Cina, scontri etnici per una fabbrica che inquina acqua potabile di un fiume

In migliaia protestano contro una fabbrica di alluminio che inquina, ma le guardie private li bastonano. Sit in e scontri con la polizia. I residenti sono etnici Zhuang.

Pechino – Migliaia di etnici Zhuang sono scesi in strada nella contea di Jingxi, nel Guangxi Zhuang, per protestare contro l’ inquinamento di una locale fabbrica di alluminio che avvelena l’ acqua potabile di decine di villaggi.

I residenti hanno dapprima fatto irruzione nella fabbrica la notte dell’11 luglio, devastando le attrezzature. Poi il 13 luglio hanno bloccato le strade e la ferrovia e circondato il palazzo del governatore della contea, fronteggiati da oltre 1.000 poliziotti.

Huang An del villaggio di Lingwuan racconta al South China Morning Post che la partecipazione alla protesta è stata massiccia e che “la strada che porta al palazzo del governo, lunga diversi chilometri, è stata riempita dai residenti che gridavano slogan, la polizia armata ha sparato in aria come ammonimento ai dimostranti infuriati”.

I dimostranti avevano scritto frasi di protesta persino sui vestiti. Negli scontri con la polizia ci sono stati almeno 100 feriti e diverse auto sono state incendiate. Ieri sono proseguite le proteste e ci sono stati nuovi scontri.

I residenti protestano che l’acqua del fiume “è rossa e molto inquinata per gli scarichi non depurati della fabbrica. Non osiamo berla”. La situazione è molto grave anche per l’eccezionale siccità che ha colpito la zona, che ha lasciato oltre 2,2 milioni di persone e 1,1 milioni di bestiame con poca acqua e 740mila ettari di terreno troppo aridi per essere coltivati.

Diversa la versione ufficiale delle autorità di Jinxi e dell’agenzia statale Xinhua, che dicono che i residenti si sono opposti alla costruzione di una strada per la fabbrica di alluminio, senza parlare dell’inquinamento. Un funzionario della contea conferma che i primi scontri con la polizia ci sono stati quando personale della fabbrica ha cercato di ricostruire una strada vicino a Lingwan e i residenti si sono opposti. Da questo sono nate le successive proteste. In precedenza c’erano state dimostrazioni pacifiche fuori della fabbrica, ma le guardie private avevano malmenato i dimostranti.

Nei mesi scorsi molte abitazioni della zona sono state anche invase da un’improvvisa inondazione, con danni per milioni di yuan. Il governo parla di un leggero terremoto, ma i residenti dicono che i lavori di costruzione della fabbrica sono stati molto invasivi, hanno tentato di demolire una montagna e con probabilità hanno fatto emergere un fiume sotterraneo.

Secondo dati ufficiali, nel 2008 in Cina ci sono state almeno 87mila proteste di massa per ragioni economiche, contro impianti inquinanti, espropri coatti di terreni e case, datori di lavoro che non pagano i salari e altro. La polizia è spesso intervenuta dalla parte delle autorità e degli imprenditori, scatenando scontri anche violenti. Nella contea Jinxi di oltre il 96% degli abitanti sono Zhuang, una delle più estese minoranze etniche del Paese. Per cui è alto il rischio che le proteste assumano anche connotati etnici, come è avvenuto negli anni scorsi per lo Xinjiang e per il Tibet.

Asianews