Caravaggio, scoperto dai Gesuiti un nuovo dipinto del maestro.

Roma, 17 lug. – Forse un nuovo Caravaggio arriva a impreziosire il culmine delle celebrazioni per il quarto centenario della morte di Michelangelo Merisi. Un Martirio di san Lorenzo ritrovato a Roma tra le proprietà della Compagnia di Gesù sta affascinando i critici d’arte e sembra avere i crismi per un’attribuzione che, va detto, aspetta ancora la garanzia dell’ufficialità. E’ quanto rivela l’Osservatore Romano. “Di certo è un dipinto stilisticamente impeccabile – scrive l’Osservatore Romano – bellissimo: notevole è la luce che dal fondo scuro sferza e modella con bagliori improvvisi la superficie dei volumi. Non si può fare a meno di riandare col pensiero a opere come la Conversione di san Paolo, il Martirio di san Matteo o Giuditta e Oloferne. Inutile, però, cadere nel facile tranello di un Caravaggio ‘a tutti i costi’.

Saranno ulteriori indagini diagnostiche e un circostanziato approfondimento documentario, stilistico e critico a fornire le risposte. L’opera offre lo spunto, in ogni caso, per indagare su alcuni aspetti ancora poco esplorati della vita romana dell’artista e in particolare del suo rapporto con i Gesuiti”.

“Che sia, se non altro – prosegue – un caravaggesco della primissima ora, risulta alquanto evidente. Notevole è la luce che dal fondo scuro sferza e modella con bagliori improvvisi la superficie dei volumi. L’originalità della posa del santo è sorprendente: all’apparenza quasi irriverente, san Lorenzo appare disteso a pancia in giù sulla graticola con le braccia in avanti, quasi a cercare la salvezza. Invece proprio questo volto giovane, sofferente e disperato mostra quell’umanità presente nel profondo significato teologico del martirio. La dimensione umana, espressa dallo sguardo e dal movimento della testa, tutta tesa in avanti, viene efficacemente comunicata allo spettatore, o meglio al fedele”.

Il Martirio di san Lorenzo costituisce, infatti, “un chiaro riferimento ai dettami iconografici di evidente matrice gesuitica – riporta l’Osservatore Romano – non a causa, però, dello specifico tema agiografico del santo diacono Lorenzo, anche se nella chiesa dei gesuiti a Venezia si trova un importante precedente: il famoso dipinto di Tiziano della metà del Cinquecento con una straordinaria soluzione luministica. L’iconografia si ricollega, invece, alla portata teologica del tema del martirio in genere, fortemente diffuso dalla Compagnia di Gesù. Si è, infatti, già da tempo ritenuto possibile che Caravaggio, giunto a Roma nel 1592, abbia avuto modo di conoscere il ciclo dei martiri, all’avanguardia per l’epoca, affrescato da Pomarancio nella chiesa di Santo Stefano Rotondo del collegio Germanico-Ungarico (1583 circa)”.

“Il marcato realismo voluto espressamente dai Gesuiti, serve a facilitare nei novizi, destinati nelle terre di missione, la comprensione del momento del martirio, trasformando la paura in accettazione del proprio stato, per il tramite della grazia, proprio come avviene nel giovane san Lorenzo”, conclude.

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