Manovra finanziaria, il rigore di Tremonti non taglia le spese di guerra

No. Non va bene. L’ Ecofin avrà anche dato il suo ok alla manovra finanziaria, ma non va bene. Non che non vada fatta. Ci mancherebbe. Siamo troppo vicini a Grecia e Portogallo per non assumerci “qui ed ora” le nostre responsabilità. Ma è troppo evidente l’ iniquità tra le diverse voci di bilancio. Una su tutte, la pace.

Vengono, infatti, tagliati i fondi per il Servizio civile nazionale che è la più importante esperienza d’ impegno civico, promozione della pace, difesa non armata e nonviolenta della patria atta a favorire la crescita di una cittadinanza attiva. Nel contempo si stanziano fondi per realizzare corsi di 3 settimane per avvicinare i giovani ai “valori” delle armi e della guerra. La cosiddetta “Legge Balilla” costerà a tutti noi 20 milioni di euro, così ripartiti: €6.599.720 per il 2010, €5.846.720 per il 2011 e €7.500.000 per il 2012.

Insomma, questi denari risultano difficilmente compatibili con il “rigore” di Tremonti. Le medesime risorse potrebbero essere utilizzate in modo proficuo valorizzando il servizio civile, le iniziative di formazione culturale ed il finanziamento dei fondi destinati alla cooperazione internazionale, secondo gli impegni assunti dall’ Italia in tutti i vertici G8.

Ma il vero problema non è meramente economico ma culturale. Siamo incapaci a “leggere il presente”, a dare “senso alle cose” e, quindi, immaginare nuovi scenari perché i tempi son cambiati.

Guardiamo gli alpini, per esempio. Da mezzo secolo non più in guerra si sono messi a servizio delle comunità ove abitano. Sono contigui ai Vigili del Fuoco volontari. Ha senso reindirizzare i molti giovani che si avvicinano alle loro organizzazioni verso un’esperienza di leva militare per quanto breve?

Altre foto. Mancano i fondi per la polizia e, nonostante questo, abbiamo una magistratura impegnata in una straordinaria lotta contro tutte le mafie. Mancano i fondi per gli enti locali e i loro servizi alla persona (asili, scuola, università, cultura, ricerca, spazi giovanili, salute) che equivarrà ad un maggior rancore verso i territori autonomi come il nostro. Mancano i fondi ed i regolamenti per ricostruire l’ Aquila e per mettere in sicurezza tante parti del nostro paese colpite da speculazione ed incuria. Mancano i fondi per la bassa velocità ed i pendolari saranno costretti a ricorrere all’auto in un processo inverso rispetto all’Europa.

Vanno quindi poste alcune domande: possiamo continuare a spendere 5 miliardi all’ anno a sostegno delle industrie d’armi? Possiamo permetterci un esercito professionale di 190mila uomini, tra i quali il numero dei comandanti – 600 generali e ammiragli, 2.660 colonnelli e decine di migliaia di altri ufficiali – supera quello dei comandati? Possiamo spendere 16 miliardi di europer acquistare 131 bombardieri senza chiederci perché?

Non sono pregiudizialmente contro le operazioni d’ interposizione anche militare (peacekeeping) sotto l’ egida dell’Onu. Le vergogne di Rwanda e di Srebrenica sono indelebili, ma per queste operazioni servono uomini preparati e mezzi blindati e non la portaerei Cavour. Non i caccia. Quelle macchine non potremo e non dovremo mai usare.

Insomma, siamo pronti a subire nuovi tagli ed a fare nuovi sacrifici. Ma per tutti.

Fabio Pipinato (direttore di Unimondo)