Prodotti contraffatti: business da 7 miliardi di euro

Nel periodo estivo dilaga il fenomeno della contraffazione.

All’abitudine degli ambulanti (per lo più extracomunitari) di vendere illecitamente sui marciapiedi delle città, si aggiunge quella di invadere, con la bella stagione, tutte le spiagge italiane e i luoghi di villeggiatura, aumentando esponenzialmente i loro introiti disonesti.

Per fare due calcoli veloci. In Italia il mercato dei prodotti contraffatti vale 7 miliardi di euro. Il giro d’affari del falso va ad incidere drasticamente anche in termini di occupazione.

Sarebbero circa 130 mila i posti di lavoro che a causa del racket della contraffazione vanno in fumo a scapito dei cittadini italiani, la cui maggior parte è diventata ormai disoccupata cronica.

I numeri della contraffazione sono a dir poco allarmanti e peggiorano di anno in anno. Il business dei “tarocchi” (e non ci riferiamo certo alle arance!) è un grosso freno all’economia nazionale e non solo.

Il mercato dei prodotti falsificati, infatti, minaccia  lo sviluppo sia dell’economia del nostro paese  che quella mondiale. Per non parlare dei proventi derivanti da questo business, che arricchiscono le casse della criminalità organizzata e il lavoro nero.

Ai posti di lavoro non creati si aggiunge anche l’evasione fiscale, con una perdita in termini di entrate di 5 miliardi di euro.

A tutto questo aggiungete anche il fatto che molti dei prodotti taroccati non seguono le rigide normative CEE relative alla sicurezza rappresentando una minaccia per la salute dei consumatori, soprattutto quando i prodotti contraffatti sono farmaci o alimenti.

La contraffazione dei prodotti alimentari, poi, è diventata la nuova frontiera per la  criminalità organizzata, una fonte di lucro dalle proporzioni spaventose.

Soprattutto la contraffazione dei marchi alimentari italiani e la loro esportazione in tutto il mondo, per lo più oltreoceano, ha assunto contorni che dire preoccupanti è usare un eufemismo!

Vini, olii extravergine, formaggi, pasta, ecc. In America e nel mondo molti di questi prodotti, che sono il “fiore all’occhiello” della nostra tradizione culinaria vengono spacciati per prodotti tipici italiani.

Cosa dire del Parmigiano Reggiano che viene venduto in molti posti con il nome di Parmesàn? E così molti altri alimenti che di italiano non hanno nulla!? Un esempio celebre di contraffazione è stato quello riguardante i dentifrici Colgate e risalente al 2007.

Spesso i prodotti vengono (manco a dirlo) dalla Cina e ciò oltre a rappresentare un grosso danno per l’immagine, soprattutto quando i prodotti falsificati sono capi d’alta moda italiana; rappresentano anche un depauperamento dell’ Export del paese.

Sono tutti soldi e guadagni che non entrano in Italia, perdite di miliardi di euro!

Avverte Rolando Manfredini, responsabile economico di Coldiretti: “con i prodotti cinesi non c’è da stare tranquilli, qualche anno fa è scoppiato un caso per miele e gamberetti imbottiti di antibiotici, in questi giorni negli Usa è stato sequestrato mangime per animali contenente melamina e sono sotto accusa pesce e crostacei, succhi di frutta, caramelle”.

La Guardia di Finanza ha sequestrato nel 2008 quasi 95 milioni di prodotti. Di questi, un totale di oltre 1.100 tonnellate di prodotti presentava problematiche connesse all’uso improprio del marchio Made in Italy. Tra i prodotti sequestrati, in particolare ortaggi (44,8%), pesce (11,4%), formaggi e latticini (7%).

Il presidente di Fedagri-Confcooperative Paolo Bruni afferma preoccupato: “Per contrastare la contraffazione occorre potenziare la già intensa attività di controlli capillari su tutto il territorio per evitare che arrivino sulle nostre tavole  prodotti fabbricati nel più completo disprezzo delle norme a tutela della salute e della sicurezza dei consumatori”.

Aggiunge Bruni: “appare sempre più imprescindibile garantire la riconoscibilità e la tracciabilità dei prodotti agroalimentari, come fanno le nostre 3.700 imprese cooperative che utilizzano materia prima controllata e italiana che proviene, con una media dell’83% dei casi, dal conferimento diretto dei loro soci”.

In occasione della Giornata nazionale anticontraffazione organizzata in tutta Italia, con convegni e manifestazioni nelle principali città italiane, il presidente di confindustria, Emma Marcegaglia, ha ribadito l’importanza della lotta al business dei prodotti falsi e in generale all’illegalità.

Dobbiamo stare attenti a ciò che compriamo, essere noi consumatori finali a spezzare la catena della contraffazione, non contribuendo al commercio dei prodotti illegali.

Ogni volta che acquistiamo una borsetta o una maglia, ogni volta che ci fermiamo davanti un ambulante, bisognerebbe che ricordassimo la provenienza di quei prodotti, ma anche la pericolosità dei materiali impiegati: i pesticiti e gli antibiotici per il cibo e le vernici cancerogene, nonchè le sostanze chimiche usate per trattare borse e capi d’abbigliamento.

Perchè non sempre le cose che fanno male si vedono come è accaduto ultimamente con le mozzarelle blù…

Fabio Porretta