Melfi, Fiat licenzia tre operai dopo corteo: due di loro sono sindacalisti Fiom

MILANO – Tre operai del reparto montaggio dello stabilimento di Melfi (Potenza) della Fiat – dove si produce la Punto Evo – sono stati licenziati dall’azienda, che li ha sospesi giovedì scorso con l’accusa di aver ostacolato il percorso di un carrello robotizzato durante un corteo interno. Dei tre operai, uno ha ricevuto stamani, attraverso un telegramma, la comunicazione del licenziamento; gli altri due, che sono delegati della Fiom, non hanno ancora ricevuto finora alcuna comunicazione, ma i dirigenti della loro organizzazione sono sicuri del provvedimento.

LA MOTIVAZIONE – La sospensione fu decisa perché il blocco del carrello robotizzato, secondo l’azienda, impediva ad altri operai, che non partecipavano allo sciopero e al corteo interno, di lavorare. I tre operai licenziati circa un’ora fa sono saliti sulla «Porta Venosina», un antico monumento situato a Melfi, nel centro storico. Emanuele De Nicola, segretario regionale della Basilicata della Fiom, ha annunciato che la manifestazione in programma venerdì prossimo, 16 luglio – con sciopero di otto ore anche nelle fabbriche dell’indotto – si svolgerà non più a Potenza ma proprio a Melfi. Un corteo raggiungerà la Porta Venosina partendo da una delle piazze principali della città.

LA LETTERA – Intanto, i lavoratori della Fiom di Mirafiori iscritti alla Fiom hanno distribuito durante un corteo una lettera all’amministratore delegato Fiat, Sergio Marchionne, per invitarlo a un confronto «senza filtri e finzioni mediatiche». Nella missiva, che risponde a quella inviata da Marchionne ai lavoratori Fiat, la Fiom scrive che «anche noi siamo consapevoli di attraversare una crisi senza precedenti e una fase molto delicata che influenzerà il nostro futuro. L’assenza di una politica industriale in Italia e nei confronti dell’autoveicolo, manca almeno dalla seconda metà degli anni ’60, con grandi responsabilità di chi si è succeduto nel governo del Paese e più recentemente ha illuso gli italiani che si poteva crescere senza industria». «Purtroppo – prosegue la lettera – constatiamo che il conto di queste mancate politiche viene sempre pagato dai lavoratori. Ed è per questo che, pur apprezzando gli investimenti previsti dal piano industriale, non comprendiamo come e perché solo i lavoratori debbano pagarne la realizzazione, con governo e politica che al massimo fanno i tifosi per i propri fini. Noi, che dopo 25 anni di lavoro in Fiat, spesso con operazioni ripetute ogni minuto, facendo i turni, non raggiungiamo i 1200 euro al mese, non possiamo credere che non vi siano alternative al peggioramento della nostra vita e alla nostra condizione di lavoro».

MARCEGAGLIA – La presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha accolto positivamente la notizia: «Intanto è importante questo passo, che io leggo come un’apertura – ha detto la presidente di Confindustria a margine dell’assemblea degli industriali di Novara -. Credo che l’accordo su Pomigliano non potrà essere modificato, visto che è già stato siglato da altri sindacati, ma la ricerca del dialogo non può che essere un fatto positivo. Del resto, devo dire che di recente la capacità di interloquire tra mondo delle imprese e rappresentanti dei lavoratori si è accentuato e c’è molta meno conflittualità. Anche con la Cgil, con la quale abbiamo siglato diversi accordi. E se la Fiom tornerà a trattare per noi è un aspetto positivo».

Ansa