Disastro umanitario in Cisgiordania, posti di blocco israeliani ostacolano vita quotidiana

Secondo l’ organizzazione ‘Save the Children’, con sede in Gran Bretagna, la situazione di molti palestinesi in Cisgiordania viene spesso ignorata, essendo l’ attenzione di solito concentrata sul disastro umanitario a Gaza. Da un rapporto di Save the Children emerge che nel 60% della Cisgiordania che ricade sotto il diretto controllo di Israele – la cosiddetta Area C – la drammaticità delle circostanze viene spesso sottostimata.

Il numero delle persone interessate è decisamente minore rispetto a quello di Gaza, ma secondo Save the Children questo non è un motivo sufficiente per non occuparsi di esse – e questa posizione appare giustificata, poiché nelle “sacche di povertà” della Cisgiordania le condizioni di vita possono essere addirittura peggiori di quelle nella Striscia di Gaza. Ad esempio, mentre a Gaza il 61% della popolazione è minacciato dalla scarsità di cibo, tale percentuale può salire fino al 79% in alcune aree della Cisgiordania.

Soprattutto nella Valle del Giordano, che occupa circa il 30% della Cisgiordania, la situazione può a volte assumere condizioni estremamente allarmanti. Prima dell’occupazione del 1967, il numero dei palestinesi che abitavano la zona era compreso fra i 200.000 ed i 320.000. Da allora la maggior parte del territorio è stato “inghiottito” da insediamenti israeliani e zone militari chiuse. Ciò che rimaneva è stato dichiarato riserva naturale dal governo israeliano, oppure messo da parte dallo stato sionista per la costruzione di futuri insediamenti.

Ora solo il 6% della terra è lasciata alla popolazione indigena, il che spiega come mai siano solo 56.000 i palestinesi rimasti sul posto. La maggior parte di essi risiede nella città di Gerico. Ad ogni modo, è la situazione delle piccole comunità dedite all’agricoltura o alla pastorizia, che vivono nelle aree rurali, ad essere la più problematica. Gli abitanti sono stati evacuati sulla base di ordinanze militari, temporaneamente o permanentemente. Le case sono state abbattute e le terre confiscate per essere usate dalle Forze di Difesa Israeliane (IDF), o per nuovi insediamenti. Israele si rifiuta di concedere il permesso di costruire case alla popolazione locale, costringendo molti a vivere in tende.

Tale rifiuto porta anche alla mancanza di scuole, e spinge i bambini a doversi confrontare con la scelta di dover viaggiare per molte ore ogni giorno per poter ottenere un’istruzione, oppure essere separati dalle proprie famiglie. Inoltre, Israele non è nemmeno disposta a dare il permesso per la riparazione di infrastrutture essenziali, come strade o fognature.

Israele non è disposta a rendere la vita facile ai palestinesi che vivono nella Valle del Giordano. L’area è raggiungibile solamente attraverso tre posti di blocco; ciò rende difficile per chi vi abita lavorare o visitare i familiari in altre parti della Cisgiordania. Il 38% degli intervistati considerano i posti di blocco uno dei maggiori ostacoli alla vita quotidiana.

Tra il maggio 2005 e l’aprile 2007, la situazione è giunta al punto che l’ingresso alla Valle del Giordano era consentito solo a chi poteva dimostrare di abitarvi. A coloro che possedevano delle terre nella zona, ma non potevano dimostrare di risiedervi, veniva negato l’accesso. Oggigiorno, ai palestinesi è ancora richiesto un permesso speciale delle autorità israeliane per usare le principali superstrade dirette a nord. Invece, i coloni che abitano negli insediamenti ebraici non sono sottoposti ad alcuna restrizione, il che sembra confermare quale sia l’intento di tale politica.

Dovendo dipendere principalmente dall’ospedale di Gerico, il 62% dei palestinesi della Valle del Giordano – la percentuale più alta riportata in Cisgiordania – considerano i servizi sanitari insufficienti. La scarsità di cibo determinata dalle limitazioni imposte da Israele sull’uso della terra a scopo agricolo provoca il fenomeno della malnutrizione, che rappresenta un importante fattore nell’emergere di problemi sanitari a livello pubblico. I bambini rappresentano la fascia più colpita. I più piccoli spesso soffrono di diarrea, una delle maggiori cause di morte per i minori di 5 anni. Altri bambini soffrono di sottosviluppo fisico, mentre più del 10% è sottopeso.

L’accesso all’acqua rappresenta un ulteriore grande problema per i palestinesi della Valle del Giordano. Se da un lato i coloni ebrei non soffrono minimamente della mancanza d’acqua e possono ottenere enormi sconti dalla compagnia idrica israeliana, dall’altro i palestinesi devono pagare prezzi molto più alti. Di conseguenza, i coloni israeliani possono consumare una quantità di acqua pari a ben sei volte quella che consumano i palestinesi della Valle del Giordano. La mancanza di acqua potabile spesso spinge le persone a bere acqua inquinata, il che senza ombra di dubbio influisce nell’aumentare i problemi di salute all’interno della comunità.

Un elemento che contribuisce a complicare le cose è il fatto che per i palestinesi che vivono nelle sacche di povertà della Cisgiordania è ancora più difficile che per gli abitanti della Striscia di Gaza ricevere aiuti umanitari. Nell’Area C, quasi il 50% delle famiglie intervistate da Save the Children, dichiara di non avere ricevuto in alcun modo aiuti esterni.

In cooperazione con partner locali, Save the Children ha dato inizio a progetti a sostegno dei palestinesi nella Valle del Giordano, che prevedono la possibilità di offrire protezione alle famiglie che rischiano di essere evacuate, di ristrutturare abitazioni e di installare cisterne d’acqua. L’organizzazione ha chiesto ad Israele di porre fine alle confische delle terre ed alla demolizione delle case. La maggior parte delle organizzazioni umanitarie sta chiedendo un immediato sostegno ai bambini della zona poiché le loro necessità non possono aspettare fino a quando avranno inizio eventuali negoziati fra Israele e l’ Autorità Palestinese.

Peter Edel è un giornalista e fotografo freelance residente a Istanbul

Traduzione a cura di Medarabnews