Israele, Iron Dome: una cupola di ferro contro i razzi di Iran e Hezbollah

Potrebbe restringere i tempi di un «regolamento di conti» in Libano, l’ Iron Dome (Cupola di Ferro), il nuovo sistema di difesa da razzi di diverso calibro, che Israele si prepara a dislocare a partire da novembre, come annunciato dal ministero della difesa dello Stato ebraico. Sviluppato dall’ industria bellica israeliana “Rafael”, l’ Iron Dome nei giorni scorsi ha ultimato i test finali – che hanno simulato situazioni reali di conflitto – ed è stato dichiarato operativo, grazie anche ad una iniezione straordinaria di fondi americani.

Lo scorso maggio il presidente Usa Barack Obama aveva chiesto e ottenuto dal Congresso lo stanziamento di 205 milioni di dollari per completare i test e lo sviluppo dell’ Iron Dome, oltre ai 3 miliardi di dollari che Washington versa annualmente a Israele.

Il sistema sarebbe in grado di garantire un’ampia protezione dai razzi a media e breve gittata. Israele si prepara a schierarlo a nord, al confine con il Libano, e a sud nei pressi della Striscia di Gaza. Una volta dislocate le batterie di Iron Dome saranno in grado ciascuna di sorvegliare una città di 120 mila abitanti per mezzo di missili che, guidati da un radar di ultima generazione, potranno intercettare e distruggere in volo «razzi-ostili», entro un raggio di 5-70 km. Non solo ma il sistema sarebbe così sofisticato da poter distinguere tra razzi diretti verso i centri abitati o altri obiettivi importanti e quelli che invece colpiranno aree deserte o trascurabili. Relativamente «basso» il costo. Ciascun missile di Iron Dome costa tra i 10.000 e i 50.000 mila dollari, molto meno di un missile Patriot (il sistema usato da Israele durante la prima guerra del Golfo nel 1991 per fermare gli Scud iracheni) che costa oltre due milioni di dollari nella sua versione aggiornata.

Realizzato ufficialmente per scopi difensivi contro i razzi katiusha di Hezbollah e quelli artigianali Qassam realizzati a Gaza, l’Iron Dome di fatto fornisce una maggiore protezione dalla reazione che scatterebbe in caso di nuovi massicci attacchi dell’aviazione e dell’esercito dello Stato ebraico in Libano o a Gaza. Nel 2006, quando l’aviazione prima e l’esercito poco dopo di Tel Aviv attaccarono in Libano, Hezbollah fu in grado colpire l’intera Galilea con circa 4mila razzi katiusha. Le perdite civili furono minime di fronte all’elevato numero di razzi piovuti nel nord di Israele (i libanesi uccisi dai bombardamenti invece furono 1.200) ma i riflessi psicologici furono devastanti con un milione di cittadini israeliani che abbandonarono le loro case per spostarsi nelle zone centro-meriodionali del paese. Lo stesso discorso vale per i razzi artigianali sparati in passato da Gaza. Poco letati ma che hanno tenuto in tensione le decine di migliaia di israeliani che vivono nelle cittadine e nei villaggi a ridosso di Gaza (l’offensiva «Piombo fuso» lanciata da Israele nel dicembre 2008 contro Gaza invece ha ucciso in soli 22 giorni oltre 1.400 palestinesi e distrutto o danneggiato migliaia di abitazioni).

Ma l’Iron Dome accorcia anche i tempi di un attacco contro le centrali atomiche iraniane. Verrà schierato infatti assieme al sistema Arrow, sviluppato da Israele sempre con l’aiuto finanziario degli Stati Uniti, che consente di intercettare nell’alta atmosfera missili balistici a lunga gittata, come quelli che senza dubbio lancerebbe l’Iran verso Israele in reazione ad un attacco aereo contro le sue centrali atomiche. Una «opzione» che Israele minaccia da anni allo scopo di fermare il programma nucleare iraniano (Tehran afferma di voler produrre solo energia a scopi civili e nega di volersi dotare di ordigni atomici come sostengono Tel Aviv e Washington).

Israele ha avviato la sperimentazione anche di un terzo sistema anti-missile/anti-razzo del quale però al momento si sa molto poco ma che potrebbe diventare operativo già nei prossimi mesi fornendo allo Stato ebraico una ulteriore protezione dai missili e, forse, anche la spinta ad usare la sua macchina bellica contro le organizzazioni e gli Stati «nemici».

Fonti militari tuttavia avvertono che ci vorranno molti mesi, se non anni, per dislocare sufficienti batterie anti-missile a protezione delle città israeliane.

Nena News