Libia, “liberati” 205 eritrei clandestini nel deserto senza documenti e soldi. Scatta Una nuova emergenza umanitaria

TRIPOLI – Le autorità libiche, stamattina intorno a mezzogiorno, hanno rilasciato 205 eritrei, rinchiusi nel carcere di Al Biraq come immigrati clandestini che avevano tentato di arrivare in Italia, chiedendo loro 800 dollari ciascuno. Di altri detenuti, che facevano parte di un gruppo di 250 persone, per le quali era cominciata una campagna di stampa cominciata dall’Unità, non si sa più nulla. Le persone liberate sono state accompagnate a Sebah, 75 chilometri dal carcere, in pieno deserto, senza soldi, senza documenti, con solo un permesso di permanenza nel territorio libico valido 3 mesi, allo scadere del quale potranno andare a chiedere il passaporto alla loro ambasciata.

Un modo come un altro per essere di nuovo rispediti dal luogo dove erano disperatamente fuggiti e poi miracolosamente sopravvissuti dopo viaggi allucinanti di giorni assiepati in container, fino a pochi chilometri dall’Europa. Il loro destino, dunque, è e rimane quello di detenuti “a cielo aperto”, non più stipati nelle celle sotterranee, 2 metri per 2 con 50 gradi, senza alcun diritto da far valere, se non quello di tornare nel paese d’origine, dove li aspetta come minimo un’altra galera, se non la morte.

Il governo italiano, per voce del ministro Frattini, aveva “garantito il massimo interessamento” per i cittadini eritrei arrestati in Libia. Un intervento che sta mostrando oggi tutta la sua debolezza e inconsistenza, tanto più – come racconta Moses Zerai, responsabile della Ong Habesha – “che la polizia libica continua indiscriminatamente a fare veri e propri rastrellamenti in tutto il paese e a Tripoli, in particolare, dove proprio stamattina sono stati catturati un altro centinaio di profughi eritrei e somali, in fuga dai loro paesi. Anche il loro destino sarà quello di essere presi in consegna da poliziotti, veri o falsi, che si arricchiscono chiedendo denaro in cambio di una libertà che non arriva mai”. Dunque, una nuova emergenza umanitaria a pochi chilometri dai nostri confini, che riguarda persone alle quali non viene neanche dato il tempo di chiedere l’asilo politico in Italia, un diritto espressamente previsto dalla nostra Costituzione.

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