Tour de France, Pierrick Fedrigo vince la Tappa. Distanza invariata in calssifica tra Alberto Contador e Andy Schleck

    PAU (Francia), 20 luglio 2010 – Non succede un bel niente. Non succede nulla tra Alberto Contador e Andy Schleck, adesso divisi da una pace a pedali e a parole, divisi da dichiarazioni di stima e addirittura di amicizia. Non succede nulla per Lance Armstrong, che va in fuga al pronti-via e arriva con la fuga in volata, ma si perde – è stato tutto, tranne che velocista – prima ancora di cercare di vincere. Non succede nulla per Damiano Cunego, che raggiunge la fuga ai piedi del Tourmalet, resiste anche sull’Aubisque, ma in volata si fa chiudere e conclude la tappa con un quarto posto all’arrivo e un terzo ai gran premi della montagna, cioè un po’ di tutto e molto di niente. Invece succede che Pierrick Fedrigo, il più italiano dei francesi (c’è anche Remy Di Gregorio, marsigliese), vinca la tappa. Lui è il giustiziere degli italiani: al Tour ha vinto tre tappe, la prima bruciando Totò Commesso, la seconda battendo Franco Pellizotti, e adesso incenerendo Cunego. E succede che Thor Hushovd tenga duro sulle montagne, rientri nel gruppo della maglia gialla e conquisti 6 punti con il decimo posto, che significa riprendersi il primato nella classifica a punti con 4 di vantaggio su Alessandro Petacchi. E succede che il veterano Christophe Moreau, all’ultimo Tour, anzi, all’ultimo anno di carriera, spunti per primo sul Tourmalet e sull’Aubisque, e adesso minacci il connazionale Anthony Charteau per la maglia a pois dei gran premi della montagna.

    bastava poco — La tappa più temuta ha dato poco e tolto molto. Sarebbe stato sufficiente disegnarla nell’altro senso per scatenare ben altri effetti. Partire in salita, costringere al Peyresourde dopo 11 km, all’Aspin dopo 42,5 e al Tourmalet dopo 72, con gli ultimi 61,5 km in discesa o al massimo piano, è un non-senso, se non un assurdo. E non sarà stata certo un’attenzione per evitare i trasferimenti: uno più, uno meno, per i corridori sarebbe cambiato poco. La prima ora è stata violenta, con Armstrong, Alexandre Vinokourov e anche Eros Capecchi all’attacco, ma ai piedi del Tourmalet si è formato un gruppo – dentro Cunego, fuori Capecchi – che in cima alla salita aveva 3’45″, in fondo alla discesa 4’45″, all’inizio dell’Aubisque 6’30″, finbo a collezionarne più di 9’. Davanti scaramucce e attacco disperato dello spagnolo Carlos Barredo, valoro uomo di fughe, dietro il gruppo tirato prima dall’Astana, poi anche da Omega-Lotto e Garmin per non far perdere posizioni in classifica rispettivamente a Jurgen Van den Broeck e Ryder Hesjedal nei confronti dell’evaso Ruben Plaza. Catturato Barredo poco prima dell’ultimo chilometro, Fedrigo, Casar e Cunego se la sono giocata allo sprint. Cunego si è suicidato lasciandosi chiudere, ci sarebbero voluti altri 100 metri per rimontare, Casar più di tanto non ne aveva, e Fedrigo ha vinto facilmente.

    Fedrigo appagato. Ero preoccupato perché non ne vincevo una. C’erano tappe per tutti, velocisti e scalatori, ma non per me. Ho cercato di entrare nelle fughe, ma non erano mai quelle buone. Oggi sono stato davanti per centrarla. Era l’ultima possibilità. All’inizio cercavo di aiutare Charteau per la montagna, poi ho pensato alla vittoria. Ho parlato con Cunego, perché anche lui collaborasse”. Contador, freddo: “Ieri sera abbiamo fatto e diffuso un video in cui spiegavo quello che era successo, volevo spiegare le mie ragioni perché non sono così come poteva sembrare. E ho parlato con Andy anche durante la tappa. Lui è un campione, merita rispetto, giovedì ci aspetta una tappa durissima, che può fare una grande differenza. E Andy può darmi problemi anche nella crono. E’ vero che un anno fa ero stato superiore, ma lui è migliorato. Armstrong? Mi avrebbe fatto piacere se avesse vinto la tappa, se la meritava”.

    cunego loquace — Schleck, asciutto: “L’ho già detto ieri, sono cose che succedono in corsa. Le scuse di Alberto sono state un bel gesto. Adesso rimangono Tourmalet e crono: 8″ sono tutto e niente”. Cunego, loquace: “Sono orgoglioso di riuscire a battermi con generosità ogni volta che la corsa lo permette e mi fa piacere sapere che tanti tifosi mi seguono con la speranza di vedermi finalmente vincere al Tour. Purtroppo anche stavolta non tutto è andato per il meglio: non sono riuscito a trovare la giusta pozizione per impostare lo sprint, mi sono trovato chiuso un paio di volte e non ho più potuto recuperare. Proverò a sfruttare ancora tutte le occasioni da qui a Parigi”. Cadel Evans, mondiale: “Non avevo gambe, ma oggi mi sarebbe piaciuto fare qualcosa. Ma con il gomito sinistro fratturato, potevo spingere solo a metà. E la metà non basta”.

    Gazzetta.it