Statale 36, la longa manus di Impregilo: 228 milioni per 4 Km di strada

Sono i quattro chilometri più incredibili della storia stradale nazionale. Quattro chilometri e 272 metri per l’esattezza, dal chilometro 8,555 al chilometro 12,827 della statale 36 del Lago di Como e dello Spluga compreso lo svincolo al chilometro 9,030 di Cinisello Balsamo. Sapete quando è cominciata la vicenda di quel pezzettino di asfalto? Dieci anni fa. Sapete quanta strada è stata costruita nel frattempo dal gigante delle costruzioni Impregilo della triade Benetton-Ligresti-Gavio che si è aggiudicato l’appalto? Il 34 per cento, secondo quanto ufficialmente dichiarato dall’Anas al Fatto, 1.452 metri, con una progressione di 145 metri e 20 centimetri circa all’ anno. C’è di uguale nel mondo? Badate bene, quei 4 chilometri non collegano con ponti arditi le sponde del lago, non sono in una zona montuosa da bucare come un groviera con i tunnel e neppure in una landa desolata o disseminata di reperti archeologici ovunque nel sottosuolo che costringono a fermare i lavori. Quel pezzetto di strada si trova nel bel mezzo della pianura padana, in una situazione tra le più lineari e prevedibili per la realizzazione di una via pubblica.

I COSTI STIMATI. Sapete quanto era previsto che costasse all’inizio quella strada? 93 milioni di euro di lavori che poi salivano a 116 con le spese per gli espropri, le prove di collaudo e l’eliminazione di interferenze varie (elettrodotti, cavi, condutture, impianti etc.). Un numero spropositato di interferenze, cioè impedimenti spesso non previsti nel progetto originario anche se assolutamente prevedibili, quasi un centinaio, alcuni veramente macroscopici. Pare addirittura che i progettisti non si siano accorti che da quelle parti passa il metanodotto della Snam, un tubo di quasi 2 metri di diametro che attraversa mezza Europa e mezza Italia.

E QUELLI EFFETTIVI. Sapete quanto costeranno quei quattro chilometri alla fine? A dicembre 2007 l’importo era già salito a 146 milioni di euro a cui però andavano aggiunti altri soldi per nuovi espropri, non meglio precisate spese tecniche e varie così da arrivare a un totale di 187 milioni. Nel frattempo i comuni della zona hanno richiesto “ulteriori interventi” e i tecnici si sono accorti che ci sono altre “interferenze” da eliminare, cosicché il costo della sfortunata statale 36 del lago di Como è ufficialmente salito (dati Anas) alla bella cifra di 228 milioni di euro. E non è finita perché la stessa Anas informa che “sarà necessario prevedere una seconda perizia di variante tecnica”, altri 36 milioni di euro almeno, e così il totale sale a 264 milioni. L’importo a chilometro che all’inizio era di circa 27 milioni di euro in dieci anni è arrivato a 61,7. Qualcuno si è bruciato la carriera con questa storia? Qualcuno ha dovuto rendere conto per i ritardi e la lievitazione dei costi? La Corte dei Conti ha avviato qualche procedura per accertare le responsabilità per gli eventuali danni erariali? Non risulta. Il progetto originario per la statale 36 fu elaborato nel 2000 dalla società Bonifica ai tempi in cui amministratore era Massimo Averardi che qualche tempo dopo, forse come ricompensa per quel piano evidentemente mal studiato, fu assunto dall’Anas in qualità di direttore della progettazione, una qualifica che gli consentì di esaminare e ovviamente di approvare il suo stesso progetto.

TENGO FAMIGLIA. Sui lavori hanno poi vigilato due diversi responsabili della società delle strade: Angelo Adamo e Vittoriano Picca. Il primo nel 2005 redige un verbale in cui enumera pedissequamente i clamorosi errori di progettazione dell’opera per arrivare alla fine ad una conclusione sorprendente e clamorosa. Non dice: fermi tutti, quel piano è irrealizzabile. Anzi, dà il suo ok alla stipula del contratto con Impregilo. Qualche tempo dopo Adamo è andato in pensione e al Compartimento di Torino è stato assunto il figlio, Francesco Giuseppe. Anche Picca, il secondo responsabile del procedimento per la statale del lago di Como, ha formalmente lasciato l’Anas e anche a lui l’azienda delle strade ha assunto i figli, Elisabetta al compartimento di Bari e Ernesto a Napoli. In più ha ottenuto un contratto a termine, è stato promosso all’Ispettorato di controllo e gli è stato affidato un incarico a progetto. Per seguire quale lavoro? La statale del Lago di Como, ovviamente. Non è finita. Nel frattempo è andato in pensione pure il potentissimo direttore centrale dei lavori Anas, Michele Minenna, ma anche lui non ha affatto lasciato l’azienda, ha continuato a svolgere la stessa mansione con un contratto a tempo, rinnovato periodicamente, e poi è stato nominato Condirettore generale. Incarico che gli ha consentito di firmare il contratto di consulenza per la statale del lago di Como all’altro pensionato Picca. Infine il presidente e direttore generale dell’azienda stradale pubblica, Pietro Ciucci. Nel verbale di accordo con Impregilo per la prima perizia di variante da lui firmato il 28 settembre 2007 e successivamente in Consiglio di amministrazione, Ciucci inspiegabilmente modifica le motivazioni alla base della stessa perizia di variante: non più errori progettuali (articolo 25, comma 1, lettera d della legge 109/94), come è nella realtà, come aveva dichiarato a suo tempo l’ingegner Adamo e come sta scritto nel contratto di appalto con Impregilo, ma “rinvenimenti non prevedibili” (tipo un tempio romano o altri reperti archeologici che lì non ci sono e comunque non sono mai stati rintracciati). Nel verbale scompare la originaria lettera d e subentra la b-bis che infine diventa lettera c dell’articolo 132 del decreto legislativo 163 del 2006. A prima vista si tratta di modifiche impercettibili, ma le conseguenze pratiche sono dirompenti: la responsabilità per i maggiori lavori (e i maggiori costi, una cinquantina di milioni di euro, che Anas riconosce ad Impregilo) non è più imputabile ad un errore progettuale, ma frutto di un caso fortuito, un “rinvenimento non prevedibile”, appunto.

Conclusione: nessuno ha colpa e quindi nessuno dei manager coinvolti nell’ affare ci rimette, anzi, fanno tutti carriera. I lavori, però, non vanno avanti, i costi schizzano alle stelle, l’ Anas paga senza batter ciglio, Impregilo incassa. E intanto i pedaggi autostradali aumentano.

Daniele Martini – Il Fatto Quotidiano