Calciomercato Samp, Ziegler Pazzini e Palombo chiedono aumento dopo il Mondiale in Sudafrica

Giampaolo Pazzini

Sono arrivati in quattro, tre scottano. Sono patate bollenti, da maneggiare con cura. Ziegler, Palombo e Pazzini, nazionali che alla Sampdoria hanno dato tanto, che dalla Sampdoria adesso vorrebbero qualcosa, che la Sampdoria ritiene di dover ripagare, ma soltanto in parte. Padalino è l’unico che non preoccupa: arriva da una stagione così così, in Nazionale non ha giocato. Per quello che riguarda gli altri tre la situazione più complicata è Reto Ziegler ma anche Pazzini e Palombo in questi primi giorni (per loro) di ritiro, vorranno parlare con la società.

Per i tre giocatori è stata già una lunga estate fatta di messaggi, voci, smentite, dichiarazioni ufficiali, ufficiose. Quando Marotta e Del Neri hanno preso la via di Torino si sono subito diffusi boatos attorno ai giocatori blucerchiati. Al giro, Ziegler, Palombo e Pazzini erano dati partenti. A volte persino tutti e tre assieme. Qualche giornale e qualche televisione li piazzava già in ipotetiche formazioni bianconere. Poco alla volta si è capito che le cose sarebbero andate diversamente. È arrivata prima la promessa di Marotta («Non prenderò nessuno dalla Sampdoria») poi l’uscita di Garrone («Pazzini alla Juventus nemmeno per cento milioni»). A poco a poco anche l’ipotesi Palombo ha iniziato a perdere quota.

Via la Juve, ecco gli altri: Ziegler accostato a Werder Brema e Shalke 04, Pazzini al Manchester City e Palombo all’Inter. Garrone che interviene sull’argomento e dice: «Vedremo. Farò del mio meglio per trattenere Pazzini e Palombo a Genova». Il presidente pesa le parole e quando dice vedremo e farò del mio meglio non dice cose a caso. Potrebbe chiudere ogni ragionamento dicendo: restano alla Sampdoria, lo assicuro. Invece non lo fa.

Significa soprattutto una cosa: non è perché adesso siamo in Champions League che si deve venire a bussare alla porta e chiedere aumenti di stipendio. Garrone è svizzero (come Ziegler) su questi argomenti: c’è un tempo preciso, in sede di trattativa, per i rinnovi contrattuali. È un tempo ristretto, non è sempre tempo buono per i ritocchi.

I giocatori, a loro volta, ne vengono da storie professionali e personali che dal loro punto di vista giustificano un apprezzamento del lavoro svolto e del comportamento tenuto. Palombo, per restare alla Sampdoria, ha rinunciato a bei soldini quando ha firmato il contratto (fino al 2013) nella scorsa stagione. Infatti prima dell’inizio del Mondiale, interpellato sull’argomento ha dichiarato: «Io il mio amore per questa maglia l’ho dimostrato con i fatti, non devo aggiungere niente». Allo stesso modo, il valore aggiunto di Pazzini (anche lui ha firmato fino al 2013) ha rappresentato tantissimo per il raggiungimento dello straordinario quarto posto finale.

Il direttore generale Gasparin che è uomo saggio e oltre a conoscere il calcio sa adoperare le parole giuste, in questi giorni li vedrà, si confronterà con loro. Non parlerà di nuovi rinnovi contrattuali, di allungamenti e di ritocchi, però: il mercato è in corso fino e si fermerà soltanto il 31 agosto, non avrebbe senso. Per assurdo e per esempio, potrebbe arrivare un’offerta del City di 30 milioni per Pazzini e a quel punto la Sampdoria potrebbe valutare l’offerta, no?

Offerta che per adesso non c’è stata, né dal City né da nessun’altra squadra per Pazzini. Nemmeno per Palombo, né dall’Inter né da nessun’altra squadra. Sulle offerte si ragiona solo per Ziegler, ma ieri Gasparin ha detto: «La situazione che potrebbe modificare le cose è soltanto quella dell’offerta di una squadra importante per Reto». Non c’è ancora. Il problema dello svizzero sono i tempi: il procuratore Bozzo ha tutto l’interesse ad aspettare, la Sampdoria ha tutto l’interesse a sapere di che morte morirà. Più passa il tempo, infatti, meno possibilità ha la società di trovare un’alternativa valida. Il dg nel complesso non sembra preoccupato: «La squadra è quasi fatta, come sapete manca un esterno. Per qualità e quantità vogliamo migliorare ancora. Vogliamo affrontare la prossima stagione da primadonna».

Diplomazia e certezze da Dg al lavoro.

IlSecoloXIX