Amanda Knox: ”Non ho ucciso Meredith. Tra me e Raffaele resta l’affetto dopo l’amore che c’è stato tra noi”

Londra. “E’ difficile accettare che Meredith è morta e io sono accusata di averla uccisa”. In una intervista pubblicata sul britannico ‘Sunday Express’ lo afferma Amanda Knox, la studentessa americana condannata in primo grado a 26 anni, insieme al suo ex ragazzo Raffaele Sollecito che ha avuto 25 anni di carcere, per l’omicidio di Meredith Kercher nel novembre 2007 a Perugia. Reclamando la propria innocenza nell’omicidio della coetanea britannica con la quale divideva l’appartamento, Knox aggiunge che in carcere “ho capito – dice – che qualche volta succedono cose brutte alla gente buona. Mi trovo in una situazione che non riesco a spiegare e a volte non capisco – prosegue – E’ come se fosse successo a un altro”. Quanto a Sollecito, “spesso ci scriviamo e ci facciamo coraggio uno con l’altra”, continua la giovane di Seattle. “Siamo finiti in una vicenda surreale che ancora non comprendiamo, ma che almeno ci unisce – commenta – Resta l’affetto dopo l’amore che c’è stato tra noi”.

Amanda e Raffaele sono ritenuti responsabili di avere ucciso e violentato Meredith insieme a Rudy Guede, il giovane ivoriano condannato a 30 anni con il rito abbreviato. Amanda viene condannata anche per calunnia nei confronti di Patrick Lumumba, finito in carcere nella prima fase delle indagini per le sue accuse e poi giudicato estraneo alla vicenda. Per questo reato la sua condanna è di un anno in più rispetto a quella inflitta a Raffaele, e la giovane americana dovrà risarcire il musicista congolese di circa 40 mila euro. Amanda viene invece assolta per il furto di 300 euro che la vittima avrebbe avuto nel cassetto.

L’omicidio di Meredith risale al 2 novembre del 2007. E’ mattina quando la giovane Mez, studentessa inglese di 22 anni, a Perugia per il progetto Erasmus, viene trovata morta, con una profonda ferita alla gola, nella sua camera da letto in un casolare di Via della Pergola che la vittima divideva con altre ragazze tra cui anche Amanda. E’ la polizia postale ad arrivare per prima sul luogo del delitto, dove si era recata per svolgere dei controlli su due telefoni cellulari rinvenuti nel giardino di un’abitazione poco distante al casolare. Quando gli agenti arrivano vi trovano Amanda e Raffaele, fidanzatini da pochi giorni, che affermano di essere arrivati da poco, di aver trovato confusione in casa e la porta della camera da letto di Meredith chiusa a chiave. Quindi il macrabo ritrovamento del corpo della giovane, seminudo e coperto con un piumone.

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