Chesea Clinton, la figlia di Bill e Hilary, si sposerà il 31 luglio. 500 invitati, ma Obama non ci sarà

NEW YORK – La prova che stavolta non si scherza, e che il 31 luglio Chelsea Clinton, 30 anni, convolerà finalmente col suo ex compagno di Stanford, Marc Mezvinsky, 32, sta tutta nella sigla con cui Madame Hillary ha incominciato a firmarsi nelle mail riservate del Dipartimento di Stato: MOTB.

Cioè Mother Of The Bride: la madre della sposa. Insomma stavolta si fa sul serio. Non come l’estate scorsa quando il matrimonio del secolo fu annunciato a Martha’s Vineyard, il ritrovo balneare dei vip, e poi all’improvviso non s’ebbe più da fare. “E’ l’unica cosa a cui penso” avrebbe confessato ora la signora Clinton a un giornale (polacco).

Intendiamoci: se a sposarsi è la figlia dell’ex presidente Bill e dell’attuale segretario di Stato, e per di più con il rampollo di due ex deputati democratici (il papà, per non fargli mancare niente, è finito pure in galera) beh, non è che le preoccupazioni siano le stesse dei poveracci come noi. Per dire: il posto scelto per la festa, lo strepitoso Astor Court a Rhinebeck – due ore di auto a nord di New York, un maniero costruito agli inizi del Novecento dalla dinastia palazzinara degli Astor sulla falsariga del Grand Trianon di Versailles – l’anno scorso era stato messo in vendita per la modica cifra di 12 milioni di dollari. Ma l’8 luglio è stato repentinamente ritirato dal mercato.

Ma perché Rhinebeck? Perché è un posticino tranquillo & chic (il Daily Beast, il sito di Tina Brown, lo chiama “gli Hamptons del Nord”) dove tra l’altro i Clinton, che hanno una villa un’ora di auto più in là, a Chappaqua, sono spesso di casa. Ma da questo momento in poi ogni certezza è un’ipotesi. Per la verità New York Times e Wall Street Journal, che pure entrambi definiscono “quaint”, pittoresco, il villaggio, non concordano neppure sul numero degli abitanti (4.600 o 8.300?). E figuriamoci quindi sulla lista supersegreta dei 500 invitati. I nomi che contano li rubano all’Hudson Valley News, che da queste parti sta tra la Bibbia e Novella 2000: Oprah Winfrey, Barbra Streisand, Steven Spielberg, Ted Turner. Invitato naturalmente anche Barack Obama: ma il press-secretary Robert Gibbs ha chiarito che il presidente non ci potrà essere. Troppe chiacchiere: e troppi problemi per la sicurezza che ha già comportato da un mese il trasferimento qui armi e bagagli di un plotone di Secret Service (la polizia cittadina ha solo 12 uomini, per di più part time). E non ci sarà neppure l’ex socio di Bill. Al e Tipper Gore, fra l’altro divorziandi, hanno fatto sapere di “augurare tutto il bene del mondo” alla futura sposa e stop: tutti liberi di pensare quel che vogliono.

A questa parata di stelle si addice un ricevimento stellare. E anche qui i Clinton non badano a spese per la gioia di quell’unica figlia e unico legame, prima che la coppia pattuisse la staffetta presidenziale, nei giorni infausti in cui Bill si macchiò, diciamo così, del peccato Monica Lewinsky. La cena di gala si terrà al Grasmere, altra residenza da favola prenotata già sei mesi fa. Il gran maestro di cerimonie è quel Bryan Rafanelli che ha già altre volte servito madame Clinton e organizzato i balli inaugurali di Barack Obama. Il catering è una coproduzione che neppure Hollywood: Blue Ribbons Restaurants, St. Regis Hotels e Oliver Cheng Events. Coproduzione perfino per gli addobbi floreali: sempre da Boston arriva Winston Flowers, il marchio di fiducia di Cartier, Gucci e Veuve Cliquot, mentre da Parigi ecco a voi Jeff Leatham, direttore artistico del George V di Four Seasons nonché “consigliere fioristico” di Eva Longoria e lady Madonna.

Non mancherà il tocco di ironia con il regalo di benvenuto: una bottiglia di “Vigne Clinton”. Trattasi infatti di omonimia: il bianco si chiama non a caso “Tribute” ed è gentilmente offerto dal famoso viticoltore Phillys Feder. Gli ospiti alloggeranno al lussuosissimo Beekman Arms e il trasporto avverrà con gli elicotteri dell’Associated Aircraft: una società che appartiene allo stesso gruppo che fornisce l’elicottero presidenziale, il Marine One. Anche l’eliporto Dutchess County è prenotato: quel giorno, un sabato, si vola solo dai Clinton. E visto che non si vive di solo pane (malgrado, qui, l’abbondanza di companatico) ecco anche l’invito a un noto rabbino newyorchese (Marc è ebreo e certo Chelsea, metodista, non si convertirà) che darà alla festa della famiglia più liberal d’America quel tocco mancante di multi-culti.

Tutto è pronto, dunque: forse anche troppo. E se fosse solo un gigantesco diversivo? “Se è uno stratagemma” dice Jim Langan, il direttore dell’Hudson Valley News, “l’organizzazione è degna di un kolossal di Oliver Stone”. Un altro falso allarme come l’anno scorso? Non proprio. Immaginate la scena: 31 luglio. Tutti i reporter e i curiosi lì in attesa nel caldo di Rhinebeck. E la marcia nuziale che suona, per pochi intimi, stavolta per davvero sul mare di Martha’s Vineyard.

Repubblica.it