Loggia P3, Berlusconi accelera sul ddl intercettazioni

Berlusconi assomiglia più del solito a un acrobata. In questi giorni balla su un filo che potrebbe fargli perdere l’ equilibrio. Chissà che quella che si apre domani non sia la settimana giusta per capirne di più. I tasselli del mosaico sono infatti tutti disposti sul tavolo. Sulla manovra economica il governo non ha ansie, grazie alla blindatura del voto di fiducia. Incassato quello del Senato, nei prossimi giorni tocca alla Camera. È sul disegno di legge intercettazioni che la temperatura politica è uguale a queste giornate di luglio. In Commissione giustizia di Montecitorio sono stati depositati 6 emendamenti a nome della maggioranza (sono quelli che vengono incontro alle osservazioni critiche del presidente Napolitano) e 5 di Giulia Bongiorno, che quella stessa Commissione presiede ed è finiana di stretta osservanza. La discussione dovrebbe passare all’Aula il 29 luglio, troppo tardi per ottenere un sì della Camera alla vigilia delle vacanze (a meno della richiesta di un ennesimo voto di fiducia). Ci si stava acconciando perciò al rinvio a settembre quando l’esplodere dell’affaire P3 (dimissioni del sottosegretario Cosentino, indagini sul coordinatore del Pdl Verdini) hanno convinto Berlusconi che è in atto l’ennesimo complotto. Da qui l’idea di forzare i tempi e di mostrare i muscoli in una manifestazione indetta dai Promotori della libertà, guidati dall’adorante Michela Vittoria Brambilla, che potrebbe tenersi martedì 27 luglio a piazza di Pietra, nei pressi di Montecitorio. Il cruccio, per Berlusconi, è che sulla linea dura può contare solo sulla Lega (Bossi, in cambio, ha ottenuto da Tremonti che il varo del decreto attuativo sul federalismo fiscale). I finiani hanno sì rifiutato di accettare l’offerta del Pd di votare i loro emendamenti sul ddl intercettazioni ma non sono però disposti ad accettare a capo chino i voleri del premier. Solo un incontro tra Berlusconi e Fini potrebbe chiarire la situazione, se il presidente della Camera non avesse fatto sapere che fino ad agosto non se ne parla. Quindi va trovato un accordo sul testo riguardante le intercettazioni, altrimenti il pericolo crisi di governo diventerebbe realtà. Berlusconi ha intanto annunciato che quest’anno non farà vacanze. Si chiuderà tutto agosto a Palazzo Grazioli per decidere cosa vuole farne del Pdl e del governo. La notizia è stata subito interpretata come la preparazione della campagna elettorale per il voto anticipato del 2011.

E l’opposizione? Pd e Udc parlano, in caso di crisi di governo, di una “fase transitoria”, cioè di una maggioranza che per un anno si occupi di fare la nuova legge elettorale e di affrontare le emergenze dell’economia. Di Pietro chiede invece elezioni, in caso di crisi. Bisognerebbe che questa stessa opposizione discutesse – oltre che di formule – di programmi e nuove alleanze. Eppure, come recitava il titolo di un film di Maria Luisa Bemberg, di tutto questo non si parla.In tale contesto, non si fa fatica a capire perché la tre giorni delle “Fabbriche di Nichi” a Bari siano state maltrattate da Tg e giornali. Quando Vendola dice che la politica, anche quella del centrosinistra, «non parla più della vita e delle speranze» ha ragione. E fa bene a immettere un po’ di fantasia e metafore nel confronto a sinistra, come testimonia lo slogan scelto per l’appuntamento barese: “Eyajafjallajokull. Eruzioni di buona politica”. La parola impronunciabile è islandese. Si riferisce al nome del vulcano dell’ isola nordica che paralizzò il traffico aereo europeo. «Eyjafjallajökull ci ha scompaginato l’ esistenza, è il segno che dobbiamo ripensare la nostra economia, il nostro modo di essere e di vivere, altrimenti andiamo incontro al disastro», dice Vendola che ha annunciato ufficialmente che si candiderà alle primarie del centrosinistra con la determinazione di arrivare primo. Anche a Nichi, però, per scalare la montagna e rimettere pepe e ideali nella politica, serve la collaborazione di tutti coloro che hanno cose da dire e proporre, oltre che esperienze da mettere in comune. Il rischio che Vendola deve evitare è quello della presunzione del leader.

Aldo Garzia – Terranews