Haiti, dopo il terremoto 800mila bambini senza casa e in schiavitù

Essere un restavek può sembrare un privilegio agli occhi dei bambini haitiani più poveri, una via d’uscita dalla miseria. Ma la parola creola, che significa ‘stare con’, è un marchio che bolla i piccoli affidati dai genitori a una famiglia benestante per fare i lavori di casa in cambio di un’istruzione, di cibo e di un tetto. Un sinonimo di schiavitù e sfruttamento dell’infanzia. E dal terremoto del 12 gennaio, che ha devastato Haiti e ha lasciato una generazione di senza tetto e orfani, i restavek sono aumentati.

“Nei momenti di crisi i bambini soli patiscono più privazioni degli altri, viene dato loro poco cibo e sono maltrattati”, ha detto alla ‘Cnn’ Jean Robert Cadet, autore del libro ‘Restavek’, in cui racconta la sua storia di bambino che fugge dalla schiavitù. Cadet è stato testimone del reclutamento di minorenni nei campi di terremotati e teme che il persistere dell’emergenza aggravi il fenomeno: “Prima del sisma c’erano 300mila restavek sull’isola, ma questa cifra rischia di raddoppiare se non si interviene con determinazione”.

Peggiore dell’essere un restavek è essere una bambina restavek. Le ragazze sono l’80 per cento dei minorenni ridotti in schiavitù. Per loro allo sfruttamento come domestiche si aggiungono gli abusi sessuali e se malauguratamente restano incinte sono cacciate di casa, completamente abbandonate.

Una risposta efficace è l’istruzione, secondo Cadet e l’ong haitiana Restavek Freedom. Ad Haiti non è un diritto ma un privilegio: il 90 per cento delle scuole sono private e prima del terremoto, secondo l’Unicef, erano frequentate da meno della metà dei bambini in età scolare. Adesso l’80 per cento delle infrastrutture scolastiche è distrutto o inagibile.

Trascorsi sei mesi dal terremoto, il più devastante negli ultimi due secoli, ad Haiti è ancora emergenza e la ricostruzione procede lentamente. Due milioni di persone sono senza casa e tra loro ci sono 800mila bambini

Ntnn