Siria, vietato il burqa nelle università: violazione della libertà di culto?

Le universitarie e le docenti degli atenei siriani, pubblici e privati, non potranno più indossare il velo integrale, il burqa o il più diffuso niqab che lascia scoperti soltanto gli occhi, perché contrario ai valori accademici. La direttiva del ministero dell’ Istruzione si inserisce nel solco di analoghe iniziative nei Paesi mediorientali ed europei.

L’ anno scorso fu il leader religioso egiziano Mohammed Sayed Tantawi a bandire il velo integrale dall’università di al Azhar, cuore dell’islam sunnita. La Turchia lo fece qualche anno prima e la Giordania sta tentando di scoraggiarne l’uso.

Il primo Paese europeo a mettere, di fatto, fuorilegge burqa e niqab nei luoghi pubblici è stato il Belgio tre mesi fa, senza però un esplicito riferimento a questo abbigliamento, ma vietando indumenti che coprissero il volto. La Camera dei deputati francese ha da poco licenziato una legge simile che dovrebbe entrare in vigore a settembre.

In Siria il velo integrale non è diffuso come in Egitto, Libano e Giordania, ma negli ultimi anni stanno aumentando le donne che lo indossano. Il divieto, secondo alcuni osservatori, è uno strumento politico con cui Damasco ribadisce l’ identità secolare del Paese, in cui convivono una elite laica e le classi più povere e più osservanti, contro le velleità dell’ islamismo radicale. Il mese scorso il governo trasferì a incarichi amministrativi 1.200 insegnanti delle scuole pubbliche, che indossavano il niqab.

I critici del divieto parlano di violazione della libertà di culto, essendo il velo per alcuni un obbligo religioso e non soltanto un simbolo, sebbene nel Corano non ci sia traccia di tale prescrizione. “Indossare il niqab nella mia religione è obbligatorio, non posso uscire senza”, ha spiegato alla ‘Associated Press’ la studentessa Duaa. Le ha fatto eco una docente di Scienze, Nadia: “Usare il niqab è una mia scelta personale”. Ma per chi ha accolto con favore la direttiva ministeriale, il niqab non ha nulla a che fare con la libertà individuale. Bassam Qadhi, attivista siriana per i diritti delle donne: “Il niqab è piuttosto una un’affermazione del radicalismo religioso”.

NTNN