Pino Neri, chi è il boss della ndrangheta in Lombardia

Quando viene coinvolto nell’ inchiesta “La notte dei fiori di San Vito” è un perfetto insospettabile. Ma alcuni collaboratori di giustizia lo indicano come il capo del “locale di Pavia”.

Viene condannato alla pena definitiva di anni 9 di reclusione, ma solo per la parte che riguarda traffici di stupefacenti, pena che in parte sconta in carcere e in parte agli arresti domiciliari per motivi di salute, poiché ha subito un trapianto cardiaco.

Pino Neri, 52enne nativo di Taurianova, in provincia di Reggio Calabria, dopo la bufera giudiziaria rientra in gioco e torna a essere, sul campo, uno dei capicosca più carismatici del nord Italia. E’ lui, infatti, incaricato dalla “Provincia” calabrese, ad aprire, con un discorso da politico navigato, la riunione che si tiene il 31 ottobre 2009 a Paderno Dugnano, nel centro per anziani “Falcone e Borsellino”, dove i capi delle famiglie lombarde indicheranno in Pasquale Zappia il mastro generale de “La Lombardia”, l’organismo supremo delle cosche di quel territorio.

A Neri, infatti, gli inquirenti contestano in particolare di aver dato vita a un’organizzazione diversa dalla classica struttura ‘ndranghetistica, non solo orizzontale ma anche verticale, una specie di organo di coordinamento.

Vincenzo Mandalari, uomo di un certo peso negli assetti della ‘ndrangheta lombarda, uno di quelli che punta alla successione dopo l’uccisione dell’indipendentista Carmelo Novella, dice: “[…] non dimentichiamo che Pino Neri era la testa quando gli altri non sapevano neanche chi era la testa”. Neri gode anche della stima dell’anziano Domenico Oppedisano, ritenuto dagli inquirenti il vero coordinatore delle cosche in Calabria: (inc)… Pino Neri …(inc)… la responsabilità …(inc)… è nella Lombardia”.

Pino Neri sarebbe, secondo le indagini condotte dal Procuratore Aggiunto di Milano, Ilda Boccassini, un uomo con amicizie influenti anche nelle istituzioni. Neri si sarebbe interessato anche della campagna elettorale del consigliere regionale Giancarlo Abelli. Abelli (che non è tra gli indagati) viene eletto al “Pirellone” (sede della Giunta Regionale della Lombardia) nelle file del Popolo della Libertà. Rinuncerà all’incarico per restare deputato del Parlamento italiano.

Abelli viene eletto nella circoscrizione di Pavia, di cui Pino Neri, secondo le risultanze investigative, sarebbe il capo locale. Secondo l’accusa, sarebbe stato Carlo Antonio Chiriaco, direttore dell’Asl di Pavia, reggino di nascita, a dirottare i voti di Neri e dei suoi sodali su Giancarlo Abelli.

E se Chiriaco, assistito dall’avvocato Maria Teresa Zampogna, comparirà oggi davanti al Gip di Milano, Andrea Ghinetti, che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, il deputato Giancarlo Abelli ha seccamente smentito di aver mai chiesto qualcosa ai soggetti coinvolti nell’indagine. “Non conosco questo signore’” ha detto Abelli interpellato dall’ANSA riferendosi a Neri. “Conosco Chiriaco che è stato medico del San Matteo, poi ispettore – ha aggiunto – Non conosco i fatti per cui sono stati arrestati”.

E’ passato parecchio tempo dall’operazione del 1994, contro il clan Mazzaferro, al termine della quale Pino Neri rimedierà una condanna a 9 anni di reclusione per droga. Tra gli indagati, alcuni anche arrestati, poliziotti, carabinieri, finanzieri e anche un magistrato: secondo uno dei pentiti, il gruppo criminale aveva anche progettato un attentato contro il vicequestore Carmelo Casabona, oggi Questore di Reggio Calabria.

Erano gli anni in cui la ‘ndrangheta al nord cresceva in silenzio e solo di rado veniva colpita con forza. Forza che, invece, le cosche hanno accumulato negli anni. Forza di cui Pino Neri sarebbe la massima espressione.

Claudio Cordova- Strill.it