In principio fu “Tangentopoli”, ora entreranno anche “Cricca” e “P3” nel dizionario?

Roma. In principio fu ‘tangentopoli’, neologismo di tale successo da entrare nel nostro vocabolario e resistere nel tempo, passando per declinazioni quali ‘calciopoli’, ‘vallettopoli’, ‘affittopoli’, ‘sanitopoli’. E ancora ‘mani pulite’, ‘furbetti del quartierino’, fino ai recenti ‘cricca’ e ‘P3′. Che siano parole nuove o prese in prestito dal linguaggio gergale, ormai le inchieste giudiziarie italiane – complici le frasi carpite dalle intercettazioni telefoniche – producono stagione dopo stagione nuovi termini, dando vita a vere e proprie parole-tormentone. “E’ ormai un dato di fatto che le inchieste e i processi giudiziari nel nostro paese, anche grazie alla stampa, siano ‘produttori’ di neologismi o di nuovi significati a parole gia’ esistenti”, spiega Federico Bambi, docente di Giurisprudenza all’Università di Firenze, esperto di storia della lingua giuridica e collaboratore dell’Accademia della Crusca.

Quanto alle ‘parole-tormentone’ di questi giorni, quali ‘cricca’ e ‘P3’, “vedremo se riusciranno a resistere nel tempo. Il successo di questi termini, infatti, – spiega – dipende da due fattori fondamentali: il ripetersi del fenomeno, come è stato per tangentopoli”, diventato sinonimo di un sistema di corruzione, “che seppure in diversi settori non si è mai esaurito, e grazie al suffisso ‘poli’ è stato usato di volta in volta per i vari scandali, cambiandone solo la radice. Altro fattore importante è l’orecchiabilità del termine e il fatto che sia facilmente ‘adattabile’ ad inchieste analoghe, e quindi richiamato ogni volta in auge. Purtroppo è una pia illusione che i fenomeni corruttivi e gli scandali giudiziari si esauriscano, e con essi la sopravvivenza di queste parole-tormentone”.

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