ancora una volta l’opinione pubblica internazionale sulle difficoltà provocate alla popolazione di Gaza dal blocco marino mantenuto da Israele.

Freedom flottiglia: deputata araba della Knesset perde privilegi parlamentari. La deputata araba israeliana Hanin Zuabi che era a bordo della nave turca Mavi Marmara, teatro lo scorso maggio di un sanguinoso blitz israeliano, è stata privata ieri dalla Knesset di tre importanti privilegi parlamentari. Lo riferisce l’edizione on line del quotidiano israeliano Haaretz. Con 34 voti a favore e 16 contrari, una commissione della Knesset, al termine di un infuocato dibattito, ha revocato alla Zuabi – del partito nazionalista Balad – il diritto di uscire dal Paese, anche in caso sia implicata in un crimine, le ha tolto il passaporto diplomatico e il diritto di poter disporre degli appositi fondi della Knesset per coprire eventuali spese legali. «Mi state punendo per vendetta – ha detto Zuabi – io ho il diritto e il dovere di lottare per i miei diritti e i valori» in cui credo. «Lei non ha posto in seno alla Knesset israeliana – le ha ribattuto il parlamentare del Likud Yariv Levin, presidente della commissione che ha deciso per la revoca dei privilegi – lei è indegna di possedere la cittadinanza israeliana e mette in imbarazzo i cittadini di Israele, il Parlamento, la popolazione araba e la sua famiglia». Una deputata di Israel Beitenu (destra radicale) ha consigliato alla Zuabi di rivolgersi al presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad e «chiedergli un passaporto diplomatico iraniano». Il partito Balad ha condannato la decisione, definendola «razzista e anti-democratica».

IlMessaggero