Canale di Panama, l’ appalto del secolo ad Impregilo

Sei morti, oltre 150 feriti e più di 300 arresti di numerosi leader sindacali e persone considerate pericolose per il paese. E’ questo il pesante bilancio della repressione del governo panamense di Ricardo Martinelli nei confronti dei sindacalisti e di gran parte della società civile del paese che protestano contro l’approvazione della Legge 30 da parte del Governo.

Una situazione tesa che ha fermato il paese intero lo scorso 13 luglio per uno sciopero generale. Le proteste sono iniziate lo scorso 3 luglio, quando si è conosciuto il testo di quella che è ormai diventata la famigerata “Legge 30” o “Ley Chorizo”. Approvata dal governo in soli 3 giorni e senza nessuna discussione in Parlamento, la legge tra le altre cose limita fortemente il diritto allo sciopero sancito dalla Costituzione Nazionale, delegittima le organizzazioni sindacali ai tavoli di contrattazione collettiva, favorisce l’impunità delle forze di polizia e militari e evita che le grandi opere in cantiere del governo vengano sottoposte agli studio di impatto ambientale.

Lo sciopero generale è stata la risposta dei cittadini panamensi contro gli ordini di arresto, le detenzioni arbitrarie, le minacce e la repressione de governo contro i dirigenti sindacali e leader popolari delle ultime settimane, sopratutto nella provincia di Bocas del Toro. E’ qui che ci sono stati gli scontri più violenti con le forze di polizia. In particolare nel paese di Changuinola, dove oltre 4.000 operai del Sindacato Lavoratori dell’Industria della Banana e Affini (Sitraibana), l’8 luglio hanno iniziato le azioni di protesta contro la legge. Arresti arbitrari erano già avvenuti a all’inizio della prima settimana di luglio nella città di Colòn nei confronti dei lavoratori dell’edilizia riuniti nel Sindacato Unico Nazionale dei Lavoratori nelle Costruzioni (SUNTRAC) e impegnati nei lavori di Ampliamento del Canale, e contro attivisti del Fronte Nazionale per i Diritti Economici e Sociali (FRENADESO) e del Consiglio Nazionale dei Lavoratori (CONATO).

I lavoratori chiedono un passo indietro al governo con l’abrogazione della legge, ma il il presidente Martinelli, ha escluso questa possibilità e dopo forti pressioni anche dai settori commerciali che stanno registrando perdite economiche importanti dovute al blocco delle attività lavorative, il governo ha annunciato la sospensione per 90 giorni di 3 articoli (12, 13,e 14), quelli che derogano al Codice del Lavoro. Ma per la maggior parte degli scioperanti questo non è sufficiente e i dirigenti del Consiglio Nazionale di Lavoratori Organizzati hanno affermato che sono disposti al dialogo purché sia eliminata quella normativa e non si limiti solo alla discussione dei punti relazionati con la tematica lavorativa, dato che la legge contiene molte norme che minano seriamente i diritti umani e la protezione dell’ambiente, e annunciano che la lotta continuerà fino all’abrogazione definitiva.

Il Coordinamento Nazionale per la Lotta e il rispetto per la Vita e la Dignità del Popolo in una conferenza stampa ha chiesto che le autorità chiariscano le responsabilità dei fatti accaduti a Bocas del Toro, che forniscano il numero esatto di detenuti, la gravità dei feriti e come mai molti di loro risultano aver perso la vista.

Anche la Confederazione Sindacale Internazionale (ITUC) ha condannato la repressione violenta del movimento di lavoratori panamensi in sciopero. In una lettera inviata alle autorità di Panama, la CSI chiede al Presidente Martinelli che prenda misure adeguate per diminuire il livello di tensione nel paese, e che inizino le indagini necessarie per chiarire i gravissimi fatti degli ultimi giorni con l’accertamento delle responsabilità penali. Si chiede inoltre la abrogazione della polemica Legge 30, considerata anche una sorta di licenza ad uccidere concessa alla polizia, contro la popolazione, come è avvenuto l’8 luglio contro i lavoratori di Bocas del Toro. La CSI ricorda poi che il 90% degli assassini di sindacalisti nel 2009 è avvenuto proprio in Centro America.

I dirigenti sindacali si riuniranno nuovamente oggi per decidere quali altri azioni intraprendere e decidere la data di un nuovo sciopero nazionale, ma intanto hanno dichiarato che Martinelli è ospite non gradito nella provincia dove sono avvenute le violenze dato che viene considerato il massimo responsabile di quello che è successo. Martinelli aveva annunciato di volersi recare a Changuila per rendersi conto dei fatti e per cercare un dialogo.

Responsabilità italiane?

Ma per capire cosa sta succedendo nel paese è necessario fare un passo indietro. Risale a circa un anno fa l’ assegnazione dei lavori per l’ ampliamento del Canale al consorzio ‘Unidos por el Canal’, un’ associazione di imprese costruttrici che si sono aggiudicate l’ appalto per i lavori. La multinazionale spagnola Sacyr Vallehermoso e l’ italiana Impregilo sono le due società più importanti del consorzio, e vincendo una licitazione privata presentando l’offerta più bassa, assicurano di concludere i lavori per il 2014 al costo di 3, 2 miliardi di dollari. Una cifra decisamente più bassa rispetto all’ offerta immediatamente successiva di 4,2 miliardi di dollari presentata da Bechtel, Taisei e Mitsubishi Corporation.

E’ lecito domandarsi come Unidos por el Canale abbia potuto garantire un prezzo così competitivo al governo panamense, e la risposta è molto probabilmente nel caos che sta vivendo il paese nelle ultime due settimane: limitazione dei diritti sindacali.

Il progetto di ampliamento del canale ha ricevuto molte critiche da parte della società civile e dalle associazioni ambientaliste, sia per l’impatto ambientale in sé, sia perché prevede il trasferimento forzato delle popolazioni che abitano la zona, oltre al fatto che non porterebbe nessun vantaggio economico diretto alle popolazioni ma solo a chi ha grandi interessi commerciali e potrà nell’attraversare più facilmente il tratto che separa i due oceani. Lo scorso aprile Unidos por el Canal ha fatto la sua recruiting: 7000 persone da impiegare nei lavori di ampliamento del Canale scelte con metodi che ricordano il caporalato. Ed è proprio dai lavoratori del Canale che il 5 luglio è partita la protesta: oltre mille addetti del consorzio panamense hanno avviato uno sciopero nei cantieri per rivendicare un salario degno, ma anche attrezzature adeguate, oltre al rifiuto della legge 30 che sembra scritta proprio contro di loro.

Per ora i lavori sono fermi, e questo rallentamento potrebbe compromettere la data di consegna dell’ opera conclusa, come ha assicurato Fernando Serrano, segretario generale della Federazione Statale di Costruzione, Legno e Affini spagnola FECOMA: “se il consorzio termina i lavori entro l’agosto 2014 avrà un premio, in caso contrario dovrà pagare una multa di circa 215.000 euro per ogni giorno di ritardo”. Per questo ha anche consigliato alla spagnola Sacyr Vallehermoso di trovare un dialogo con i sindacalisti e i lavoratori, e di non tenere conto della legge 30 dato che questo clima di ostilità va a pregiudicare gli stessi interessi dell’impresa.

In Italia naturalmente come spesso accade per i fatti di quelle parti di mondo come Panama le notizie sembrano non arrivare, invece anche gli interessi italiani nel Paese sono notevoli. A dimostrarlo è il fatto che anche il Premier Silvio Berlusconi ha fatto tappa a Panama lo scorso giugno. Come spiega il sito del Ministero degli Esteri che in occasione della visita del Ministro Frattini lo scorso maggio, parla di una crescita degli “investimenti di Enel, il consorzio italiano Astaldi-Impregilo-Ghella partecipa all’ appalto da un miliardo di dollari per la costruzione di una linea della metro, che verrà assegnato a giugno prossimo e l’ Impregilo si è aggiudicato quello che diplomatici italiani hanno definito l’appalto del secolo: un lotto da oltre 4 miliardi di euro dei lavori di ampliamento del canale”.

Elvira Corona – Unimondo