I professori universitari continueranno ad andare in pensione a 70 anni

Nessun pensionamento “accelerato” per i professori universitari, mentre diventa obbligatoria per chi vuole diventare ricercatore la conoscenza della lingua inglese. Sono alcune delle novità, anticipate dal Sole24ore.com, del pacchetto di emendamenti che in serata (il termine scade alle ore 19) il relatore Giuseppe Valditara (Pdl) presenterà al ddl università, contestato ieri a Padova, che giovedì inizierà l’esame in aula al Senato, per il via libera definitivo, che dovrebbe arrivare martedì o mercoledì della prossima settimana.
In tutto una decina di modifiche, che hanno ricevuto l’ok da parte del Governo, che mirano, soprattutto, a semplificare ulteriormente alcuni adempimenti amministrativi degli atenei, dalle chiamate dei docenti, alla maggiore flessibilità sull’organizzazione del lavoro interno. Quest’ultima possibilità, però, sottolinea Valditara, viene limitata ai soli atenei virtuosi e servirà, comunque, il via libera di Viale Trastevere.

L’attesa era tutta su un eventuale “emendamento” che anticipasse a 65 anni l’età di pensionamento dei “baroni”, così come richiesto, tra l’altro, qualche giorno fa, dallo stesso ministro Gelmini. Fumata nera. La richiesta di modifica non è entrata nel pacchetto Valditara, con la conseguenza, quindi, che rimane a 70 anni il limite massimo d’età per i docenti per lasciare la cattedra.

Tra gli altri emendamenti che saranno presentati dal relatore, spicca quello che impone agli atenei di accantonare le risorse per i ricercatori a contratto. Questi soldi, ha spiegato Valditara, serviranno per garantire il secondo rinnovo dei contratti triennali. Valditara ha evidenziato anche di aver “strappato” al ministro Gelmini l’impegno a rimpinguare il fondo ordinario di funzionamento degli atenei (che il prossimo anno subirà una sforbiciata di 1,3 miliardi) e, soprattutto, la possibilità di recuperare gli scatti d’anzianità per docenti e ricercatori, bloccati dalla manovra di Tremonti fino al 2013. Il costo di quest’ultima operazione è di circa 300 milioni, nel triennio, 36, per il 2011, 101, per il 2012 e 162, per il 2013, che, secondo Valditara, potrebbero essere recuperati dall’aumento dell’accise sui tabacchi.

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