Colombia, nuovi processi per esponenti del regime narco-oligarchico

Si riapre il processo in Ecuador contro il generale Freddy Padilla, per il bombardamento del territorio di questo paese effettuato dall’ esercito colombiano il 1 marzo 2008 con il supporto del Pentagono. In quella occasione, oltre ad una ventina di guerriglieri ed al capo negoziatore delle FARC-EP Raúl Reyes, morirono 4 studenti messicani ed un cittadino ecuadoregno.

Insieme a Padilla vengono processati dalla magistratura dell’Ecuador, per lo stesso crimine, anche il nuovo presidente colombiano Juan Manuel Santos (all’epoca ministro della Difesa) per il quale all’inizio di luglio è stato emesso un mandato d’arresto, il capo della polizia Oscar Naranjo (il cui fratello è detenuto in Germania per traffico di stupefacenti) ed il generale Mario Montoya, attuale ambasciatore colombiano nella Repubblica Dominicana e già coinvolto, tra l’altro, nel massacro della comunità di San José de Apartadó.

Freddy Padilla è anche indagato in Colombia per le esecuzioni extragiudiziarie di civili da parte dell’esercito, chiamate eufemisticamente da Santos “falsos positivos”.

Parallelamente, Mario Uribe Escobar, cugino sia del narcopresidente uscente Alvaro Uribe che del defunto capo del cartello di Medellín Pablo Escobar Gaviria, ha ammesso durante il processo a suo carico, per vincoli con il paramilitarismo, di essersi incontrato in alcune occasioni con Salvatore Mancuso, famigerato paramilitare delle AUC. Mentre l’altro cugino di Pablo Escobar Gaviria e consigliere politico di Uribe, José Obdulio Gaviria, è coinvolto nello scandalo dello spionaggio illegale contro magistrati, giornalisti e oppositori politici condotto dal servizio segreto DAS, alle dirette dipendenze del presidente. Vale la pena ricordare che le informazioni illegalmente raccolte dal DAS su sindacalisti ed oppositori politici, in Colombia ed all’estero, sono spesso state utilizzate per fornire ai paramilitari le liste “nere” di coloro che andavano fisicamente eliminati.

Il fratello latifondista di Alvaro Uribe, Santiago Uribe, è accusato da ex ufficiali della polizia pentiti di aver creato e diretto un gruppo paramilitare chiamato “i dodici apostoli”, che in collaborazione con esercito e polizia si occupava di “pulizia sociale”, cioè di uccidere barbaramente coloro che nei dintorni di Medellín svolgevano attività politiche e sociali contrarie agli interessi della cricca mafiosa di cui gli Uribe sono esponenti. Inoltre, il padre di Alvaro e Santiago è stato un latifondista amico intimo di Pablo Escobar, dedito al narcotraffico dietro il paravento degli allevamenti di cavalli purosangue. Lo stesso Alvaro, prima di diventare presidente, da governatore del dipartimento di Antioquia ha patrocinato le “cooperative Convivir”, che di fatto hanno legalizzato lo sviluppo del paramilitarismo in tutta la Colombia. Mentre da direttore dell’areonautica civile ha rilasciato autorizzazioni e licenze di volo a uomini di Pablo Escobar, che utilizzavano la via aerea per il trasporto della cocaina colombiana. Lo stesso Pablo Escobar non lesinò lodi nei confronti del giovane Uribe per i servizi che questo gli stava prestando, mentre la DEA statunitense lo segnalava come il n.82 di una lista dei 104 narcotrafficanti più pericolosi.

La cricca narco-familiare oligarchica colombiana, che si è impossessata dello Stato, emerge come la grande protagonista del terrorismo statale-paramilitare ai danni del popolo.

Le inchieste giudiziarie ed i processi che si stanno svolgendo contro i politicanti ed i quadri militari più vicini ad Uribe possono portare a condannare alcuni esponenti della mafia narco-paramilitare per fatti specifici, e contribuire alla ricostruzione di una verità storica che ancora è negata dal regime, ma non possono dare alla Colombia quel futuro di pace con giustizia sociale che solo la lotta organizzata potrà materializzare, aprendo il cammino per un nuovo governo, popolare e sovrano, a beneficio della Colombia e di tutto il continente latinoamericano.

Associaz. Nuova Colombia